SHADOW OF THE BEAST

beastcover2.JPG (13622 bytes)Nel giorno della presentazione di Shadow Of The Beast, occorsa al PC Show di Londra dell' 89, lo stand Psygnosis era quello più frequentato. Inutile negarlo: la grafica del titolo Reflections dimostrava al mondo intero cosa Amiga fosse realmente in grado di fare. Nulla di simile si era visto, prima di allora, in ambito strettamente scenografico, neppure sulle console di origine nipponica. Lo strepitoso successo commerciale del titolo fu dovuto, in effetti, più alla sorpresa per una nuova concezione estetica basata sulla esasperazione del colore che alle sue effettive doti ludiche. Shadow Of The Beast è una pura dimostrazione di bravura, finalizzata alla acquisizione di una idea di parallasse creativo che rendesse immaginifica la successione degli sfondi. Reflections introduceva un concetto di scorrimento innovatore non propriamente sul piano delle meccaniche ludiche, del tutto riciclate, quanto sulla capacità di indurre il giocatore al superamento del livello giusto per scoprire i nuovi scenari. Il vero problema di Beast sta nel non avere ponderato adeguatamente il livello di difficoltà....

La bestia protagonista del gioco era originariamente un uomo. Una antica maledizione lo ha portato a uno stadio animalesco e deve, per forza di cose, trovare ed annientare i responsabili di tale misfatto. Si tratta di un arcade con elementi adventure abbastanza lineare, in cui proseguire in orizzontale, scovare sottopassaggi, entrare in caverne, utilizzare chiavi e potenziare il proprio arsenale. La azione si svolge in modo frenetico sulla base del fatto che, per ogni metro percorso, vi è un nemico che ci attacca con ferocia. Ora, se è vero che con molta pratica (e molte vite perse) si potrà contrastare con efficacia la potenza nemica, è anche innegabile che i programmatori abbiano completamente ignorato una qualsivoglia fase di playtesting. Proseguire è ostico: la riserva energetica della bestia tende ad esaurirsi sin troppo in fretta, anche con un minimo contatto, lasciando pochi margini di errore e costringendo ad autentici salti mortali negli scontri con i guardiani di fine livello. I benefici di una arma più potente restano piuttosto limitati e aiutano il giocatore solo marginalmente. Tutto ciò si traduce in un senso di generale frustrazione pacato solamente dall'idillio dei nuovi fondali, ma avremmo francamente preferito che Reflection si fosse applicata maggiormente nel bilanciare i picchi di difficoltà rendendo la fruizione meno traumatica. Prendere o lasciare: Beast è una passerella imponente. Un esercizio stilistico non necessariamente votato al divertimento....

Ma l'oggettivamente elevatissimo coefficiente di difficoltà non impedì a Psygnosis di vendere migliaia di copie del suo gioco in pochissime settimane. E non solo. A seguito di tale successo Shadow Of The Beast fu traslato per le maggiori piattaforme videoludiche del periodo approdando su Amstrad CPC, C64 (addirittura in formato cartuccia), FM Towns, Master System, Megadrive, PC Engine e su Atari Lynx. Ma la tecnicamente più impressionante resta la originaria Amiga. Ed è facile intuirlo: 128 colori simultaneamente a video, animazioni fluidissime, scrolling perpetuo e multiparallattico sia per la pavimentazione che per gli sfondi, raffinate sfumature, caratterizzazione immane del protagonista e grande stile per tutti i raccapriccianti boss. Un vero gioiello di programmazione senza alcun rallentamento del display e senza la minima sbavatura in fase di collisione. Raffinato anche il sonoro, che sin dalla schermata introduttiva riesce a valorizzare la atmosfera allucinata con una sapiente orchestrazione sinfonica, a tratti arcana, a tratti lieve nel mistero degli strumenti a fiato perfettamente riprodotti. Evidenziamo anche un accesso ai dischi sopportabile, che malgrado lo swap iniziale tende a stabilizzarsi con durata dei caricamenti sostanzialmente indolore. Questione che oggi, grazie al Whdload (installatore che supporta praticamente tutti i giochi Amiga), non si presenta e che riportiamo sulla base delle nostre reminiscenze. In conclusione conferiremo a Beast una valutazione che va a premiare in principal modo le sue virtù estetiche e sonore, ma che inesorabilmente tiene conto della scarsa malleabilità di gioco e dell'opinabile livellamento della difficoltà. Fortunatamente Reflections avrebbe fatto tesoro dei suoi errori, ma avremmo dovuto attendere fino al terzo (e ultimo) episodio della saga, visto che il secondo si sarebbe scoperto quasi del tutto ingiocabile....          

 

 

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PRO

Tecnicamente sontuoso

Grandissima colonna sonora

                     

CONTRO

Giocabilità limitata e meccanica

poco flessibile...

                        

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