| DARK
CASTLE Un gioco d'altri tempi. E non solo anagraficamente (1988), ma proprio per una ideologia Iudica che dopo Hunchback si era completata con i primi titoli della Psygnosis. La convivenza tra spettacolarità grafica e grande giocabilità era altresì alle prime fasi del suo compimento bidirezionale, parlando di Amiga, ma Dark Castle sarebbe un caso a parte. Nella sua semplicità, infatti, la grafica riesce a distinguersi per una cura nei particolari e uno stile fuori parametro. Grandissima è la atmosfera che viene a crearsi nei meandri del castello, e veramente riuscite tutte le animazioni, cominciando da quella del protagonista. Vedremo lo stesso prodigarsi in improbabili balzi, perdere l'equilibrio, muovere il braccio in modo circolare e cadere, come un salame, dopo essere stato colpito da un nemico. Dal punto di vista illustrativo il lavoro esprime una accuratezza da comic book, che a parte l'artwork di copertina riesce a entrare nell'immaginario del giocatore trasportandolo in una visione fumettistica del medioevo. Il trasporto è totale grazie alla contrapposizione fra violenza esplicita e ingenuità del design. Scena culto: un torturatore incappucciato che frusta i prigionieri, mentre noi cerchiamo di districarci fra pipistrelli svolazzanti e topolini rotondi. Il carattere parodistico è lampante in ogni schermata lasciandosi apprezzare per il messaggio, tipicamente anglosassone, di umorismo demenziale nero. Il comparto tecnico è per questo apprezzabile in ogni sua forma visiva.... Per struttura Dark Castle risulta sostanzialmente amichevole. In primis dovremo scegliere, dalla schermata principale, da quale stanza del castello cominciare attraverso un puntatore mosso dal mouse. Operata la scelta intuiremo subito di che si tratta: successione a schermate fisse entro cui eludere gli attacchi nemici (costituiti da corvi che ci puntano, da topi, da guardiani del castello e mostri assortiti) nell'intento di trovare l'uscita per la prossima schermata. E così via per tutta la durata del gioco. Ovviamente vi saranno svariati diversivi atti a rendere più interessante lo svolgimento, quali l'introduzione di armi supplementari (mitica la palla di ferro con gli spuntoni) e magie di varia natura. La giocabilità è solida. Resta da verificare quanto il videogiocatore moderno, ossia quello abituato al Dual Shock, sia disposto a "tornare indietro" sul fronte manovrabilità, adoperando sia il joystick che il mouse. Sconsigliato a priori un eventuale joypad, perchè bisognerà utilizzare pulsanti e manopola simultaneamente, con la mano destra impegnata con il mouse. Con quest'ultimo direzioneremo i colpi (presenti in numero limitato). La soluzione più comoda, in fase di test, ha escluso il joystick in favore della tastiera, e non solo per mancanza di spazio. Imparare il posizionamento dei tasti direttamente su Amiga è un fatto consigliato anche dai programmatori, che per altro hanno disposto un utile tutorial (con tanto di illustrazioni) nella sezione "Info" della schermata principale. La domanda è: perchè non hanno fatto in modo che si potesse direzionare il colpo direttamente dal joystick, evitando di dovere adoperare il mouse? Misteri della fede. Ciò che resta, in ogni caso, è un titolo estremamente accattivante, provvisto di una grafica molto ben realizzata e di un gameplay che nonostante tutto riesce a garantire ore di arcaico divertimento.
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PRO |
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Ottima atmosfera fumettosa |
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Sprite piccoli ma carini |
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CONTRO |
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Sistema di controllo rivedibile |
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