| LEANDER Nel corso dei primi anni Novanta
il panorama Amiga vive il suo momento di apice malgrado lo spettro della pirateria
dilagante e la sempre maggiore influenza del mercato delle console. Il computer di
Commodore viene difatti trainato da un blocco di titoli "bomba" capace, almeno
in Europa, di competere con gli ultimi platform di Sega e Nintendo. Le software house
investivano. Lo si comprende manipolando l'elegantissima confezione "book" di
questo Leander, rifinita, pesante a valorizzare un'opera che in sè
manifesta grande attenzione per i particolari, come l'impeccabile animazione del
protagonista e lo scrolling multidirezionale in parallasse. L'orchestrazione sonora consta
in brani di elevata qualità tecnica - gli strumenti a fiato del primo livello ce li
ricordiamo ancora - e anche qui i realizzatori dimostrano di poter fare meglio dei formati
cartuccia se non altro perché, tempo dopo, se ne sarebbero usciti con un mediocre e
trascurabile porting per Megadrive.
Nel parco opzioni interessante la possibilità di
utilizzare il secondo pulsante del joystick (per chi lo possedesse) per saltare mentre,
tramite l'inserimento di apposite password, potremo cominciare dal livello che abbiamo
abbandonato precedentemente. Leander è ambientato in un magico passato medievale, di
evidente dislocazione nipponica, popolato da esseri soprannaturali e mostri di ogni
genere, insidie che dovremo superare con l'intento di accedere, tramite l'utilizzo di una
"chiave", al livello successivo. Lungo il nostro cammino potremo beneficiare di
appositi negozi, per mezzo dei quali acquistare spade dalle caratteristiche più
disparate; ci verranno altresì messe a disposizione svariate tipologie di armatura, che
incrementeranno i nostri punti vitali, permettendoci anche di sferrare un attacco speciale
ottenibile tenendo premuto il tasto "fire": la barra energetica disposta alla
base del display ne regolerà la potenza. E si torna sulla nitidezza del display,
illuminato dall'attacco speciale con un accecante effetto-lampo; tuttavia la peculiarità
grafica che Leander presenta con più vigore si riassume nel disegno artistico dei
gicanteschi mostri di fine livello. Incontreremo draghi alati, strane arpie fluttuanti,
pipistrelli, creature esoteriche, quadrupedi tipo insetto e quant'altro il vasto parco
pseudo-mitologico orientale offrisse in termini di visualizzazione. La pulizia grafica
offre reminiscenze verso la saga di Shadow Of The Beast, il che francamente non
è un male.
Inutile aggiungere che tutti i movimenti, che siano del
personaggio principale o dei nemici, si presentano ai nostri occhi a 50Hz in una schermata
veramente ampia, che dona dettagli e tocchi di classe in profusione. Ma era la granitica
giocabilità a rendere Leander un videogioco oggettivamente completo. Anche con
l'eccellente grafica, senza una stabile ossatura ludica Leander sarebbe passato per
"uno dei tanti" platform disponibili per Amiga: la misurazione dei tempi di
gioco, invece, garantiva quel processo di assuefazione tipico della saga di Wonderboy.
Così, attingendo alle regole "consolistiche" del nuovo platform game,
mischiando esplorazione e azione, Travellers Tales introduceva in Leander un sottotesto di
mistero e magia a cui ci si abbandonava nonostante il più che elevato livello di
difficoltà. Leander va "assorbito" col tempo, e attraverso la assimilazione
delle intelligenti variabili di gioco, che incoraggiano alla rigiocabilità ancorchè si
resta bloccati in un imprecisato luogo e ci si smarrisca nella esplorazione dello stesso.
Il fascino estetico, la interagibilità crescente, le variazioni tattiche necessarie
all'approccio di ogni nemico suggeriscono un tipo di azione dal carattere avventuroide. La
linearità, in Leander, va intesa come viatico necessario per raggiungere nuovi mondi e
nuove sfide, che si nutrono di un procedimento arcade misurato, equidistante tanto
dall'action game quanto dall'arcade adventure. Nel 1991 Leander aggiungeva qualcosa di
importante alla classicità del platformista medio, che quantomeno nell'area dei personal
computer era rimasto fedele alle due azioni universali mutuate dai coin op: saltare e
sparare. Travellers Tales, in un certo senso, evolveva i tempi e i modi del platform pur
rispettandone la tradizione filosofica e strutturale. Ed è per questo che Leander, anche
dopo molti anni, resta tra i migliori titoli sviluppati dal team inglese.
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