DELTA

deltamini.JPG (13864 bytes)Chi è Stavros Fasoulas? Ma soprattutto quando è diventato il Dio dello spazio siderale? Allora Stavros aveva realizzato Quedex, e prima ancora Sanxion. Due giochi che probabilmente non diranno nulla al neofita, ma che sicuramente avranno fatto spaccare più di un joystick al veterano conoscitore, che magari non ha mai abbandonato i due titoli e che tuttora li gioca con gratificazione. Ma fu con Delta che avvenne la consacrazione di Stavros, fu con Delta che lo sparatutto cominciò a evolversi sulla macchina Commodore, e fu con Delta che un certo Rob Hubbard diede il meglio di sè per ripiegare il sonoro astratto del paradisiaco mondo stellare. E appunto stelle visualizzate da puntini luminosi multicolore, per giustificare la lontananza di cento e più pianeti in un spazio che sembrava infinito. Una tecnica di programmazione raffinata per un design fortemente devoto agli scenari classici degli sparatutto a otto bit, benchè portatrice di uno stile inclassificabile.

La trama del gioco trae cornice da mille e mille sceneggiature cinematografiche di fantascienza, attuando comunque una storia affascinante: nello spazio profondo vi è una colonia aliena chiamata "Delta" nella cui zona di transito sono misteriosamente scomparsi dei cargo di trasporto passeggeri. La confederazione stellare decide allora di indagare su queste strane sparizioni incaricando il miglior pilota della accademia di perlustrare la zona e registrare eventuali anomalie aliene. La situazione si complica quando, racatosi sul posto, l'eroe si trova in una zona mistica non rilevabile da alcun radar intergalattico (una sorta di buco nero) ricolma di alieni e delle loro strane strutture architettoniche. Delta comincia qui, con la classica missione disperata nel tentativo di uscire vivi, per l'ennesima volta, dalla solitudine di uno spazio infinito, proteso verso eleganti geometrie bidimensionali. Una eleganza visiva comunque differente da ogni altro sparatutto per Commodore 64, e abbastanza contrapposta a quella di Armalyte (che veniva considerato, erroneamente, il seguito ufficiale di Delta). La radicalizzazione del processo di sparo, vincolata a un level design schematico, si manifesta sottoforma di shoot'em up dalla inerzia totale, in qualche modo iniziatore di quella che sarebbe diventata la corrente occidentale dello sparatutto.

Delta è uno spara e fuggi dalla struttura rigida, immutevole. Il procecsso dello scorrimento avviene nella alternanza di sezioni a scansamento e rapide zone di sparo assoluto. Memorizzazione millimetrica, per riuscire a infilarsi all'interno di canali di cinque o sei pixel, mentre lo scrolling accelera e l'occhio impazzisce in una spirale di frustrazione violenta. La estetica della opera Thalamus è un inno allo sviluppo rettilineo omogeneo, una costruzione pragmatica che si nutre di innovazione cromatica. La semplicità estrema dei fondali si contrappone a una fluidità impeccabile, e alla animazione della nostra astronave ormai assurta a paradigma dei generi (non è un caso che molti degli shoot'em up che sarebbero apparsi sulle piattaforme a 16 bit ne avrebbero tratto spunto); costruita con moltissimi fotogrammi, la navicella ruota completamente assumendo un asse cilindrico omogeneo che le dona corposità e, soprattutto, futuribile credibilità. Delta immerge completamente il fruitore in questa zona oscura, profonda, inquietante. Le stelle sullo sfondo, irraggiungibili, protendono verso l'infinito universale del videogioco a otto bit. Rob Hubbard, in tutto questo, ebbe il merito di creare una colonna sonora che ancora adesso resta indimenticata nel panorama musicale del Commodore 64, con il brano introduttivo che rievoca un passato lontano e la nostalgia della solitudine spaziale. Un tema così evocativo, complesso, quasi commovente nella sua inesorabile e malinconica ineluttabilità, lo avremmo ricordato per sempre. Delta fa si che strane emozioni ci immergano nello splendore dell'universo, nella eternità sublime del nero arcano e sconosciuto.

 

 

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PRO

Grafica splendida

Colonna sonora evocativa

                      

CONTRO

Frustrante, ma è una questione di

secondaria importanza...

                           

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Note di produzione