ZARATHRUSTA Razzolando nel cestello dei giochi dimenticati
capita che spunti fuori Zarathrusta, titolo Hewson del 1991 che era
rifacimento di Thrust, uscito anni prima per Commodore 64. Non sappiamo il vero
motivo per cui un titolo di questa portata non sia considerato un classico, alla pari di
esimi esponenti del sol levante. Ma forse la risposta ce la siamo data da soli: è un
titolo occidentale. Ma appartenente al periodo storico precedente l'invasione delle
console nipponiche a sedici bit, un periodo che è scarsamente considerato a livello
"globale" proprio perchè l'Amiga è praticamente sconosciuto ai giapponesi per
via della mancata importazione ufficiale. Se un gioco come Zarathrusta fossse uscito in
Giappone per una console presa a caso oggi sarebbe un fenomeno di culto. Ma noi siamo qui
per questo, per scoprire e rivalutare l'importanza di alcune produzioni e dare loro una
consona collocazione. Zarathrusta è un gioco ingegnoso. Alla guida di una navicella
spaziale si ha il compito di prelevare delle capsule posizionate all'interno di tortuosi
livelli pregni di ostacoli di ogni genere. Ma è giusto il principio...
La complessa architettura genetica del gameplay è frutto
di una molteplicità stilistica definibile in vari "momenti". Sparatutto e
puzzle game si fonderanno in modo armonioso per estendere i loro principi essenziali e
completarsi a vicenda. Allora vi è questa sfera che dovremo catturare tramite un raggio a
trazione, attivabile premendo la levetta del joystick in basso, e una volta agganciata
dovremo ritornare alla base. Ma non sarà semplice. Difatti questo nucleo sferico crea un
pesante "effetto pendolo" che tende a rendere estremamente instabile la
navicella a causa della forza centrifuga derivante dalle oscillazioni. Se si urta contro
le strutture di contorno si è fatti e si deve ricominciare da capo, sarà quindi
necessaria la massima attenzione e una sensibilità estrema nell'utilizzare la propulsione
verticale. La direzione della navicella dipende dalle pressioni laterali del joystick e il
suo distanziamento dal suolo (la propulsione) avverrà premendo la levetta in sù. A ogni
propulsione vi è quindi un dissesto gravitazionale che mantiene "a galla" la
astronave, e addentrarsi nei labirinti significherà una continua intermittenza di
propellente, fra motore spento e acceso, con l'inclinazione leggermente in diagonale alto
per non finire rovesciati e perdere irrimediabilmente il controllo. La genialità del
gioco sta proprio nell'avere concepito un sistema di controllo ostico ma estremamente
gratificante una volta assimilate le tecniche della fluttuazione "ondulatoria".
Zarathrusta è un capolavoro di level design e
contrazione dinamica. Ogni livello possiede tali e tante ramificazioni motorie che risulta
praticamente impossibile elencarle in una semplice recensione. Ci limiteremo quindi a
evidenziare la presenza di meccanismi a sbloccaggio, attivabili sparando contro
determinati interruttori, di barriere semoventi, di nemici che ci sparano con la
precisione di un cecchino e di elementi coadiuvanti quali i check point, le piattaforme
con i codici del livello e le ricariche di carburante. Infatti quest'ultimo tende a
esaurirsi in breve tempo, così da obbligare il giocatore a cercare la riserva più vicina
prima ancora di raggiungere la sfera nucleare del livello. Ma tale varietà non si limita
al posizionamento degli ostacoli e alla conformazione dei percorsi (alcuni veramente
enormi), ma anche alla diversa natura delle sfere. Sicchè alcune, oltre a produrre il
menzionato effetto catapulta, avranno la spiacevole tendenza a non agganciarsi
perfettamente, restando incollate a malapena al gancio pendente e subendo anche il minimo
dissesto della navicella. Questo sta a significare che si dovranno modificare
completamente le tecniche di accelerazione, che adesso non ammettono strappi eccessivi
pena la perdita della sfera e la condanna al suo recupero attraverso la steppaglia. Un
gioco ricco di azione e segnato da un continuo evolversi e modificarsi della difficoltà,
e che non annoia MAI. La grafica è poi straordinaria. Si osservi, prego, il dettaglio
delle strutture di contorno. Si osservi la ricercata colorazione per ogni livello. E si
osservi, di grazia, l'effetto metallico e traslucido dei meccanismi animati. Riguardo lo
scrolling abbiamo una fluidità immane con display in completo overscan che non ammette
rallentamenti e per finire il sonoro gode di una musica iniziale discretamente riuscita e
di effetti particolarmente eccellenti. Un grandissimo videogioco. Non serve continuare
oltre: prendete e giocate.
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