ALIEN BREED

alienbreedcover2.JPG (8593 bytes)Rilasciato verso la fine del 1991, in un mercato Amiga mai così fiorente, Alien Breed segnava l'inizio della scalata del Team 17 verso gli allori della storia. Nulla sarebbe stato più uguale a prima e ce ne saremmo accorti dopo i primi cinque secondi di gioco: solitudine, inquietudine, orrore e grafica allucinante. Con Alien Breed ci addentriamo nel cuore pulsante del videogioco fantascientifico per sedici bit, e ci apprestiamo a una visione interattiva di tipo labirintico. Qualcuno o qualcosa ci osserva; i rantoli degli alieni riecheggiano per i tetri corridoi delle astronavi; la solitudine ineffabile ci accoglie per decretare uno stato d'ansia prossimo alla disperazione. Alien Breed scherza con l'utente medio per rifilargli, in modo costante, un concetto di gioco elettronico al di fuori del semplice divertimento. Hai appena fatto fuori un insetto gigante che subito, dietro l'angolo, spunta fuori un alieno raccapricciante da uno spiraglio del pavimento. Alien Breed esige: niente passatempo, niente stabilità. In contrasto con i maggiori coin op a tema realizzati dalla Capcom per le sale giochi, Alien Breed "uccide" la giocabilità....

....Ma non significa che sia ingovernabile. Solo, e principiando quella che sarebbe diventata la dottrina maxima del Team 17, bisognava entrare in simbiosi con quelle che erano delle situazioni di gioco al limite, che ci vedevano senza munizioni, con l'energia scarsa e circondati da una decina di bestie feroci avendo pochissime vie di fuga. Ci si abitua, per quanto ci riguarda. La esplorazione delle zone labirintiche aerospaziali garantisce, per lunghi momenti, un processo di autodeterminazione fisica tendente allo psicologico nel percorrimento trasversale, che progredisce nel polpettone sci-fi di serie B degli anni' 50 dinnanzi alla necessità di fuggire da una zona di allarme. O più semplicemente i programmatori fanno in modo che, anche nella frustrazione, non ci si discosti dagli intrecci ludici e si resti ad attendere l'inevitabile con il coraggio di chi sa di non avere molte speranze. Ottimo Team 17. Se guardiamo alla trama, in cui "Johnson e Stone, due membri di IPC, stavano facendo un viaggio di routine, perlustrando una parte relativamente tranquilla della rete Intex....", il colpo di scena spaventevole diventa tracciatore del percorso intero e simbolo di sopravvivenza nei terminali Intex. Questi ultimi risultano vitali giacchè potranno fornirci un completo upgrade delle armi e ulteriori risorse come il kit di pronto soccorso (ripristino dell'energia). Consigliamo fortemente la modalità per due giocatori, in ogni caso, perchè portatrice dei momenti di maggiore divertimento....

Alien Breed è una esperienza immersiva. Niente a che vedere con gli action game di concezione moderna o con gli sparatutto in prima persona. Quì si tratta di muoversi in un ambiente difforme, a tratti oscuro, congenitamente in grado di ipnotizzare il giocatore e renderlo realmente partecipe degli orrori persistenti. La azione si sussegue in ogni caso incessante, alternando momenti di attacco totale a situazioni di ansimante perlustrazione. Ma le chiavi sembrano non basare mai, maledizione! Ed è questa la maggiore lacuna insita in Alien Breed: le maledette chiavi che, una volta esaurite, ti lasciano in balia del nemico senza che vi sia la possibilità di sormontare le porte elettroniche. Un difetto che sarebbe stato corretto nella successiva edizione del' 92, ma che con un minimo di duttilità mnemonica potrà essere superato anche nella versione originale ivi recensita. Graficamente capolavoro, non ci piove. La visuale a volo d'uccello riesce a classificare una fantascienza metallara dal forte impatto underground, pregna di un dettaglio veramente assurdo, per i tempi, e di esperimenti cromatici che aggiravano i 32 colori standard di Amiga realizzando un display laccato e ricco di sfumature. Il disegno di ogni singola zona, di ogni singolo meccanismo, di ogni singolo detrito ferroso si fonde al cubismo generale della mappa, restituendo una credibile claustrofobia scenografica. Tocco di classe: quando spariamo la luce della detonazione si riflette su di noi, illuminandoci momentaneamente. Acusticamente capolavoro, non ci piove. Dalla inquietante musica iniziale agli effetti in game, Alien Breed reclama a gran voce un impianto stereo supplementare, per godersi appieno tutte le sfumature di effetti nitidissimi, a tratti campionati, che rendono ancora più verosimili le incredibili atmofere grafiche. Alien Breed è un gioco cattivo, forse non per tutti, ma sicuramente degno di rientrare tra i migliori titoli Amiga di sempre.

 

 

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PRO

Esteticamente incredibile

Sontuosa realizzazione sonora

Team 17...

CONTRO

Giocabilità ostile...

           
            

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