IMPOSSIBLE
MISSION Dicevano che Elvin Atombender fosse una mente
geniale, ai tempi del college. Chi avrebbe mai immaginato che avrebbe dato fuori di
cervello, pur conoscendo bene la sua indole narcisa e megalomane, scomodando me e
l'agenzia in questa folle impresa. Sono le 1.24 del mattino, anche se quì, in questo
orribile sotterraneo, non filtra un filo di luce e l'aria è insipida, quasi elettrica.
Non so bene come abbia fatto a istruire i robot assassini, e come li abbia dotati di una
itelligenza artificiale a riconoscimento fotocellulare. Sono rinchiuso in questo buco da
quasi quattro ore e non mi resta molto tempo. Nel caso non riuscissi, questa registrazione
andrà perduta e nulla sarà come prima. Pare che la testata nucleare sia in grado di
polverizzare nel giro di ventiquattro ore tutta la facciata ovest del blocco terrestre, e
che per effetti di post-deflagrazione porterebbe a un inesorabile dissesto del sottosuolo
magmatico.
Quando Elvin e io frequentavamo il medesimo corso di fisica
quantistica, nel' 76, c'era tutto un mondo da scoprire e l'entusiasmo per le nuove
frontiere a cui andavamo incontro era palpabile. Un giorno mi prese in disparte
chiedendomi di collaborare a un progetto che portava avanti in segreto. A quei tempi tali
atteggiamenti pseudo-eversivi erano tacitamente incoraggiati, e la facoltà, pur
conoscendo le manie di alcuna frangia studendesca, le tollerava sull'altare della
arbitraria sete di conoscenza di cui promulgava i principi. Fu allora che Elvin mi mostrò
il prototipo del suo decodificatore "universale", basato su non so quali
principi dinamici di accelerazione quantica. Nulla di concreto, solo stringhe e stringhe
di tracciati e microcircuiti su carta che, personalmente, non pensavo avrebbero mai
portato a qualcosa di concreto. Ma lo invidiavo. La sua brillantezza cerebrale mi
coinvolse e alla fine decisi di assecondarlo, accettando quell'incarico
"segreto" che, ne ero certo, mi avrebbe dischiuso parte della sua indefinibile
genialità. Non avrei mai immaginato di divenire complice, quasi inconsapevole, di una
delle più diaboliche menti criminali mai esistite, e di aver collaborato alla
realizzazione della più pericolosa macchina del ventesimo secolo. Elvin è ora in grado
di decodificare i codici di lancio di qualsiasi testata nuclerare....ma posso fermarlo.
Conosco il progetto e so cosa fare per evitare la catastrofe....
Impossible Mission è il prototipo del
videogioco concettualmente e ideologicamente impossibile. Nel 1984, quando uscì sul
mercato, Epyx avrebbe dettato le regole di un genere videoludico claustrofobico ed
esplorativo fino alla esasperazione. Vi è incluso tutto: ricerca di oggetti, sezioni
puzzle, azione arcade e difficoltà allucinante. Praticamente un gioco "totale",
completo sul profilo ludico e intellettuale e per questo rimasto indenne al passaggio
temporale (e sono trascorsi 20 anni). L'animazione dell'agente segreto
protagonista è passata alla storia per essere tra le più riuscite e memorabili che si
rammentino in un videogioco: splendida la capriola volante in avanti, così come la
falcata provvista di innumerevoli (per i tempi) fotogrammi. Il momento maggiormente
inquietante di Impossible Mission sta tutto nell'utilizzo degli ascensori. La sensazione
di chiusura, mentre l'elevatore ci porta in alto o centinaia di metri in basso, è
qualcosa che mette i brividi, che incide in modo radicale su di una atmosfera isolante
pregna di echi disperati. In una apparente semplicità scenica, la grafica si impone come status
della generazione sessantaquattrista urlando a gran voce una sua originale
collocazione iconografica. Ancora oggi lo stile di Impossibile Mission non sfigura se
intravisto proporzionalmente al periodo di uscita, doppiando a mani basse una generazione
videoludica viziata dall'iperrealismo poligonale. Impossible Mission è, sopratutto oggi,
un capolavoro dalla radicale giocabilità manovrata, creatore di innumerevoli situazioni
dinamiche in un contesto videoludico narciso e dalla allarmante profondità. Non possiamo
che celebrare, in data odierna, un pezzo di storia dei dei videogiochi, e non dimenticate:
"stay a while, stay forever".
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