SIDEWINDER

sidewindercover2.jpg (392508 bytes)Possibilmente "the most underrated game ever".
Ovvero un titolo giocabile e divertente, tenuto nella natftalina del retrogaming semplicemente perchè privo di quegli elementi di fascino che sono, allora come ora, considerati condizione necessaria per avere successo. No, Sidewinder non era molto bello a vedersi: uscito nei primissimi anni di Amiga, per mano dei semi sconosciuti ragazzi di Arcadia Games (software house che realizzò poi titoli quasi indecenti come Roadwars e Aaargh!) era comunque al di sotto degli standard fissati da Menace e Xenon. Graficamente appena discreto appunto salvo…le esplosioni. Le esplosioni di Sidewinder restavano bene impresse nella memoria di chi lo approcciava per la prima volta: enormi, detonanti, accompagnate da effetti sonori assolutamente eccezionali che rendevano adeguatamente il senso di onnipotenza distruggitrice che lo scorrimento cagionava.

Sul fronte ludico non è che ci fosse poi molto da aggiungere: la navicella in dotazione era quanto di più spartano si potesse offrire ad un giocatore. Nessun upgrade, nessun powerup, nessun cambiamento nella forma, nessun elemento accessorio che vi si andava ad aggiungere. Si volava nudi e crudi, senza orpelli o aiuti di varia natura. Eppure, nonostante questo, bastava pochissimo per far sorgere la sindrome dell'"ancora una partita e poi smetto", perché, nonostante la piattezza grafica, si aveva sempre voglia di andare un po' più avanti, vedere cosa c'era da disintegrare nel quadro successivo, quali elementi architettonico-futuristici sarebbero caduti con fragore sotto i nostri colpi. Eppoi c'era l'atmosfera, quell'elemento che pochissimi giochi riescono a veicolare in modo efficace: una immensa città futuribile inframezzata da verdi foreste e natura variopinta e, sotto tutto, il mare, che non era credibile come in altri titoli, ma che raggiungeva la piena sufficienza da un punto di vista grafico.

Indovinate chi c'era dietro alla splendida musica introduttiva? Troppo facile, ovviamente David Whittaker (ma quante ne ha scritte?), che firma un pezzo d'entrata molto suggestivo e rockeggiante perfettamente in sintonia con l'azione frenetica del gioco. Paradossalmente, o forse proprio per non coprire gli eccezionali effetti sonori del gioco, Sidewinder, caso più unico che raro, non ha una colonna sonora d'accompagnamento. Tuttavia il silenzio, adeguatamente spezzato dalle detonazioni, riesce a restituire un mondo elettrostatico dal visus limpido, pulito. Progredire in Sidewinder è come accorgersi di navigare, solenni, all'interno di una fantascienza schematicamente fissa ma iconograficamente "studiata" per assecondare le manie cromatiche dell'Amighista in erba. Curiosamente, Sidewinder sarebbe entrato nel circuito arcade di Mastertronic (Arcadia's Super Select System) varcando quindi le sale giochi (un Amiga in sala, pazzesco....) e divenendo in questa versione uno dei videogiochi più rari in assoluto dell'immenso mercato Amiga. Uno sparatutto molto più che discreto questo Sidewinder perchè, oltre a essere ancora giocabilissimo, gode di un fascino futuristico tutto suo e difficilmente esplicabile a parole. Lasciate che questo strano mondo blocchettoso parli per voi, sbrogliando quella che, volutamente o meno, è una sorta di sotto-trama mimetica dello spaziotempo-ludico. Vi è da dire che Sidewinder ha avuto anche un seguito, sul quale preferiamo stendere una trapunta pietosa, perché un semplice velo non basta: non cercate il sequel, non nominatelo nemmeno, tenetevi il più lontano possibile dal peggior erede ludico della storia degli sparatutto e dei videogiochi. Tenetevi il primo, che ancora oggi può contare su di una efficace visione di insieme.

 

 

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PRO

Sonoro incredibile

Distruzione totale

                    

CONTRO

Grafica non eccezionale

Pochi power up

                          

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Note di produzione