LIONHEART

cover.jpg (10007 bytes)Se si parla di Thalion torna alla mente una manciata di immagini di preview di riviste Edizioni Hobby S.r.l. inumidite di bava: stando al commento sottostante, questo Lionheart avrebbe visualizzato più di seicento colori simultaneamente a video a 50Hz lisci. Pensavamo fosse un coin-op di ultimissima generazione, ma poco dopo ci accorgemmo che si trattava di un progetto in fase di ultimazione per Amiga; in pieno 1993 la piattaforma Commodore non aveva evidentemente ancora raggiunto il suo apice tecnologico, che si riteneva conquistato dai gufi Psygnosis. Nel ristretto spazio concesso da quattro dischetti Thalion affermava la superiorità del processore ECS in raffronto alle console a 16 bit e ai 256 colori in VGA dei PC. Siamo in piena fantascienza: Erik Simon, game designer del gioco, afferma di non sapere con esattezza quanti colori furono utilizzati, ma spiega chiaramente che per sormontare i limiti cromatici dell'Amiga 500 Thalion ricorse ad alcuni artifici di programmazione. Tanto per spiegare, lì dove una console come il Super Nes avesse tutto pronto, fra sprite hardware, Mode 7 e chip Super FX da inserire all'interno di cartucce da 32 Megabit, su Amiga bisognava programmare il blitter e inventarsi quasi tutto il software di supporto. Per saperne di più vi invitiamo a consultare l'intervista esclusiva rilasciataci dal brillante Erik qualche anno addietro.

Qui si ridefinisce il concetto di spettacolarità. Forse solo la Terramarque di Stavros Fasoulas era riuscita, con Elfmania, ad avvicinarsi al cromatismo perfetto generato dai mondi di Lionheart. E che dire poi del comparto musicale? La colonna sonora del gioco è quanto di più struggente sia mai stato scritto sul piccolo chip sonoro a 8 bit della piattaforma Commodore. Rammentiamo il file di testo leggibile in una delle opzioni del gioco, lasciato lì, a requiem di un'epoca che purtroppo non sarebbe più tornata; d'altronde è facile rimpiangere questa armonizzazione tra estetica e musica, così voluttuosa da annichilire un titolo preso a caso tra le produzioni moderne. E' una questione di stile e di stili, di tecniche mirate al raggiungimento della sublimazione del level design. La medesima del Rastan in arcade, in un certo senso, sebbene lì mancassero il multiplayfield e il suono di una orchestra. Lionheart può allora dispensare livelli estesi, locazioni sotterranee, piattaforme impossibili e un quadro in shoot'em up da enarrare alle generazioni future. I livelli di parallasse utilizzati per il fondale ammontano a più di 15, mentre le creazioni cromatiche rasentano l’irrazionale in quanto esageratamente virtuose, in teoria, per un Amiga. Eppure la Thalion realizzò una routine che faceva visualizzare quasi mille colori a display a scrolling iperfluido con l'innesto di animazioni che non perdevano un frame: il movimento del protagonista sovviene sontuoso. Valdyn corre poderosamente, effettua balzi, brandisce la spada, la fa ruotare all'indietro, e quando non la usa la ripone nella guaina.

Quasi a voler rendere un tributo a Rastan, Valdyn assume una animazione molto simile a quella dell'eroe Taito nel momento della dipartita, con l'urlo e l'eco gutturale. Ma anche quando colpisce le creature avversarie, con un fendente, si è pervasi da una gradevole reminiscenza. Ma Thalion curò particolarmente anche la fase di "contorno", ovvero quel che riguarda la presentazione, le schermate di intermezzo e la estetica dei menu. Dopo una introduzione dall'impatto devastante, con un piano sequenza che termina in un interno visualizzato in tre dimensioni, ci si addentra nella funzionale disposizione delle opzioni, che offrono la possibilità di configurazione del joypad (a uno o due pulsanti), di selezione del livello di difficoltà e di attivazione delle musiche. L'alta risoluzione dei menu, i raffinati ornamenti, l'eleganza e la sobrietà dell'interlace lasciano presagire la rivoluzione grafica che il pulsante start produrrà con grottesca disinvoltura. Fortunatamente il titolo si installa senza problemi su Hard Disk, il che rende i caricamenti praticamente nulli, ma anche giocando direttamente su dischetti non si avverte l'invadenza dello swap disk, che interviene solo sporadicamente. La eventuale ram aggiuntiva sarà sfruttata per conferire alcuni ulteriori artifici grafici - frivolezze come frammenti di roccia che rotolano e cose simili - mentre i processori più veloci elimineranno gli occasionali rallentamenti nelle fasi di congestione. Interessante notare come al contrario di analoghe produzioni per console, in Lionheart il livello di difficoltà non incida nella sola abilità dei nemici ma anche sulla struttura grafica, che viene contestualmente modificata. Dunque la opera di Thalion stimola la ripercorrenza fino al maniacale della ricerca, e si è alla fine premiati con la elargizione di un livello bonus che da solo testifica l'esistenza di Dio. 

 

 

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PRO

Grafiche indescrivibili

Commento sonoro maestoso

Totale immedesimazione

CONTRO

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Note di produzione