INTO THE EAGLES NEST

eagles_nest.jpg (55032 bytes)Prima di Alien Breed la Mindscape aveva già percorso le visuali aeree, traendone benefici sulla manovrabilità degli sprites e la visibilità degli oggetti. Into The Eagles Nest stravolgeva la meccanica dell’action game laterale, proponendo qualcosa di inedito, che occhio umano non aveva ancora sperimentato; eravamo prigionieri in un maniero, in piena seconda guerra mondiale, e nostro compito era quello di fuggire eliminando le guardie e, cosa più importante, trovando le vie d’accesso ai quartieri esterni. Il fattore "esplorazione" era presente in dosi massicce, in quanto la ricerca di chiavi e munizioni non prescindeva dall’obiettivo finale, e quindi razionare i colpi di arma in nostra dotazione risultava basilare. Sparare a più non posso non portava a nulla, e farsi prendere dal panico induceva le guardie a ripiegare verso di noi a fiotti, senza lasciarci scampo. Bisognava utilizzare una buona dose di strategia militare, magari nascondendosi in angoli da cui fosse più facile puntare, e più difficile farsi colpire; l’ampiezza della mappa di gioco comportava un senso di chiusa estensione che immedesimava appieno.

Nel periodo della sua uscita sul mercato il gioco fu ben valutato dalla critica specializzata, tanto da meritarsi gli encomi della mitologica C+VG e un posto d'onore tra gli scaffali dei negozi specializzati. Peccato che Andrew Challis non avesse mai eleborato un seguito, neppure per i computer a 16 bit, per quanto il Team 17 ne avrebbe anni più tardi ereditato l'essenza...Tornando al gioco, gli effetti sonori e le musiche si limitavano a non interferire troppo sulla scena grafica, per risultare del tutto funzionali all’azione ma tutt’altro che fastidiosi. Il rumore dei passi era ben reso, il fuoco dei fucili plausibile e le vibrazioni metalliche delle porte discretamente realistiche. Molto buona anche la longevità globale, che si fregiava di un gameplay ostico ma non troppo frustrante da sbarrare inesorabilmente il prosieguo della avventura. Insomma la durata complessiva dell'intero gioco, da terminare tutto d'un fiato, può tranquillamente rientrare nella classica nottata in bianco o nella settimana di disperazione...

L'atmosfera di Into The Eagle's Nest aiutava a non perdere interesse, e ad assecondare la perlustrazione. Pur essendo piuttosto difficile da assimilare, soprattutto sulle prime, il titolo Mindscape aveva il grandissimo pregio di costringere l'utente a tirare dritto, a non desistere, facendo passare inosservate le effettive "inadenpienze" in fase di giocabilità. In tal senso censurabili alcuni attacchi "in massa" delle truppe di guardia, dalle quali risultava ostico districarsi, soprattutto quando bisognava disporsi in diagonale (limitazioni del joystick forse...). Il feeling opprimente, la necessità di dovere scappare, il brivido claustrofobico del labirinto portavano, a ogni modo, a una sorta di assuefazione da luogo chiuso, che ai fini della valutazione finale si rivelerà basilare. L'interessante level design delle tracce percorribili inspessisce il mero "spara e avanza" attraverso la ricerca delle chiavi, esorcizzando gli stati di noia. Into The Eagles Nest è un gioco pioniere sotto l'aspetto della visualizzazione, malgrado la semplicità del concepimento scenografico, se consideriamo che in precedenza non vi erano ancora stati esempi videoludici di action game votato al depistaggio. Le colorazioni, pur semplici, risultano apprezzabili in fase di contrasto, e migliorano notevolmente il bicromatismo della versione PC MS-Dos. Quindi un titolo che si dovrebbe quantomeno provare per apprezzarne le idee strutturali et estetiche, che non risultano poi così vetuste. 

 

 

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PRO

Molto coinvolgente

Visuale aerea ben resa

                 

CONTRO

A volte frustrante

                       
                          

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Note di produzione