BENEFACTOR

alienbreedcover2.JPG (8593 bytes)Se bisogna insegnarla davvero la storia dei videogiochi, quantomeno facciamolo con Benefactor. Che sarebbe il titolo perfetto con cui cominciare a farsi una cultura, visto che puzzle e platform vengono unificati in questa soluzione action che esemplifica e rende profonda l'interazione miniaturizzata. Un titolo rilevante non solo per il marchio Amiga, ma portante per unicità nell'intero arco degli anni '90. Di recente, Taito se ne è uscita con tale Exit, presentato alle masse come un titolo dal concept assolutamente originale. Peccato che noi tutti avessimo giocato a Benefactor più di dieci anni prima che Exit uscisse, così scoprendo le velleità "amighiste" di Taito e trovando ulteriori spunti di merito per la opera dei Digital Illusions. Come Worms e Lemmings, Benefactor possiede una identità multipla tipicamente occidentale: la abilità nel risolvere enigmi sarà importante quanto la precisione di salto tra piattaforme e la velocità di evasione dalle insidie nemiche. Dinamismi che si incrociano bilanciandosi vicendevolmente, a rivoluzione del rompicapo classico e per una microsfera intrisa di dettaglio estetico.

Si comincia con pupazzo che deve portare in salvo pupazzetti. La mappa, esplorabile preventivamente, si estende per kilopixel importanti, tanto da apparire a occhio umano gigantesca. Molte le diavolerie pensate dai realizzatori per complicare il salvataggio di pupazzi piccoli: meccanismi a motore sbloccabili con doppia leva, mostri giganti che ti schiacciano, appigli soprelevati, piattaforme semoventi, chiavi da raccogliere per sbloccare porta, macchine del teletrasporto, passaggi segreti a doppia uscita. I quadri di Benefactor sono intricati labirinti cerebrali che non possono essere risolti senza un meticoloso studio delle possibilità di uscita e risoluzione. Il level design, a volte diabolico, stimola il ragionamento portando alla completa simbiosi con gli ambienti e il protagonista stesso, la cui estrema agilità si contrappone alla idiozia dei pargoli che dovremo portare in salvo. Questi pseudobambini sono scemi. Come i Lemmings proseguono dritti senza riconoscere i pericoli. Quindi tu, in quanto Benefactor, dovrai spianare loro la strada percorribile facendo in modo che arrivino incolumi alla via di fuga. Una odissea, perchè vi è sempre un ponte da attivare, un interruttore da premere, un salto da compiere affinchè il bambino idiota non finisca mangiato da qualche gigante o appiattito da strani marchingegni schiacciatori. Il livello di sfida, in Benefactor, non ha passaggi a vuoto: il grado di complessità degli enigmi si innalza in modo sensibile a ogni quadro risolto.

Benefactor è un titolo dalla ossatura limpida, efficace. Nonostante la effettiva articolazione delle mappe e l'elevato coefficiente di difficoltà, la opera dei Digital Illusions aderisce come un guanto ai tempi di reazione dell'essere umano medio. La presenza di codici di inserimento per ogni livello non garantisce l'immunità alla frustrazione se consideriamo che, una volta morti, si ricomincia dall'inizio, quale che sia lo stadio di avanzamento raggiunto. Cosa buona e giusta, che avvantaggia la longevità e garantisce quello stato di attenzione necessario all'adempimento finale. E poi ci si inchina dinnanzi a una stesura tecnico-grafica sofisticata, con questa estesa palette di colori culminante in una tecnica di colorazione che su Amiga non si vedeva dai tempi del Team 17 e di Rico Holmes. Impressionante. Il dettaglio è da maniaci del pixel: ogni singola costruzione si mostra improntata in una uniformità grafica che disegna splendidi paesaggi e che anima al sessantesimo di secondo anche lo sprite più insignificante. I livelli prendono vita grazie alla persistenza dinamica di orchi, ragni, giganti di pietra, meccanismi di teletrasporto, macchine a propulsione idraulica, condotti fognari. In sottofondo, intanto, partono musichette che deliziano l'apparato uditivo e che soprattutto rendono giustizia al chipset sonoro dell'Amiga 500. Indubbiamente un capolavoro di semplicità e complessità, questo Benefactor. Nella immediatezza di un sistema di gioco apparentemente arcade prende vita una opera multigenere e intellettuale, il cui processo a enigmi non umilia l'intelligenza dell'utente, ma anzi lo costringe a soppesare gli elementi di gioco attraverso la logica dell'intuito. Rendiamo per ultimo nota la presenza di una edizione per Amiga CD32, che tuttavia non sfrutta il chipset AGA risultando a conti fatti identica alla versione oggetto del test.  

 

 

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PRO

Un capolavoro di dettaglio grafico

Eccellente realizzazione sonora

Sistema di gioco solido come una

roccia

CONTRO

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