AQUAVENTURA

barbariancover2.jpg (392508 bytes)I giochi maledetti esistono. Aquaventura ne è la prova.
Oggi la comunità ludica sottolinea la non-esistenza di determinati giochi con l'appellativo di vaporware, facendo rientrare in questa poco amabile categoria tutti quei titoli che, per una ragione o per l'altra, nonostante annunci, foto, presentazioni e tutto l'armamentario tipico della comunicazione mediatico-pubblicitaria che sta alla base di ogni promozione, vengono rimandati una, due, dieci, mille volte, salvo poi uscire in sordina o non uscire affatto. Il simbolo odierno del vaporware è sicuramente Duke Nukem Forever, in gestazione da quasi dieci anni, ma molti altri titoli arrivano o sono arrivati sul mercato con ritardi incredibili, si pensi a Daikatana o Heart of Darkness. Sono tutte facce della stessa medaglia, esempio tipico di come, anche nelle aziende più organizzate, qualcosa possa andare storto.

Aquaventura è stato, sine ulla dubitatione, il simbolo del vaporware anni 80'. Psygnosis ai tempi, siamo nel 1988, era ormai considerata da tutti la software house per eccellenza, grazie ai successi ottenuti dalle saghe di Barbarian, Shadow of the Beast e altri titoli di grande successo di pubblico e critica. L'arrivo della presentazione (IL punto forte di tutte le produzioni Psygnosis), contenuta su disco singolo e le prime foto del gioco, in 3d, fecero rapidamente il giro del mondo e diedero vita a miliardi di congetture, attese, speranze. Come un mostro che si autoalimenta, Aquaventura diventava mese dopo mese il gioco da avere, la killer application, lo sparatutto definitivo. Però non usciva. Non che Psygnosis fosse in difficoltà economiche o altro, semplicemente, il gioco veniva mensilmente rimandato. Dopo i primi due anni di attesa vana solo i fan più accaniti, che avevano consumato il dischetto con la presentazione (piratato, ovviamente…) erano ancora in attesa, mentre la maggioranza della comunità amighista era occupata a tifare per qualche altra megaproduzione in corso d'opera. Nel 1992 l'arrivo nei negozi di Aquaventura, dopo quattro anni di sviluppo, deluse più o meno tutti.

Finita l'hype da tempo immemorabile, i giocatori si ritrovarono in mano la stessa, eccellente presentazione, che, va detto, non aveva perso nemmeno un briciolo del fascino originale, ed uno sparatutto poligonale grezzo e non particolarmente divertente da giocare. Non un titolo da buttare, però: il fascino dell'ambientazione era intatto, e, chiudendo un occhio e mezzo sulla talvolta esasperante lentezza del motore grafico, il titolo Psygnosis si lasciava giocare tranquillamente, con l'astronave che fluttuava pigramente tra creature inquietanti e misteriose, composte da sfere unite tra di loro, e fondali di matrice marino-aliena, blastando occasionalmente i nemici e garantendo alfine quel minimo di pathos e avventura che il giocatore aveva pur sempre il diritto di pretendere da un titolo che si era fatto attendere per quasi un lustro. Aquaventura, a suo modo, è un gioco importante nella storia di Amiga: altri titoli molto hypizzati tradirono le attese, come ad esempio Federation of Free Traders (sbugiardato in copertina da Tgm dell'epoca), ma il passo falso di Psygnosis fece molto male ai giocatori, che si nutrirono per anni di pie illusioni, sbavando sulle microscopiche foto centellinate ad hoc dalle riviste specializzate. Aquaventura non ha lasciato molto nella storia del videogioco: troppo tradizionale per essere considerato innovativo, troppo deludente sotto il profilo delle vendite per essere ricordato come best seller, troppo poco ispirato ed incapace di mantenere fede alle attese per assurgere a culto, status riservato a molti altri giochi della softeca Amiga. Certe volte le ciambelle non riescono col buco. Aquaventura è una di queste.

 

 

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PRO

Presentazione fantastica

Grafica gradevole

              

CONTRO

Lento

Fuori tempo massimo

                

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Note di produzione