| HYBRIS
Il vero protagonista del gioco è proprio lastronave: fredda, metallica e soprattutto senzombra. Solo la recente navella bianco-nera del sommo Ikaruga potrebbe tenergli testa per fascino e capacità ammaliante. Il motore grafico di Hybris non prevedeva infatti la presenza di ombre ma presentava uno stile volutamente esagerato e kitsch. Esplosioni multiple, look plasticoso. Ledonismo fatto spara e fuggi. Un vero parto degli anni ottanta. I colori potevano rifarsi alla definizione morettiana rosso rosso, azzurro azzurro, nero nero .troppo accesi..troppo accesi. Paradigmatico esemplare della categoria ancora una partita e poi smetto Hybris non passò inosservato nel panorama degli spara e fuggi a scorrimento verticale. Certo, nella categoria ci furono giochi più vari e sostanzialmente migliori come Sidewinder e Battle Squadron che sebbene più ruvidi e meno patinati permettevano una maggiore modularità nellapproccio al gioco ed una longevità ben maggiore, garantita da un numero esponenziale di mondi da esplorare e distruggere. Hybris si poneva invece come escort-game. Quello che agognavi per una vita e che poteva lasciarti con lamaro in bocca una volta provato, ma sicuramente in grado di esercitare un fascino speciale, fuori del comune. Allo stato di allucinazione in-game contribuivano pesantemente anche le musiche: un concentrato di techno/ lounge che oggi sarebbe ai primi posti delle classifiche underground tipo Suburbia . Altro che Buddah-Bar. Hybris esercitava un forte potere coercitivo nei confronti del giocatore. Il problema era trovarlo. Anche i più onesti, integerrimi, ben intenzionati avversori della pirateria, causa contemporanea dello sviluppo e della morte dell Amiga e di molte case che producevano software per il computer di casa Commodore, ebbero molte difficoltà a reperire una copia originale del gioco. Di fatto nonostante i pellegrinaggi di diversi negozi di diverse città, chi vi scrive ignora tuttora la forma e limmagine della confezione originale del gioco. Il pronipote di Hybris? Non cè. Ikaruga forse, ma solo per la magnificenza grafico-sonora. Non certo per la complessità: Hybris, pur nelle sue esagerazioni stilistiche, nel suo scrolling pressochè impeccabile, nel potere distruttivo del display e nei suoi cromatismi assoluti era molto semplice. Immediato, dal carattere tradizional-popolare. Nessuna chain, nessuna strategia particolare per fare fuori i boss finali di turno, per altro davvero impressionanti nella loro pachidermica rappresentazione. Sotto un certo punto di vista un gioco, oddio, anonimo. Ma dotato di un grande carattere. O era solo chiacchere e distintivo? Ai posteri lardua sentenza. Strana casa la Discovery. Chissà che fine hanno fatto.
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PRO |
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Forma stupenda |
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CONTRO |
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Sostanza un po' meno |
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