CAMELOT
WARRIORS Ogni cavaliere
prestava giuramento per indossare armi e amministrar giustizia. Ogni cavaliere aveva una
missione da compiere, in nome della Santa Chiesa, che lo portava a combattere gli infedeli
e le forze del male. Introduzione dovuta per il soggetto del titolo, il protagonista del Camelot
Warriors uscito nel lontano 1986 per la macchina Commodore (ne uscì anche una
versione Spectrum); si era cavalieri di un tempo lontano, popolato da esseri
soprannaturali, dominato dalle tenebre. Un terribile sortilegio ci portava nellantro
oscuro della notte, al fine di sconfiggere il male e tutte le creature al suo servizio. Si
era nel regno di Camelot, quel regno dorato facente parte del mito di Re Artù
e i cavalieri della tavola rotonda. La avventura sarà nostra per lunghe sequenze animate
e frammenti di buio fascinoso carico di mistero.
Una grafica generalmente stilizzata riproduceva a video la
fantasia di un fanciullo. Erano ambienti scarni, ma fascinosi, in un contesto
medievaleggiante che culminava nella caratterizzazione del protagonista principale, per i
tempi ben animato, e nel sapiente accompagnamento musicale. La difficoltà
dellavventura, piuttosto alta, conferiva una buona longevità finale perchè mai
eccessivamente frustrante : bisognava affrontare i balzi con molta precisione,
e saltare sulle piattaforme calcolando a dovere la posizione dei nemici. Come deducibile
dalle immagini, il comparto esteriore era davvero ridotto all'osso, nonostante una buona
animazione degli sprites e una certa originalità nella loro rappresentazione. Un fascino
magnetico, difficilmente spiegabile, ti prendeva nonostante la grafica, nonostante un
sonoro trascurabile. Nel titolo erano comunque presenti tutti quegli elementi
medievaleggianti tipici della cultura occidentale: maghi, streghe, incantesimi e sortilegi
per arricchire un gameplay molto intenso, che ci vedrà cambiare aspetto esteriore (a un
certo punto ci trasformeremo in rospo) per raggiungere locazioni prima inaccessibili.
Peccato per un ritmo di gioco forse eccessivamente lento, che ci vedeva percorrere intere
sezioni senza che alcun nemico attaccasse; capitava sovente di dover raccogliere un
oggetto molto distante, con un conseguente protrarsi di punti morti.
Giocavamo a Camelot Warriors perchè probabilmente non
c'era altro che il mercato proponesse, o forse perchè non avevamo le risorse economiche
necessarie per una console Sega o Nintendo. Ora, in pieno nuovo millennio, pensiamo sia
stato meglio così, perchè la cultura occidentale al videogioco si è sviluppata
parallelamente a quella nipponica, e quindi in maniera indipendente. Le novità apportate
in ambito squisitamente strutturale, tipo la capacità di metarmorfosi, e la immane
visualizzazione dell'oscurità, facevano passare in secondo piano una rappresentazione
visiva generalmente poco gradevole. Forse quando realizziamo di aver appreso il senso del
videogioco la nostra adolescenza è già finita, e gli strati di polvere che ricoprono lo
stesso ne hanno mascherato l'esistenza...Camelot Warriors portava a sè
buona parte degli elementi da "platform game" propri del periodo in cui uscì, e
in un certo modo è specchio della generazione videoludica di metà anni80. Il
ragazzino, generalmente "occhialuto" e gracile si abbandonava nel tepore della
sua cameretta per vivere grandi avventure elettroniche, per estraniarsi dal presente. La ending
sequence di Camelot Warriors mostrava un ragazzino risvegliarsi nel suo letto,
per accorgersi poco dopo di aver solamente sognato. Un finale carico di misticismo che è
tuttora leggenda.
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