JOAN OF ARC: Siege & The Sword

joancover2.jpg (392508 bytes)Ricordare la softeca amighista è esercizio imprudente. Spesso il rischio di essere travolti dalla forza dei ricordi diventa pericolosamente concreto e, quando questo accade, si è come catapultati indietro nel tempo, quando, più giovani ed inesperti, ci si baloccava con giochi di cui non si riusciva a percepire l'esatto valore. Joan of Arc è un diamante grezzo, un piccolo tesoro nascosto, un gioco strepitoso, potenzialmente capace di oscurare tutte le produzioni strategy-oriented su Amiga, rovinato dalla scellerata scelta di supportare come unico mezzo per comandare le nostre truppe il mouse, invece di utilizzare una combo joystick-topastro. Viene da piangere pensando a Joan of Arc, uno dei migliori titoli in assoluto nella vastissima ludoteca amighista. Chip software (responsabile di altri titoli tutto sommato interessanti come Pharaoh e Aquanaut) sbalordisce il mondo offrendo, nel 1989, un gioco che fa tremare le gambe ai cultori di un certo Defender fo the Crown.

Le immagini che appaiono sulle riviste specializzate del tempo mostrano una grafica sbalorditiva, fondali digitalizzati su cui si muovono sprite dettagliatissimi ed animati divinamente. La profondità del gioco è immensa: non si tratta semplicemente di liberare pulzelle indifese o combattere battaglie decise dai meri numeri, nossignore. In Joan of Arc bisogna scegliere la tattica giusta, muovere le truppe sul campo, decidere se utilizzare più fanti o più arcieri, se puntare sulla cavalleria o sull'armamento pesante. La gestione delle province conquistate dà più di un grattacapo: le popolazioni si ribellano perché le nostre tasse sono troppo pesanti? Scoppia una rivolta, che possiamo reprimere nel sangue o lasciar sfogare senza conseguenze, magari abbassando i dazi richiesti. Per la prima volta, ben prima di Civilization, la politica estera ha un'importanza fondamentale: possiamo infatti barattare la vita dei generali nemici catturati durante le battaglie, con denaro o la vita dei nostri compatrioti messi al gabbio, decidiamo incursioni nel territorio nemico, giustiziamo, dopo un'attenta fase istruttoria, i nostri malfidati consiglieri, rei di passare preziose informazioni al nemico. Pestilenze, raccolti andati a male, problemi sul territorio, difficoltà a reclutare le truppe, tutto questo è Joan of Arc.

Purtroppo però la scelta di Chip, la software house responsabile del gioco, di supportare esclusivamente il mouse si rivela davvero improvvida. Il perno del gioco infatti, al di là della gestione strategica sopra descritta, è rappresentato da sequenze arcade di difesa (del nostro castello dagli attacchi nemici) e offesa (durante la quale guidiamo le nostre truppe in una sezione molto più vicina al genere slash'em up): in queste occasioni, di fondamentale importanza, visto che il progresso nel gioco dipende dalla loro riuscita, il mouse si rivela troppo impreciso. Accade spesso di trovarci a bestemmiare in tutte le lingue conosciute perché il nostro uomo, pur avendo campo libero, non si decide ad avanzare, col risultato di venire   soverchiati dai nemici, oppure, stando in difesa, non si posiziona correttamente sulla torre per lanciare pietre od olio bollente contro i nemici in fase d'assedio, facendoci perdere il possesso della fortezza contro il nostro volere e, soprattutto, la nostra abilità. Per farla breve, Joan of Arc è uno dei giochi più frustranti della storia del videogioco e questa immane difficoltà non voluta (perché in realtà il gioco sarebbe solo "normalmente" ostico) lo rende adatto solo a monaci zen al più alto grado di imperturbabilità. Nonostante questo è impossibile stroncare il titolo Chip e anzi un recupero è oggi assolutamente doveroso, magari tramite emulazione, per sfruttare i mouse odiereni, più sofisticati e precisi di quelli di una tempo. Perché, controllo a parte, Joan of Arc davvero non ha difetti.

 

 

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PRO

Grafica eccezionale

Profondo e longevo

                         

CONTRO

Sistema di controllo pessimo

                          
                         

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Note di produzione