HAWKEYE Hawkeye è ricordato da molti per
uno stranissimo effetto parallattico che visualizza il fondale fisso sullo sfondo mentre
il primo piano bidimensionale scrolla fluidamente. La sensazione è stranissima, di grande
meraviglia per un prodigio tecnico che il Commodore 64 aveva tenuto nascosto, almeno fino
a quando un gruppo di programmatori - i Boys Without Brain - non decise di dimostrare al
mondo quello che aveva in testa (nulla, appunto): Hawkeye è un classico
dal cuore visionario. Attraverso una iconografia innovatrice la opera prodotta da Thalamus
reagiscce alla linearità degli schemi unici variando nella forma e sul contesto. Hawkeye
persegue il principio della elevazione del ritmo, che attraverso una apparente semplicità
riafferma l'idea di gioco nel fattore ricerca, che poi si relaziona alla necessità di
cambiare al volo le armi. Hawkeye è tutto mostri, creature che svolazzano a sciami,
sfondi di intenso rosso in questo mondo parallelo dai segni pagani e super compositi.
La grafica si concentra nello stile: fondali rifiniti nei minimi particolari, animazioni eccellenti di tutti gli sprites, notevole velocità dello scrolling. Ancora oggi la tecnica di programmazione fotografa una mitologia folle e intrisa di colore, magrado le attigue limitazioni della piattaforma Commodore, realizzando un regno fatto di pixel caratterizzati, trasfigurati. I fotogrammi che generano i movimenti del protagonista e dei nemici saranno cento, mille. Tutto è liquido in Hawkeye. La matematica del team ceativo sommerge il video di dettaglio e forme squadrate, consegna un fondale metafisico, metacromatico. I giganti finali esaltano un character design che ascende verso il puro mutazionismo, che converge nelle forme e nei cingoli come mescolazione di carne e tubi. Anche rilevando più di dieci sprites simultaneamente a video, non abbiamo riscontrato rallentamenti, nè sfarfalii dell'immagine. Inoltre i Boys Without Brain si preoccupano di fornire a ogni livello uno stile iconografico distinguibile, che possa rivelarne ingame la natura extraterrestre. Non essendovi riferimenti ambientali specifici, la estetica di Hawkeye vive nell'ignoto più profondo, inventa paesaggi impossibili, crea luoghi di mera immaginazione. Il sonoro, affidato ai Maniacs of Noise (praticamente Jeroeen Tel) sovviene parzialmente inquietante nelle musiche e molto riuscito negli effetti, che si adattano magistralmente ai temi fantascientifici del gioco; facilmente scaricabile da uno dei tanti siti web dedicati al C64, il sid audio di Hawkeye è tappa irrinunciabile per chi voglia addentrarsi nel fascinoso mondo della techno a otto bit. Ma Hawkeye raggiunge eccellenza anche in giocabilità, laddove una attenta commisurazione dei movimenti e dei salti produce assuefazione e motivo di incedere, di intraprendere l'avventura per intero, di svelare l'arcano dell'ultimo livello e godere del magnifico finale. Ma attenti, perchè ogni singolo salto dovrà essere effettuato con la massima precisione, pena la capitolazione cruda e immediata in puro "Commodore style". Non sarà ovviamente possibile decretare il livello di difficoltà, che rimarrà perpetuo e tosto lungo tutto il gioco. E' quindi doloroso constatare come il genio dei due artefici realizzatori (Mario Van Zeist e Jeroeen Tel) sia oggi oggetto di fastidiosa indifferenza, e che sia difficile reperire tracce della loro passata esistenza se non in alcuni siti dedicati al retrogaming in cui sono menzionati per puro scrupolo analitico. La loro ultima apparizione videoludica avverrà con Disposable Hero (Jeroen Tel non è accreditato), sparatutto uscito su Amiga nel 1993 e distribuito da Gremlin. Quindi indispensabile, questo Hawkeye. E il mondo deve sapere, deve sapere.
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PRO |
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Tecnicamente monumentale |
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Colonna sonora techno, evocativa |
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Giocabilità consistente, efficace |
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CONTRO |
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Un filino difficile |
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