AGONY

agonycover.jpg (189752 bytes)Qualcuno ha ricordo della musica iniziale di Agony? Massì, quel commovente tributo in pianoforte a madri scomparse, melanconico, coi violini in sottofondo, codesto poema di melodie firmato Tim Wright che introduce il nuovo corso degli spara e fuggi per Amiga, visto che di lì a qualche giorno sarebbe uscito il Project-X del Team17. E qualcuno ha ricordo del primo livello da antologia coi mari in tempesta e i relitti delle navi in piano sequenza? A tratti si è travolti da questa ineffabile spettacolarizzazione di nature bidimensionali ostili, selvatiche. Capiterà di restare annichiliti dal parallasse perpetuo, dal dettaglio di scenari a tratti indicibili, dal costante dinamismo del quadro grafico, nella cui ondulazione tutto è in periodico spostamento. Eppure è difficile ignorare i ponti smossi dal vento, le aquile, le roccaforti in penombra, la luna, i detriti sugli scogli. Non si può restare insensibili alle potenti cascate, al sottobosco muschioso, a sconfinate foreste e paludi che si ergono lontane, immerse nell'imbrunire. Il dettaglio, in Agony, è religione pura. Nelle ristrettezze di soli 512 Kbytes - quando lo standard Amiga era salito a un mega - il team Might & Magic sopravanzava gli orpelli a sprite hardware di Megadrive e Super Nintendo spremendo il blitter e realizzando una sofisticata routine di compressione software.

Agony narra della disfida tra Alestes e Mentor, i due allievi di Acanthropsis, il Gran Maestro Mago del Sole. Quand'egli venne a conoscenza del Potere Cosmico dovette, suo malgrado, soccombervi lentamente. Ne fu consumato. Ma prima di rassegnarsi all'inevitabile Acanthropsis doveva tramandare il suo sapere a uno dei suoi discepoli, e pensando che ambidue potessero meritarsi la successione decretò che i segreti del Potere Cosmico avrebbero illuminato chi fosse riuscito a prevalere nell'arte della magia. Noi siamo con Alestes. Ci tramutiamo in gufo per affrontare l'orda che Mentor ci scaglierà contro nell'attraversamento di questi spettacolari idillii; in effetti in Agony non vi è un vero cattivo. Per quanto la natura risulti ostile è Mentor, nostro compagno di remote avventure, a evocare il bestiario svolazzante e le creature subumane. Un contesto drammatico e fratricida che si coglie giusto nel finale ma che si può carpire dal potentissimo accompagnamento sonoro orchestrato da Jeroeen Tell. Ma un po' la intera scena della modulazione per Amiga ad alto livello contribuì a rendere indimenticabile il soundtrack di Agony. C'era il menzionato Tim Wright. C'era Martin Iveson, che assieme ad Allister Brimble e Robert Ling impreziosiva la attesa per le discretamente lunghe fasi di caricamento - non si era ancora nella era del Whdload - senza sottostimare l'apporto di un veterano della scena demo come Martin Wall.    

Per struttura la opera Psygnosis può vantare un discreto numero di armi e magie, acquisibili grazie a delle pergamene dislocate lungo i suoi estesi mondi; previsto un sistema di upgrade attivabile via spacebar che va a modificare la direzione di sparo e a montare delle protezioni laterali - delle spade rotanti - utili anche come ariete quando si è al cospetto dei boss. Quindi la tecnica di attacco al guardiano è necessariamente asservita a un tipo di armamento avanzato, chè se non si hanno pod e fasci allargati si può anche abbandonare il joystick, tanto non se ne esce vivi. Quello del titolo Psygnosis è un approccio teso all'estremismo. Allora la intelligenze artificiali fluttuanti tendono a frustrare, mettono a dura prova anche il veterano e si tramutano in stormi assassini se solo si ha la sfortuna di perdere l'arsenale accumulato. Sotto questo profilo Agony eredita le caratteristiche peggiori di Unreal (stessi programmatori) pur mirando a una utenza più eterogenea. Il team creativo si ispira al tradizionalismo nipponico degli shoot'em up per sala giochi e fa in modo che anche in condizioni di apparente abbordabilità si possa giungere al game over in frazioni di secondo. Ma sull'altare dell'oltranzismo dinamico, nel pieno di una voragine di allucinazione e gufi, non sarà così traumatico ricominciare dal primo livello. Se non altro, si potrà beneficiare ancora delle illustrazioni di intermezzo, che rimandano alla tradizione iconografica di Shadow Of The Beast.

 

 

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PRO

Grafica vicina a Dio

Struttura musicale vicina a Dio

          

CONTRO

Cosistenti picchi di furstrazione

         
            

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Note di produzione