KATAKIS Sarà anche un clone di R-Type ma
questo Katakis è sorprendente. Non a caso a svilupparlo furono nientemeno che Manfred
Trenz e Andreas Escher, che tempo dopo si sarebbero riuniti in occasione dello sviluppo di
Turrican II. Ora, dicevamo che come imitazione dello sparatutto più radicale degli
anni'80 Katakis riesce a salire in cattedra; appetibili varianti sulla
struttura dei livelli, con una tecnica realizzativa di grande classe faranno la fortuna di
Raibow Arts e dei suoi fautori, che in seguito si vedranno commissionata la stessa
conversione per C64 di R-Type. Ma è un'altra storia. Katakis, pur nella sua
collaudata conformazione, si distingue per una idea estetica del tutto differente dal
capolavoro Irem, avvicinandosi maggiormente a una fantascienza allucinata e psichedelica
di genere. L'aspetto generale è quantomeno appagante malgrado la quasi totale mancanza di
originalità iconografica.
La struttura arcade dei livelli di gioco non era comunque
fotografata. Il marchio di R-Type lo si avverte nel sistema di caricamento del beam
e nel pod frontale, ma per il resto Katakis è tutt'altro sparatutto. Differente
nell'approccio con i nemici, differente per una difficoltà di gioco più incentrata sui
meccanicismi mnemonici che sulla acquisizione progressiva dell'arsenale. Era quindi
possibile distruggere i nemici, e i bossi di fine livello, anche con armamentario base
nonostante l'incremento della difficoltà. Ma la classe dei programmatori tedeschi si fa
sentire nel bilanciamento della giocabilità, graduata di livello in livello e che
sostiene in modo impeccabile la continuità ludica. Katakis risulta essere in tal modo uno
shoot'em up longevo oltre che divertente, di quelli che se sei un vero hardcore
gamer non abbandoni dopo il primo livello: sei portato a giocarlo fino alla fine.
Tanto più che la struttura a multiload non infastidisce in virtù di caricamenti
brevissimi (anche da cassetta) e della massiccia lunghezza dei livelli. Rainbow
Arts confezionò un prodotto all'avanguardia, in diretta concorrenza con le
migliori produzioni per le sale giochi senza perderne in qualità generale. Con il
vantaggio, però, di non spendere una fortuna in monetine metalliche; la sfida era delle
più proibitive, ma con Katakis i programmatori realizzarono un autentico coin op
in casa, e forse il primo gioco per C64 degno di questa denominazione.
Sfruttando in maniera parsimoniosa le risorse tecniche del
C64 Manfred Trenz ed Escher diedero vita a una elegante visuale ludica: il crescendo
cromatico, che dal primo livello sostiene un design estremo dei mostri, si riscopre acceso
e multistrato nei livelli avanzati sostenendo un concetto grafico evoluto. In Katakis lo
stile fantascientifico resta coerente per tutta la durata di gioco attraverso un ibrido
ideologico di tutto rispetto. Ritroveremo, negli ambienti, la scabrosa biomeccanica di
R-Type coniugata al cyberpunk di Blade Runner in una visuale futuristica
a tratti allucinante. La visione del team tedesco è anche e soprattutto
capacità di creare un ambiente ludico fascinoso in sintonia con un concetto di design
quasi estremizzato, che porti alla assimilazione "totale" del gioco lungo
un percorso lineare e prestabilito. Katakis è cognizione del classico in tutte le sue
forme disegnate e non, compreso un sonoro che sfodera oscuri temi musicali di sottofondo e
ottimi effetti generali. Apprezzabili le ramificazioni di tonalità scandite dalla
estetica del livello corrispondente, sovente piuttosto cupe e in sintonia con la idea
rugginosa delle ambientazioni. Katakis è sviluppo grafico puro, un crescendo di nuove e
stravaganti soluzioni visive che non mancheranno di affascinare anche il meno avvezzo agli
sparatutto a scrolling orizzontale. Diciamocelo francamente: il solo fatto che a
realizzare il tutto siano stati i due geniacci che avrebbero creato i due Turrican
sarebbe un valido motivo per ignorare del tutto questa recensione e agire di
conseguenza. Non sarà facile trovare il titolo in versione originale, ma con un po' di
pazienza crediamo sia possibile rintracciarlo su Ebay.com o in qualche store d'oltremanica
che tutt'ora si occupa del Commodore 64.
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