OBLITERATOR

obliteratorcover1.JPG (15314 bytes)Dualismi. Contrapposizioni. Roma e Lazio. Muccino e Ozpetek .Duran Duran e Spandau Ballet. Oppure Cinemaware e Psygnosis. All'inizio della favola chiamata Amiga queste due allora neonate softwarehouse si scambiavano di mese in mese lo scettro di più valida creatrice di capolavori per il gioiello Commodore a suon di titoli che sono rimasti nella storia dei videogiochi e nel cuore (e nelle dita dolenti) ogni giocatore. Ogni storia ha un inizio e quella di Psygnosis su Amiga si chiamava Barbarian, titolo discreto, buona grafica e strano sistema di controllo: il mouse era utilizzato per muovere il personaggio attraverso una lunga serie di schermate fisse e per fargli compiere ogni azione tramite un'interfaccia scomoda all'inizio ma incredibilmente userfriendly dopo poche partite. Discreto successo. Ma il bello doveva ancora arrivare. Dopo pochi mesi la stessa interfaccia viene utilizzata in un nuovo gioco con una ambientazione fantascientifica. Il suo nome è Obliterator. E la leggenda ha inizio.

La storia di Obliterator racconta di un marine spaziale mandato a liberare una nave alla deriva dalla scomoda presenza di alieni bricconcelli come da tradizione (ma si sono mai ribaltate le parti?). Il prode eroe non solo deve fare piazza pulita di tutto il parentado di alien ma deve uscire vivo ed in tempo dalla struttura prima che un diabolico coundown finale (e l'aggettivo è perfetto…a fra qualche decina di caratteri per la spiegazione) distrugga astronave ed eroe. Obliterator inizia con una musica indimenticabile, una delle tante creazioni del genio dell'epoca, David Whittaker (tra l'altro la colonna sonora del gioco è una delle più scaricate dai siti che offrono la possibilità di downloadare musiche amighiste), e l'eroe di turno che, dopo aver regalato un sorriso ironico al giocatore che osserva lo schermo del televisore con lo sguardo attonito e la mano contratta nel joystick Konix, tira allo stesso una bazookata che mette subito in chiaro chi sarà il vero protagonsta del gioco. Obliterator era un gioco bastardo dentro. L'interfaccia permetteva una serie infinita di combinazioni, tra movimenti e spari, e alcune trovate implementate come la capriola e l'appiattimento contro il muro per evitare i colpi nemici introducevano una sostanziale novità nei giochi di azione ragionata.

Alcuni momenti, come la discesa in jetpack all'interno di uno stretto cunicolo, erano di una difficoltà mai provata prima ed costringevano il giocatore di una pazienza pari a quella di un monaco zen al più alto grado di imperturbabilità. Ma nulla era paragonabile alla trovata finale dei programmatori: far partire il countdown finale dal punteggio raggiunto dal giocatore fino a quel momento. Chi tramite recensioni (epica una apparsa su zzap ai tempi) era stato avvertito riusciva a compensare la bastardaggine della trovata, ripetendo alcuni schermi e aggiungendo impreviste carneficine porta-punti. Gli altri generalmente rifacevano il gioco daccapo visto che il tragitto per uscire era lunghissimo. E spesso si schiattava prima di raggiungere l'uscita. Cool come pochi altri titoli dell'epoca, con una grafica stupenda ed un sonoro da frattura del miocardio, Obliterator diede il là ad una serie di titoli storici che resero giusta fama e fortuna ad una delle più illuminate etichette del tempo. Nella memoria del giocatore resteranno per sempre impresse le stupende schermate statiche in stile Gigeriano nella fase di caricamento, la desolante visione del nostro corpo fluttuante nello spazio dopo un fallimento (omaggio al capolavoro Kubrikiano, 2001 Odissea nello spazio) e ogni singolo istante, durante il countdown, che ci separa dal portello della navetta di salvataggio. A distanza di tanti anni la civetta della Psygnosis ci guarda ancora, e ancora cupi e forti risuonano i passi metallici nell'astronave….

 

 

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PRO

Sonoro da infarto

Atmosfera da panico

Piuttosto longevo

CONTRO

Il sistema di controllo è molto

ostico all'inizio

                       

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Note di produzione