BARBARIAN
- THE ULTIMATE WARRIOR - Ricorrere
ad Anna Whittaker per la copertina di Barbarian non si rivelò una cattiva idea. Palace
ben sapeva quanto la "regina dell'hard" fosse apprezzata in inghilterra, e ne
approfittò per consolidare un franchise carnale e al contempo muscolare forgiato
da Conan Il Barbaro alcuni anni prima. Fu uno dei primi giochi europei ad essere
commercializzato con il limite di età, fatto scaturito non solo dalla provocante
copertina (comunque differenziata per ogni versione) ma soprattutto per suoi contenuti
esplicitamente "gore". L'unico protagonista del gioco è infatti il sangue,
prima dei barbari e prima della regina di turno che dovremo salvare. Violenza serrata,
sangue ovunque e, cosa più importante, teste mozzate a volontà. Con Barbarian
le decapitazioni divengono istituzione, fine ultimo e ultima gratificazione del gioco a
due, perchè nel "single player", effettivamente, la sfida risulta un tantino
monotona.
Ma andiamo con ordine sviscerando, dapprima, un sistema di
controllo a tratti inedito e probabilmente rivoluzionario per i tempi. Barbarian era un
picchiaduro nel vero senso del termine, con decine di mosse effettuabili e con la
peculiarità della parata, fattore quasi del tutto trascurato nei precedenti beat'em
up per la macchina Commodore. In più delle spettacolari animazioni reggevano una
azione davvero frenetica, che si sviluppava in una unica schermata (come International
Karate) mostrante degli sfondi di notevole fattura. Per i tempi in cui uscì la grafica di
Barbarian era tranquillamente definibile tra le migliori mai prodotte per C64, grazie a un
ottimo utilizzo cromatico e una definizione decisamente sopra la media. Non parliamo poi
dei virtuosismi in chiave "sadismo esasperato" con cui apprendere una violenza a
tratti gratuita, ma di fatto imprescindibile: osservare il nostro opponente accasciarsi al
suolo, dopo avergli fatto schizzare via la testa, non è cosa da poco. Quando poi appare
l'orco verde sghignazzante che la prende a calci, trascinando al contempo la carcassa
decapitata della nostra vittima, il quadro può definirsi completo.
Barbarian resta a tutt'oggi uno dei più violenti
videogiochi mai concepiti, un media che se commercializzato nel nostro tempo
(magari in 3D) solleverebbe polveroni scomodando psicologi, sociologi, mamme, capi di
stato, religiosi vari. Struttura: bisogna ammettere che la struttura dei combattimenti
fosse particolarmente ordinata, nonostante alcune ingenuità riscontrabili in modalità
"single", dove era possibile battere gran parte degli avversari con un semplice
attacco basso e, dopo averli messi al tappeto, tramite un calcio allo stomaco. Certo non
riusciva sempre, ma questo fattore limitava innegabilmente il gameplay. Nell'uno contro
uno la situazione migliorava decisamente, e non essendovi l'astrusità della cpu potevamo
così intraprendere una battaglia all'ultimo sangue, molto strategica e incentrata su di
uno stato di forte tensione emotiva: farsi tagliare la testa costituiva umiliazione troppo
grande per poterla concedere all'amico convocato a casa, dopo la scuola, proprio per
potergli sottoporre l'arte della mutilazione. Come già accennato il parco mosse si
presentava piuttosto variegato, consentendo un susseguirsi di movenze non solo
diversificate, ma anche fluide e plausibili. Palace catturò pari pari i movimenti di
Arnold Schwarznegger per mostrarne a video sì una riproduzione "in miniatura",
ma orchestrando con grande cura nei particolari. La mossa del "tagliatesta", con
cui il barbaro digitale effettuava una torsione di spalla e braccia resta una sequenza
insostituibile nella storia dei videogiochi....
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