DRAGON
SKULLE Era il periodo delle
contraffazioni da bancarella e della pirateria legalizzata. Non era difficile in effetti
pescare tra le raccolte da edicola veri e propri capolavori del genere avventuroso, e
magari ne ignoravamo anche la effettiva validità presi dalla smania di vedere il gioco
successivo. Dragon Skulle è uno di quei giochi che si mimetizzano per
mostrare la loro "potenza" strutturale solo dopo una attenta analisi critica, e
che vanno ben oltre la semplice apparizione da "compilation". In questa sede
vedremo di indirizzare l'interesse al gioco sezionando i contenuti intellettuali,
evidenziando la controversa costruzione grafica, indicando i punti essenziali che
realizzeranno un concetto di gioco per i tempi evoluto ma valido a tutt'oggi. Saremo
inizialmente presi dalle atmosfere, saremo partecipi di un naufragio in una isola
maledetta, ricca di misteri, ossessioni, maledizioni e strane creature demoniache. E
concluderemo chiedendoci se davvero il divertimento si decida nella immediatezza, o se lo
stesso prenda quartiere nella curva di apprendimento scalare, dai toni ostici, non sempre
mal digerita dal pubblico che videogioca.
Resta la praticità con cui Ultimate sezionò
un menu di gioco versatile e intuitivo. Le azioni da compiere erano sulla barra superiore
dello schermo, indicate da una mano virtuale controllata dalla tastiera (tramite la barra
spaziatrice e il tasto Return) e attivabili tramite la semplice pressione del tasto fire.
Decisamente singolare la barra energetica indicata da cinque riproduzioni facciali del
protagonista di gioco, che si trasformeranno in teschi nel momento in cui avremo subito
ripetuti attacchi da parte dei nemici. Scelte accessorie che andranno a delineare la
meccanica enigmistica del gioco, provvista di una affascinante corposità esotica avente
elementi esplorativi e matematici, e quindi sottostanti a una logica di fondo che segue un
segmento ludico delineato. La difficoltà si fa sentire sin dal primo approccio e si
manterrà alta fino alla fine: un elemento a sfavore. Abbiamo ravvisato una eccessiva
ostilità di tutti i nemici, nonchè delle insidie fisiche (stalattiti, gocce di acido) a
tratti impossibili da evitare. Le cinque tacche di energia si renderanno ben presto esigue
producendo un senso di frustrazione latente prima di varcare ogni antro o pertugio. Ma il
fascino e l'intelligenza strutturale prevarranno in toto invogliando alla prosecuzione e
non lasciando tregua: sarà dura ma il gioco vale la candela.
Nonostante le apparenze Dragon Skulle può dire la sua
anche sul piano estetico. Al di là dell'approssimativo dettaglio del baffuto omino si
può apprezzare una ottima definizione degli sfondi, con buone animazioni e ispirato
design dei nemici. Dobbiamo tener conto che si tratta di una produzione del 1985, con
tutte le limitazioni di programmazione dettate dal periodo, e dobbiamo a ogni modo
apprezzare una realizzazione tecnica decisamente sopra la media. Con un unico caricamento
dislocato in pochi Kbytes i programmatori della Ultimate sfruttarono adeguatamente le
potenzialità del C64, senza troppi sfarzi ma con un senso della estetica quasi del tutto
condivisibile. Un conto separato per il sonoro, che si limita a una discreta musica nello
schermo dei titoli e ad effetti sonori nella media dell'otto bit della Commodore, pur
senza risutare eccessivamente fastidiosi. L'elemento meglio riuscito è da ricercarsi
comunque nella identità ludica, molto ben costruita, di tutti gli oggetti e della
generale interattività. Si era alle soglie della nuova era della LucasFilm e delle sue
avventure punta e clicca, che pur avendo poco in comune con Dragon Skulle ne avrebbero
certamente ripreso le cadenze di gioco e il fascino interattivo. Non sappiamo in realtà
quanto il titolo Ultimate ambisse in termini strettamente commerciali, ma siamo comunque
certi che abbia creato un genere del tutto inedito per il panorama del Commodore 64,
abituato prima di allora ad astruse avventure testuali completamente prive di qualsiasi
elemento arcade, fattore che Dragon Skulle combina alla ricerca e alla esplorazione
"attiva".
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