ENFORCER:
Fullmetal Megablaster Senza clamori e senza neppure una
copertina ufficiale, nel 1992 esce sulla rivista tedesca "Golden Disk 64"
l'ultima fatica di Manfred Trenz per Commodore 64. Esce come budget game, assieme
ad un'accozzaglia di titoli del calibro di "Lost ninja" (sì, sì
Lost,
non last... Il ninja che si è perso insomma). Non è più l'epoca di Turrican, sono
passati solo due anni, ma con essi è svanita la antica gloria. Il C64 più che in declino
è finito.Cosa abbia spinto Trenz, che stava già da tempo lavorando a titoli sulle console a 16 bit, a perdere le sue notti per programmare questo Enforcer (che non gli avrebbe fruttato quasi nulla) è ancora oggi un mistero. Forse la voglia di superare se stesso e portare il vecchio e glorioso commodore là dove nessuno l'aveva mai spinto, o forse solo l'amore verso una macchina che aveva dato moltissimo sia a lui che a noi, a quei tempi piccoli videogiocatori. Con un po' di immaginazione riusciamo a vederlo, il maestro, chino sul suo C64, mentre cerca la soluzione migliore per fare stare sullo schermo la quantità di sprites che ha in mente per far si che quei 16 colori sembrino 100, per far convivere effetti sonori e musica contemporaneamente, e non era facile. Lo vediamo mentre deglutisce l'ennesima tazzina di caffè
per potere restare sveglio solo un altro po'. Lo vediamo canuto e sorridente Manfred,
mentre pensa alla faccia stupefatta di chi, osservando Enforcer su schermo, avrebbe
cercato in tutta la stanza l'Amiga, trovando solo un piccolo 8bit. Sì, chiudiamo gli
occhi e vediamo Manfred Trenz al lavoro. E ci viene quasi da piangere. A ogni modo
Enforcer è il seguito ideale del già bellissmo Katakis.
Graficamente i due giochi potrebbero essere quasi paragonabili, se non fosse che Enforcer
è più veloce, fluido e con un'infinità di sprites in più su schermo. Mentre guidiamo
l'astronave agile e dal design perfetto nella sistematica distruzione di orde di alieni di
ogni forma, mentre sorvoliamo città in rovina ed imponenti strutture evitando piogge di
asteroidi nello spazio profondo, mentre sputando fuoco da ogni angolo della nostra nave ci
battiamo con un enorme ragno meccanico che con ostinazione tenta di schiacciarci e mentre
ci esaltiamo per tutto questo non possiamo credere, non possiamo davvero credere di essere
alle prese con un c64. Unica imperfezione grafica riscontrata: nei momenti in cui lo
schermo è talmente collassato di sprites che il fondale quasi non si vede più, alcuni di
essi spariscono e riappaiono velocemente. Questo succede per ovvi motivi, ma non influisce
minimamente sull'azione, perchè sapremo comunque sempre dove sono tutti gli avversari e
nulla rallenterà mai.
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PRO |
|---|---|
Manfred |
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| Tecnicamente inverosimile | |
| Ludicamente devastante | |
CONTRO |
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Dannatamente facile |
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I mostri di Turrican forse erano più |
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grossi... |