ARCHON Ben 23 anni. Ecco il balzo
indietro nel tempo che dobbiamo compiere per arrivare sino ad
Archon, videogioco pseudo-strategico di Elctronic Arts. Il Commodore 64
era appena nato e chi scrive aveva da poco smesso di succhiare il latte. Non sono molti i
videogame, provenienti da un epoca cosi remota (vidoludicamente parlando), a mantenere
inalterato il fascino originale e ad essere ancora giocabili e divertenti ai giorni
nostri: Archon è uno di questi titoli. Parliamo di un gioco per il quale il tempo sembra
essersi fermato a quel lontano 1983. Ma di cosa si tratta esattamente? Archon trasporta il
giocatore in un mondo fantasy, il classico mondo popolato da guerrieri, maghi
demoni gorgoni, cavalli alati e altre creature mitologiche, alcune uscite dagli incubi e
altre dai sogni dell'umanità. Affascinante è il luogo in cui queste forze appartenenti
all'oscurità o alla luce si affrontano nell'ennesimo capitolo della lotta fra il bene e
il male: una semplice scacchiera. E su cui dovremo muovere i pezzi. La grafica di Archon
rispetta la semplicità di quei primi anni di vita del C64, ma non manca di classe. Ogni
pedina è perfettamente riconoscibile, disegnata in maniera pulita ed efficace. Le
animazioni sono credibili: il pedone si muove impalcato nella sua armatura, il gigante
compie lenti passi che sembrano voler far tremare la scacchiera mentre la fenice sbatte le
sue ali, con ogni movimento accompagnato da un effetto sonoro caratteristico e sempre
azzeccato.
Prima di parlare meglio anche del comparto sonoro, però, sarà bene spiegare il gameplay
di questo primordiale videogame: le opzioni iniziali sono veramente poche. Scegli se
sfidare il computer oppure un amico e decidi se impersonare le forze della luce o quelle
delle tenebre..tutto qui. Il giocatore, esattamente come negli scacchi, può selezionare
un pezzo e muoverlo nelle direzioni ad esso consentite. Ma le discrepanze con gli scacchi
veri si nota non appena spostiamo uno dei nostri guerrieri su quello dell'avversario per
"mangiarlo": improvvisamente la scacchiera sparisce e veniamo trasportati in una
arena, e da questo momento in poi il gioco diventa una sorta di sparatutto uno contro uno
che vede noi e il nostro avversario isolati dal resto dell'universo finché morte non
sopraggiunga. Sarà la nostra abilità ai comandi del "pezzo" a decidere per la
vittoria o la sconfitta. Ogni creatura in battaglia ha le sue caratteristiche: il pedone
può sferrare dei semplici fendenti, il gigante lancia macigni lenti ma letali, l'arciere
frecce poco dolorose ma veloci e difficili da schivare, la fenice brucia e si rigenera, la
banshee crea attorno a sè uno scudo d'energia. Quindi ogni esercito ha i suoi
pezzi particolari, e allora se la luce dispone del potentissimo genio, le tenebre hanno il
dragone e il polimorfo che può assumere l'aspetto dell'avversario. I comandanti delle due
squadre, il mago e la sacerdotessa, possono utilizzare anche una serie di incantesimi
(ognuno una sola volta) di teletrasporto, evocazione elementale, cura, resurrezione,
scambio di posto, bloccaggio. La guerra finisce solo quando le forze nemiche sono
completamente annientate, una guerra che prosegue fra mosse strategiche sulla scacchiera e
pura abilità arcade nelle arene. Dobbiamo stare attenti a dove ci spostiamo (alcune
caselle contrassegnate con asterisco rendono immuni alla magia) e a con che pezzo
attacchiamo l'avversario (sarebbe stupido attaccare un pedone col mutaforma diventando
esattamente come lui!!).
Tornando al sonoro, il set di effetti è abbastanza vario e ben fatto. Ad ogni azione
corrisponde un effetto differente, quindi i vari attacchi e magie hanno un suono che le
rende riconoscibili; la musica introduttiva di pochi secondi è carina e nulla di più,
tuttavia manca un vero tema durante la partita, tema che pensiamo avrebbe comunque
compromesso la atmosfera. Perchè quella creata da Archon è fantastica: la sensazione di
essere il signore della luce o dell'oscurità alla guida delle sue truppe nello scontro
decisivo è palpabile e impagabile, e questo approccio geniale, assieme a una grafica
funzionale benchè non eccelsa (siamo nel 1983!!!), rende Archon un gioco attuale ancora
oggi. Inoltre il titolo risulta molto divertente assieme ad un amico, e anzi l'unico punto
debole del gioco è, se vogliamo, proprio la partita in singolo. Difatti non sono
disponibili livelli di difficoltà e la cpu non è davvero irresistibile come avversario,
per cui, dopo aver fatto un po' di pratica e avere vinto con ambedue gli schieramenti,
giocato da solo può venire abbastanza a noia. Una menzione particolare anche per
l'artwork della copertina, splendido nel suo bianco e nero. Conclusione: ci sentiamo di
consigliare una "partita" ad Archon a chiunque, perché si tratta di uno di quei
giochi per cui i 23 anni trascorsi o più non hanno alcuna importanza. Questo accade
quando l'aspetto grafico non è la colonna portante del gioco e quando la realizzazione
tecnica è funzionale al gioco stesso. Un concetto poco comprensibile in tempi come i
nostri in cui la scarsità di idee viene spesso controbilanciata da una prorompente veste
grafica che, quando la tecnologia avanzerà ancora, apparirà obsoleta.
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