SHADOW OF
THE BEAST Nel giorno della presentazione di
Shadow Of The Beast, occorsa al PC Show di Londra dell' 89, lo stand Psygnosis era quello
più frequentato. Inutile negarlo: la grafica del titolo Reflections dimostrava al mondo
intero cosa Amiga fosse realmente in grado di fare. Nulla di simile si era visto, prima di
allora, in ambito strettamente scenografico, neppure sulle console di origine nipponica.
Lo strepitoso successo commerciale del titolo fu dovuto, in effetti, più alla sorpresa
per una nuova concezione estetica basata sulla esasperazione del colore che alle sue
effettive doti ludiche. Shadow Of The Beast è una pura dimostrazione di
bravura, finalizzata alla acquisizione di una idea di parallasse creativo che rendesse
immaginifica la successione degli sfondi. Reflections introduceva un concetto di
scorrimento innovatore non propriamente sul piano delle meccaniche ludiche, del tutto
riciclate, quanto sulla capacità di indurre il giocatore al superamento del livello
giusto per scoprire i nuovi scenari. Il vero problema di Beast sta nel non avere ponderato
adeguatamente il livello di difficoltà....
La bestia protagonista del gioco era originariamente un
uomo. Una antica maledizione lo ha portato a uno stadio animalesco e deve, per forza di
cose, trovare ed annientare i responsabili di tale misfatto. Si tratta di un arcade con
elementi adventure abbastanza lineare, in cui proseguire in orizzontale, scovare
sottopassaggi, entrare in caverne, utilizzare chiavi e potenziare il proprio arsenale. La
azione si svolge in modo frenetico sulla base del fatto che, per ogni metro percorso, vi
è un nemico che ci attacca con ferocia. Ora, se è vero che con molta pratica (e molte
vite perse) si potrà contrastare con efficacia la potenza nemica, è anche innegabile che
i programmatori abbiano completamente ignorato una qualsivoglia fase di playtesting.
Proseguire è ostico: la riserva energetica della bestia tende ad esaurirsi sin troppo in
fretta, anche con un minimo contatto, lasciando pochi margini di errore e costringendo ad
autentici salti mortali negli scontri con i guardiani di fine livello. I benefici di una
arma più potente restano piuttosto limitati e aiutano il giocatore solo marginalmente.
Tutto ciò si traduce in un senso di generale frustrazione pacato solamente dall'idillio
dei nuovi fondali, ma avremmo francamente preferito che Reflection si fosse applicata
maggiormente nel bilanciare i picchi di difficoltà rendendo la fruizione meno traumatica.
Prendere o lasciare: Beast è una passerella imponente. Un esercizio stilistico non
necessariamente votato al divertimento....
Ma l'oggettivamente elevatissimo coefficiente di
difficoltà non impedì a Psygnosis di vendere migliaia di copie del suo gioco in
pochissime settimane. E non solo. A seguito di tale successo Shadow Of The Beast fu
traslato per le maggiori piattaforme videoludiche del periodo approdando su Amstrad CPC,
C64 (addirittura in formato cartuccia), FM Towns, Master System, Megadrive, PC Engine e su
Atari Lynx. Ma la tecnicamente più impressionante resta la originaria Amiga. Ed è facile
intuirlo: 128 colori simultaneamente a video, animazioni fluidissime, scrolling perpetuo e
multiparallattico sia per la pavimentazione che per gli sfondi, raffinate sfumature,
caratterizzazione immane del protagonista e grande stile per tutti i raccapriccianti boss.
Un vero gioiello di programmazione senza alcun rallentamento del display e senza la minima
sbavatura in fase di collisione. Raffinato anche il sonoro, che sin dalla schermata
introduttiva riesce a valorizzare la atmosfera allucinata con una sapiente orchestrazione
sinfonica, a tratti arcana, a tratti lieve nel mistero degli strumenti a fiato
perfettamente riprodotti. Evidenziamo anche un accesso ai dischi sopportabile, che
malgrado lo swap iniziale tende a stabilizzarsi con durata dei caricamenti sostanzialmente
indolore. Questione che oggi, grazie al Whdload (installatore che supporta praticamente
tutti i giochi Amiga), non si presenta e che riportiamo sulla base delle nostre
reminiscenze. In conclusione conferiremo a Beast una valutazione che va a premiare in
principal modo le sue virtù estetiche e sonore, ma che inesorabilmente tiene conto della
scarsa malleabilità di gioco e dell'opinabile livellamento della difficoltà.
Fortunatamente Reflections avrebbe fatto tesoro dei suoi errori, ma avremmo dovuto
attendere fino al terzo (e ultimo) episodio della saga, visto che il secondo si sarebbe
scoperto quasi del tutto ingiocabile....
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