EMLYN
HUGHES INTERNATIONAL SOCCER Sul finire degli anni '80 la Audiogenic
si era fatta notare per alcune ottime simulazioni di cricket, comunque passate
quasi inosservate nel nostro territorio. Quì da noi invece ebbero miglior sorte i
controversi Exterminator e Loopz per la loro mistura da puzzle game policromatici.
Ma la reale svolta si ebbe con la pubblicazione, nell' 88, di Emlyn Hughes
International Soccer, licenza calcistica derivata dall'omonimo campione di calcio
degli anni' 70. Hughes è ricordato per essere stato uno dei più forti difensori del
Liverpool in assoluto, con un numero di presenze impensabile (nella sua lunga carriera ha
giocato 650 partite) e svariati riconoscimenti sportivi acquisiti da capitano. Ora la
riproduzione videoludica rendeva sicuramente omaggio al grande calciatore, un fatto strano
perchè solitamente le licenze di questo tipo speculavano sul nome.
Ma Audiogenic con le simulazioni sportive ci sapeva
decisamente fare. Lo si avverte navigando sugli esaurienti menu di gioco, che consentono
ogni tipo di settaggio sul modulo da utilizzare, sulle caratteristiche di ogni calciatore,
sullo schieramento in campo. Il titolo consente anche di editare i nomi dei giocatori (un
fatto clamoroso per un videogioco calcistico di quel periodo) e salvarli su disco o
cassetta. Durante la partita il nome del possessore di palla compariva in sovrimpressione,
così da completare un quadro opzioni di incredibile valore. E se sul fronte
"manageriale" si era ai vertici, lo stesso può dirsi dal punto di vista
giocoso. Emlyn Huges consentiva un approccio alla partita del tutto realistico, grazie a
una velocità sorprendentemente attinente ai tempi di un incontro reale, con il pallone
che rimbalza plausibilmente e i passaggi attivabili a 360°, in otto direzioni differenti.
Si poteva fare di tutto: cross puntando il limite dell'aria, veloci scambi con un
compagno, tiri da fuori area, colpi di testa e pigne al volo. Mancava giusto la
rovesciata, ma è un peccato veniale. Ciò che rendeva unica la simulazione di Audiogenic
era un modo di intendere la partita che nessun altro aveva prima di allora sperimentato.
In primis il sistema di controllo stravolgeva con
un esauriente e al contempo sofisticato sistema di passaggi e tiri in porta. Per
effettuare un cross o un tiro alto bisognava portare indietro la levetta del joystick e
mirare a seconda della inclinazione. Il passaggio a un compagno era semiautomatico: la cpu
calcolava la distanza offrendo un direzionamento preciso verso il calciatore meglio
posizionato. Poi il cross: una dimostrazione di classe inaudita. Per effettuarlo bisognava
dapprima mirare verso il centro dell'area, e poi effettuare il movimento del tiro alto in
caso di cross aereo. Insomma difficile da spiegare ma dannatamente gratificante da mettere
in pratica. Questo malgrado una grafica non proprio spettacolare. Ma anche quì riteniamo
non si potesse offrire di più: nonostante il disegno cubettoso dei calciatori,
l'impreciso dimensionamento del campo e le opinabili dimensioni della sfera, era la
velocità con cui tutto era stato concepito a far riallineare tutto il comparto estetico.
Dopo aver appreso che è la fisica dinamica degli spostamenti ludici a regolare lo stile
di gioco non farete assolutamente caso al design. Vi immergerete anima e corpo
all'interno di una struttura videoludica impeccabile, assolutamente calcistica per
concezione e tempistica. Per il sonoro invece non possiamo che apprezzare la musica
introduttiva molto orecchiabile e ben orchestrata. Durante la partita, invece, i cori da
stadio sono quelli standardizzati del periodo (effetti usati praticamente in tutti i
giochi del calcio a 8 bit) con il rumore sordo del pallone calciato e la folla che esulta
per una incredibile sassata che si infila sotto l'incrocio dei pali.
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