| DEFENDER
OF THE CROWN Molti anni fa, quando l'Amiga muoveva i suoi primi passi
verso la storia e quando i giochi di strategia costituivano l'un per cento del mercato
globale, la Cinemaware creò quello che di lì a poco sarebbe diventato il punto di
riferimento degli strategici di guerra. Il gioco in questione portava il nome di Defender of the Crown. Correva
l'anno del Signore 1986 e l'Amiga 500 aveva appena solcato le rive del vecchio continente
con 512 K a bordo e la miglior grafica che in quel perido un home computer potesse
concepire. Su Microcomputer, nota rivista dedicata, si elogiava questa nuova
estetica votata al disegno realistico: l'interesse verso i videogiochi tramutava in
giornalismo, e ci si dirigeva verso il futuro modificando quello che era stato, prima di
allora, l'intrattenimento del nerd. Un passatempo di livello inferiore. Attraverso l'unica
scena dell'assedio al castello si compiva il balzo in avanti, poderoso, di questa nuova
industria capace di rinascere dalle ceneri del mercato delle console americane.
E' lecito introdurre la opera Cinemaware nell'ambito del
burrascoso periodo storico in cui è stata collocata: in pieno XII° Secolo, nei panni del
classico cavaliere senza macchia, si dovranno quindi affrontare - col prezioso aiuto di
Robin Hood - i nemici del regno, i dissidenti che in assenza di Re Riccardo bramano la
conquista della corona. Si è in una epoca in
cui la rivalità tra Sassoni e Normanni culmina in furiose
guerre intestine. La ricostruzione della cultura medievale delle armi è in Defender of
the Crown messa in opera per garantire una verosimile epopea romantica,
nella quale tutto sia scalpitare, duellare, tramare. Grazie alla intuitiva interfaccia è
fattibile posizonare le guarnigioni con un paio di comandi di rapida assimilazione, e
questa assenza di macchinosità limitanti fa in modo che le vicende defluiscano
naturalmente, tanto che il tempo trascorre in base alle conquiste e alle sconfitte più o
meno importanti di cui si è partecipi. Poi la grafica raggiunge vette allarmanti,
mostrando lo splendore dell'Inghilterra medievale in un elegante affresco di colori:
indimenticabili le facciate "rocciose" dei castelli mentre si aziona la
catapulta, in uno sfondo che sovente muta a tempesta. Di notevole impatto anche la mappa,
con tanto di foresta di Sherwood in primo piano e occasionali animazioni di abbellimento.
Cinemaware realizza un romanzo interattivo che sa cogliere i momenti più cavallereschi
della tenzone e che riesce a valorizzare pure il fattore tattico, quando vi è da
decretare il numero di soldatini da portarsi alla guerra e da edificare le roccheforti di
contenimento.
Nel bellicoso conquistare si è invitati al torneo,
avvenimento culminante della vita di un cavaliere e atto apicale della avventura, dal
momento che si dovrà giostrare in prima persona, manovrando la lancia col mouse e quindi
cercando di disarcionare il nemico con un sol colpo. In caso di vittoria si ottengono in
"dono" uno o più territori del giostrante sconfitto. E' tuttavia possibile
cimentarsi "per l'onore" così evitando il rischio della sottrazione dei
territori conquistati. Tra le varianti di azione presenti in Defender of the Crown sono da
evidenziare le scorrerie notturne, con le quali si attinge ai tesori del castello vittima
della scorribanda, e il salvataggio della "Lady" di turno imprigionata dal
proprio rivale. Ed è su questo inusuale stile interattivo che il titolo Cinemaware ha
costruito il suo blasone di avventura strategica di azione, dacché non si è mai
sopraffatti dalla boria di un assedio che stenta a terminare o dalla invadenza di
intermezzi action che possano compromettere il continuum delle campagne.
Defender Of The Crown mantiene in equilibrio il romanticismo e la pianificazione, la
azione e la contemplazione, gli atti di grande audacia e i momenti di alta amministrazione
bellica. La polivalenza strutturale del titolo Cinemaware si realizza, nell 'Ottantasei,
come forma di rinnovamento del videogioco per l'intero settore dei personal computer se si
considera che vennero rilasciate edizioni per AtariST, Commodore 64 e PC MS-Dos. La
versione Amiga, che venne ultimata in sole sei settimane e che per questo manca di una
manciata di dettagli a raffronto con l'AtariST - viene ad esempio a perdersi la animazione
dei soldatini durante le battaglie campali - può comunque vantare grafiche e musiche
nettamente superiori alla concorrenza. Sicché, qualora ci venisse chiesto, non esiteremmo
un istante a indicare la presente edizione come la più rappresentativa.
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