ZAK
McKRACKEN And The Alien Mindbenders Zak McKracken è un giornalista
del National Inquisitor, giornale scandalistico con sede a San
Francisco, che un bel giorno viene incaricato dal suo capo di fare luce su degli strani
avvenimenti che hanno coinvolto alcuni campeggiatori di Seattle. Comincia in questo modo
la più assurda e surreale avventura grafica di Ron Gilbert e quindi della Lucas, in un
crescendo di incontri improbabili, dialoghi impossibili, enigmi impensabili e situazioni
irraggiungibili. Zack McKracken è un crogiuolo di eccessi strutturali
dalla conformazione folle. Una mistura che si introduce come un tarlo nel cervello
dell'utente per renderlo dipendente di una narrazione senza alcun filo conduttore. Un
gioco incredibilmente ostico. Se non altro per la fisiologica libertà concessa al
giocatore, che sembra quasi lasciato in balia del racconto senza che gli siano concessi
degli "appigli direzionali" per avere almeno una idea di ciò che succede. Ma la
chiave ludica di Zak McKracken è proprio questa sua ostilità nei confronti di tutti,
anche degli estimatori della struttura testuale precedente la rivoluzione del "punta
e clicca".
Si tratta di stare dietro a qualsiasi indizio senza farne
un fatto prioritorio e di pensare come pensa un comodino strafatto di crack prima di
andare a letto. Il punto morto arriva sempre e quando pensi che finalmente si sia
sbloccato un avvenimento importante ti ricade il mondo addosso e ti trovi a dover
ricominciare a "pensare". Per sperare di ultimare questa strana avventura è
necessario spegnere il cervello in alcuni tratti e "non ragionare" come ragiona
un extraterrestre in altri. Trasborda il senso dell'humor e il nonsense alieno in
momenti culto, come quando indosseremo gli occhiali di Groucho Marx per eludere gli
extraterrestri, o come quando assembleremo un completo da astronauta con una muta da sub e
una brocca per pesci. Malgrado la stranezza imperante e il paradosso della sceneggiatura
non sarà semplice rinnegare gli intrecci una volta cominciati a giocare. La filosofia del
"tentativo a oltranza" prenderà il sopravvento sulla volontà, sempre latente,
di abbandonare tutto e cercare sul web la soluzione completa. Non fatelo. L'impegno saprà
premiare e la chiave per la prosecuzione potrà essere trovata anche per caso dopo avere
sputato sangue nel tentativo di dare un senso a tutto questo delirio. E' un fatto che la
difficoltà generale rasenti i limiti imposti dal buon senso, e a volte si avverte la
necessità di formattare i due dischi del gioco e fare finta che tutto ciò non sia mai
accaduto.
Malgrado la sua ostilità Zak McKracken può ancora
considerarsi una pietra miliare della avventura grafica punta e clicca. La stessa
Lucasfilm avrebbe costruito il suo impero proprio sui principi logici (o illogici)
decretati da Ron Gilbert in quel lontanissimo 1988. La grafica abbastanza rudimentale
nelle colorazioni riesce, incredibile a dirsi, a calzare come un guanto nella surrealtà
della storia, istituendo prospettive forzate, inquadrature psichedeliche, interni
assolutamente kitsch e volutamente violacei. Inutile soffermarsi sulle animazioni in
game perchè superflue, soprattutto all'epoca, per il genere ludico rappresentato
quanto è necessario sostenere il character design, che sebbene ancora acerbo
restituisce perfettamente la diffusa idiozia dei protagonisti, dotati di una personalità
credibile e "incredibile" allo stesso tempo. Le zone da esplorare sono veramente
tante e vi è molta varietà nella rappresentazione di ogni ambiente. Prevale una netta
sensazione di claustrofobia ma non è un male al cospetto delle atmosfere fuori dal mondo,
e tenendo fede alla tradizione Lucasfilm vi è un grande numero di oggetti da prelevare e
utilizzare. Da non sottovalutare anche la più insignificante tra le cianfrusaglie
raccolte perchè il gioco, se non si era capito, asseconda un filo logico assolutamente
non lineare. Resta da menzionare un sonoro che è bene non menzionare perchè presente
solo nelle musichette di inizio gioco e in alcuni intermezzi, e il resto è storia. Zak
McKracken è tutt'ora tra le più conosciute e venerate avventure di Lucasfilm/Lucasarts e
sarebbe da irriverenti non riconoscergli la assoluta genialità delle sue idee, seppure
surreali, sebbene poco ortodosse e fuori da ogni schema narrativo conosciuto. Tra le
versioni prodotte per piattaforme occidentali quella Amiga resta la migliore, grazie a una
grafica sensibilmente più dettagliata e a un sonoro più nitido rispetto alle controparti
PC e ST. La edizione FM Towns, sviluppata per il Giappone nel' 90, avrebbe proposto ben
256 colori....
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