HYBRIS

hybris.jpg (392508 bytes)Discovery Software: ovvero coloro che avrebbero potuto. Strana casa la Discovery: in potenza avrebbero potuto maramaldeggiare con Cinemaware e Psygnosis nella lotta per lo scettro di miglior software house per Amiga . De facto invece sparirono dopo tre giochi. Ma che giochi ragazzi. Una conversione arcade-perfect (Arkanoid) ,uno slash’em up spezza mascella di Tarantiniana violenza (Sword Of Sodan) e poi lui. LO spara spara Hybris (che in greco significa vendetta) che si dichiarava spudorato clone di Terra Cresta. Shoot’em up essenziale, scorrimento verticale, tre scenari ricchi di sprite grandi come case ed effetti grafico-sonori spettacolari. Mano a mano che si eliminano i nemici ed elementi del fondale vengono rilasciare capsule lucenti che permettono alla nostra astronave di diventare più grande e più resistente. Sempre di più. Ottenute tutte le capsule  la dimensione della navicella occupa di fatto un quarto dello schermo.

Il vero protagonista del gioco è proprio l’astronave: fredda, metallica e soprattutto senz’ombra. Solo la recente navella bianco-nera del sommo Ikaruga potrebbe tenergli testa per fascino e capacità ammaliante. Il motore grafico di Hybris non prevedeva infatti la presenza di ombre ma presentava uno stile volutamente esagerato e kitsch. Esplosioni multiple, look plasticoso. L’edonismo fatto spara e fuggi. Un vero parto degli anni ottanta. I colori potevano rifarsi alla definizione morettiana “rosso rosso, azzurro azzurro, nero nero….troppo accesi..troppo accesi”. Paradigmatico esemplare della categoria “ancora una partita e poi smetto” Hybris non passò inosservato nel panorama degli spara e fuggi a scorrimento verticale. Certo, nella categoria ci furono giochi più vari e sostanzialmente migliori come Sidewinder e Battle Squadron che sebbene più ruvidi e meno patinati permettevano una maggiore modularità nell’approccio al gioco ed una longevità ben maggiore, garantita da un numero esponenziale di mondi da esplorare e distruggere. Hybris si poneva invece come escort-game. Quello che agognavi per una vita e che poteva lasciarti con l’amaro in bocca una volta provato, ma sicuramente in grado di esercitare un fascino speciale, fuori del comune.

Allo stato di allucinazione in-game contribuivano pesantemente anche le musiche: un concentrato di techno/ lounge che oggi sarebbe ai primi posti delle classifiche underground tipo Suburbia . Altro che Buddah-Bar. Hybris esercitava un forte potere coercitivo nei confronti del giocatore. Il problema era trovarlo. Anche i più onesti, integerrimi, ben intenzionati avversori della pirateria, causa contemporanea dello sviluppo e della morte dell’ Amiga e di molte case che producevano software per il computer di casa Commodore, ebbero molte difficoltà a reperire una copia originale del gioco. Di fatto nonostante i pellegrinaggi di diversi negozi di diverse città, chi vi scrive ignora tutt’ora la forma e l’immagine della confezione originale del gioco. Il pronipote di Hybris? Non c’è. Ikaruga forse, ma solo per la magnificenza grafico-sonora. Non certo per la complessità: Hybris, pur nelle sue esagerazioni stilistiche, nel suo scrolling pressochè impeccabile, nel potere distruttivo del display e nei suoi cromatismi assoluti era molto semplice. Immediato, dal carattere tradizional-popolare. Nessuna chain, nessuna strategia particolare per fare fuori i boss finali di turno, per altro davvero impressionanti nella loro pachidermica rappresentazione. Sotto un certo punto di vista un gioco, oddio, anonimo. Ma dotato di un grande carattere. O era solo chiacchere e distintivo? Ai posteri l’ardua sentenza. Strana casa la Discovery. Chissà che fine hanno fatto.

 

 

hybris01.jpg (41061 bytes)
hybris1.jpg (13571 bytes)
hybris2.jpg (19637 bytes)
hybris3.jpg (18117 bytes)
hybris4.jpg (14551 bytes)
hybris5.jpg (10579 bytes)
voto_dignitoso.gif (1712 bytes)

PRO

Forma stupenda

                    
                     

CONTRO

Sostanza un po' meno

                     
                        

Home

Note di produzione