I PLAY: 3D
SOCCER Nel 1991 cera ancora
qualcuno che giocava col Commodore 64. Non che fosse una stranezza (probabilmente nel 2006
cè ancora gente che gioca con lIntellivision e non cè nulla di male)
ma la cosa interessante è che nel 1991, quando ormai entravano prepotentemente sul
mercato le console a 16-bit, cerano ancora software house che producevano giochi per
il piccolo home computer. Una di queste era Simulmondo, la
prima grande software house italiana a sviluppare giochi per Commodore 64, famosa per aver
portatato in edicola la trasposizione videoludica di diversi fumetti bonelliani come Dylan
Dog e Tex Willer. In realtà Simulmondo ebbe il merito di cercare, ed in parte ci è
riuscita, di simulare (o meglio emulare) diversi sport e di riproporli in maniera
pseudorealistica nonostante i limiti tecnici dellhardware su cui giravano. I
Play: 3D Soccer ne è lesempio calzante in quanto vero e proprio
precursore, sia come approccio, sia come interfaccia, del troppo poco conosciuto Libero
Grande.
Il lavoro di Nicola Ferioli è quanto di più visionario avrebbe potuto
essere concepito in quellepoca: si tratta infatti di un gioco di calcio cosiddetto
di ruolo (neologismo, o meglio miologismo, che sta ad indicare che
controlliamo un solo giocatore in un determinato ruolo da noi scelto) interamente in tre
dimensioni. I Play: 3D Soccer utilizza infatti una visuale inedita alle spalle del
giocatore controllato che inquadra sempre la porta avversaria e che si avvicina o si
allontana dalla stessa a seconda dei nostri movimenti. Inutile dire che il primo approccio
col gioco è disarmante e sconfortante: in buona sostanza non capirete un beneamato. Ma
dopo qualche minuto e dopo aver preso confidenza col radar le cose migliorano fino a fare
emergere il potenziale ludico del gioco. Come già detto il giocatore lo scegliamo noi
prima di ogni partita e questo va ad influire sulla nostra condotta: se abbiamo scelto il
numero 3 è opportuno pattugliare la difesa per non rischiare di lasciare pericolosi
buchi, se il giocatore scelto è il numero 10 sarà meglio dare man forte allattacco
recuperando palloni, portando palla ed eseguendo assist.
E purtroppo il metodo di controllo, davvero troppo semplicistico, che lascia il
potenziale ludico di 3D Soccer mero potenziale. E infatti possibile entrare in
scivolata col tasto fire per recuperare palla, ma la sanzione arbitrale sembra
essere più affidata al caso che al reale contatto con le gambe avversarie. Inoltre, palla
al piede, è possibile fare solamente due cose: passare al giocatore più vicino e, una
volta superato il limite dellarea, tirare a rete. Per fortuna è possibile anche
chiedere palla, qualora in possesso di un nostro compagno; sarà però nostra cura
posizionarci a debita distanza (né troppo vicino né troppo lontano) per riceverla con
successo. Il livello di difficoltà risulta in ogni caso ben calibrato offrendo comunque
partite che, semplicità a parte, risultano difficili al punto giusto. Inoltre giocando in
due (cooperativamente e non) ci si può divertire parecchio (della serie tu in
difesa, io in attacco oppure io mezza punta e tu bomber). Graficamente
siamo nella media, con personaggi piuttosto quadratinosi ed un sonoro ai
minimi storici, ridotto al fischio dellarbitro e brusio di sottofondo per emulare il
rumore da stadio: ci penserà, a farci sorridere, la rappresentazione del telecronista
che, per quanto muto, si esibisce nelle boccacce e smorfie più improponibili facendoci
rimpiangere le scialbe telecronache dei vari Bulgarelli e Caputi nelle infinite fotocopie
di FIFA. E comunque degno di lode e meritevole di un plauso questo 3D Soccer per
aver osato e per aver innovato nella sostanza, pur non centrando il bersaglio della
giocabilità, creandosi gioco divertente e dal concept davvero unico, ripreso solo sette
anni dopo dal colosso Namco con Libero Grande.
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