| SHADOW OF
THE BEAST III Vi sono titoli il cui prestigio
può ascriversi al singolo spartito. Alla traccia. Si dice che Shadow Of The Beast
III non sarebbe stato, privo di Tim Wright in camera di composizione. O
quantomeno non avrebbe ottenuto il richiamo che si serba ai grandi classici, alle opere
che vogliono preservarsi lo stato del mito e che vogliono tramandare il mito alle
generazioni venture, perché il mito diventi una storia da contare ai nipoti ingombri di
tecnologie, di Playstation. Eppure il terzo episodio della saga Psygnosis è ben più
della - pur sublime - colonna sonora portante. E' invero la celebrazione della bestia,
la culminazione di un genere di action game che rivede i tempi dell'arcade
adventure e che ripercorre i vizi di realizzazione della struttura a quest di
tipo orizzontale. Lo avessero fatto i giapponesi, e avesse esibito per protagonista un
eroe con la spada e lo scudo, Beast III otterrebbe oggi lo status unanime di
pietra angolare dell'avventura a controllo diretto. Spetta a Noi, come è d'uopo, di
riscrivere la storia del videogioco e d'inserire la opera Reflections nella sfera del
videogioco che non ha tempo. Che non subisce il fardello del tempo. Oggi si è deciso di
rivoltare la storia. E il tempo.
Il vigoroso orchestrare delle musiche non oscura,
opportunamente, la virtuosità delle grafiche: era accaduto per i primi due Beast, ma
ancora Reflections manipola la palette di Amiga estraendovi colorazioni e contrasti
decisi, fluidificando al sessantesimo di secondo un effetto differenziale che si manifesta
su più strati. L'abilità dei grafici nell'adopero delle sfumature agguanta l'apice
addentro i fondali, che si sviluppano e si estendono in lungo un piano in 2D dettagliato,
multiforme; il bucolico naturalismo, la spaziosità che infestava i precedenti capitoli
vengono ivi riproposti a pennello di scenografie possibilmente più inquietanti. Quindi il
mondo di Shadow Of The Beast III, pur ostile, sa immergersi nel fiabesco dei paesaggi e sa
attingere da essi la sua essenza vitale. Potremmo accampar per giorni in declamo della
unicità estetizzante delle catene montuose del primo livello, imponenti, irraggiungibili,
o in decanto di quel cielo assai blu, assai rosso di tramonto. Ma non vi indugeremo poi
troppo, ché si ometterebbe di rivelare al lettore il disegno degli sprites, principali e
non, a incominciare dal controverso protagonista, il quale è un corpo estraneo e moderno
che dunque deflette i luoghi fantastici e apparentemente arcaici delle estetiche.
L'innovazione del terzo Beast in raffronto ai precedenti due consiste proprio
nell'umanizzare il character design, che resta bestiale solo a
figurazione del nemico che attende.
E' il contrasto spaziotemporale a rendere, se vogliamo, la
attrattiva della visione videoludica dell'insieme, a sostegno di questo radicale cambio di
rotta intrapreso da Reflections come certificato di affermazione dell'arcano. L'enigma.
Shadow Of The Beast III racconta di venture d'orizzonte da fronteggiarsi privi d'arme e
d'arnesi: l'oggetto del traversare diventa estemporaneo, dirige verso la manipolazione
ambientale a fine di portar risoluzione al meccanismo composito, azionar di catena a
ingranaggio, muovere a penetrazione di cancelli fortificati. V'è di che sofisticare il
gameplay e uscir di testa a scovar la strada, l'appiglio che conduca in liberazione di
creature che poi chiuderanno una ellisse d'estrema funzionalità logica (e logistica) per
infine restituire a chi manovra l'opportunità di consumare paralleli un universo che
genufletta assoluto la sobrietà della scrittura. L'idea del raccontare a mezzo di
immagini e non di storiella, ché di novelle s'ebbe a consumarsi retine ai tempi di
Infocom, funziona poiché a funzionare è l'atto che accosta l'intuizione
dell'incastellatura a incastro, l'immancabile momento del <<lo sapevo che bisognava
fare così>>. Videogioco grave, gravoso anche nell'episodio arcade che prelude e
segue il rompicapo. Reflections non si fa mancare la creatura mostruosa che irrompe e
mortifica la processione, dopoché si è sopravvissuti al rebus più astruso e quando si
pensava che il gioco cominciasse a concedere istanti di (meritato) rilassamento. Al
contrario Beast III vuole il Nostro sangue. Bisognava gestire meglio la questione della
frustrazione, che interviene a sancire il prolungato ripercorrere del livello già
battuto. Ma se così non fosse stato staremmo qui a definire l'avventura del secolo.
Cionondimeno, Shadow Of The Beast III avvicina con destrezza le vette più alte del
videogioco occidentale moderno.
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