| BENEATH A
STEEL SKY Erano apparsi discreti e pettinati in
Lure Of The Tempress i Revolution, che però se dopo realizzano Beneath A
Steel Sky, così senza avvertire, si mettono a pungolare Lucasfilm e Zack Mc
Kracken. Una attenta analisi della narrativa e della fisionomia del prodotto finito
porta verso la reinvenzione della avventura a puntamento, che era rimasta uguale a sè
stessa per troppi anni, e che per troppo tempo si era adagiata sulla verve degli
scrittori senza mai rinnovarsi veramente nella intessitura. Alla fine Beneath A Steel Sky
evita di porsi come alternativa agli adventures di LucasArts e Sierra, e semmai
mira a conquistare lo stadio ultimo della evoluzione della specie instillando nella idea
del punta e clicca il cavillo della cooperazione. Per la opera di Revolution non
è tanto l'atto del divertire a determinare la consumabilità del genere avventuroso, ma
piuttosto lo stato di sinergia tra scrittura e struttura a rialzare quel che resta del
videogioco illuminato sul piedistallo della immortalità. Il protagonista un po' fordiano
rifà quindi Rick Deckard e Indiana Jones tracciando il contesto noir
virgineo, autentico e postmoderno che realizzerà i metodi esplorativi di questa
nuova fantascienza per cerebri intelligenti.
Il principio di interazione spaziale studiato dai
realizzatori è istantaneamente interessante nella fase di comunicazione con l'androide
amico, co-protagonista stereotipo, ma solo esteriormente. Gli si dovrà impartire lezioni
di umanesimo riassumibili in ordini più o meno complessi da fargli assolvere come
estensione dei - limitati - movimenti performabili da Foster. La città-stato immaginata
da Revolution è chimerica: sono i robot, le menti artificiali a condizionare la umana
routine della sopravvivenza, che sotto il cielo d'acciaio è frazionata in tre
strati sociali protesi in altezza. Il settore a pian terreno appartiene alle classi
privilegiate. Quello ultimo al ceto più basso. Una suddivisione che si percepisce anche
dal registro cromatico, che se nei piani superiori tende al grigiastro già nei settori
intermedi si schiarisce, fino a divenire floreale a Livello Terra. Lo schema del
controllo e dell'ordine, cui la società sembra immolarsi inerme, robotica,
devìa la funzione stessa del gameplay, le mansioni del dialogo e della combinazione degli
oggetti, pratiche funzionali alla economia del genere ma dettagli secondari all'interno
del macrocosmo distopico - stracolmo e ferroso - che gli eventi suggeriscono e anzi
aggravano a fondamento. Beneath A Steel Sky è l'allacciamento neuronico al supercomputer
LINC - avventura nella avventura, la fase più borderline di uno script solo
apparentemente cyberpunk - regolatore del mondo, nel cui labirinto surrealista si è
navigatori alla deriva ma dalla cui materia si estrarrano gli indizi più alimentari alla
direzione terminale, metafisica e atterrente.
La fantascienza di David Sykes, pure alleggerita dal cliché
umoristico-demenziale di estrazione gilbertiana, è chiaramente
inquisitoria; dalla primordiale e selvatica Radura prende luogo la resistenza al
progredire tecnologico - che è visto come piaga fascistoide e militarista - per spostare
le cronache su di una riflessione politica che inquadri la urbanizzazione come frenante
della umanizzazione. L'affresco è adulto e viene restituito mirabilmente da un punto di
vista ingegneristico, ancor prima che estetico. Vi è del lavoro progettuale votato al
futuribile nel retro dei disegni intricati e pregni di ruggine di Union City,
megalopoli-incubo menzionante il Brazil di Terry Gilliam in seno ad architetture Gestapo
da giustizia lampo in trentadue colori ECS. I duecentocinquatasei della edizione
MS-Dos eran troppi, finivano per impastarsi. Si ritiene che le grafiche siano state
generate dapprima sulle medie risoluzioni Pal dell'Amiga e poi ritoccate in standard VGA
col Personal Paint. Sta di fatto che gli arancioni e le tonalità rosso apocalisse siano
di un evocativo che sulla macchina Commodore si era smarrito da Future Wars in
appresso e che il dettaglio sia pure più pesante che in LeChuck's Revenge. La
elevata qualità delle animazioni, già manifesta dalla sequenza dell'elicottero che
precipita tra i grattacieli e i fumi tossici - ray tracing di altissimo livello - tende a
rimanere costante fino all'epilogo, quando il ruolo deviante del nostro è
svelato con buona pace di chi si aspettasse l'ennesimo, prevedibile messaggio d'amore.
Sebbene quindi Beneath A Steel Sky venisse inserito, nel Novantaquattro, nel retaggio
degli adventures post-ottanta, qui si ritiene che il titolo debba trascendere il
genere e collocarsi in una elite di opere condizionanti, che possano tracciare il percorso
verso la redenzione del videogioco.
|
 |