MATCH POINT

matchpointcover2.JPG (15286 bytes)Questo giochino del tennis potrebbe fuorviare i non addetti ai lavori. Perchè se si riesce a reggere la bruttura grafica iniziale col passare dei minuti ci si potrebbe anche divertire. Premessa: è una questione di volontà. Effetto: Match Point è un tennis giocabile. Scarno, anche lento se vogliamo, ma giocabile e molto. L'anno era il 1984, con la sconosciuta Psion che proponeva un tipo di  tennis elettronico non ancora presente sul giovane Commodore 64, abbastanza preciso nel tocco e tecnicamente plausibile. Il gioco a due è prioritario, necessario se vogliamo vista la non eccessiva abilità della CPU una volta presa la mano con il sistema di controllo. Che produce realismo nel sistema di interscabio tra dritto e rovescio, automatico sul direzionamento angolare della pallina. In tal modo la disposizione del corpo risulterà decisiva se si vogliono ottenere risultati concreti.

Verso la fine degli anni'80 (doveva essere l'88 o l'89) feci provare questo gioco a mio cugino, allora trentenne, in uno di quei pomeriggi afosi di mezza estate. Non l'avessi mai fatto perchè il tizio cominciò a presentarsi giornalmente a casa mia e alla stessa ora per sfidarmi, senza contare che anche mio fratello, assolutamente estraneo al mondo dei videogiochi, finì per aggregarsi alla compagnia con il risultato di autentiche battaglie all'ultimo sangue. Tale situazione durò diverse settimane ma devo ammettere di essermi divertito un casino. Questo giusto per quantificare la consistenza di Match Point in un sano multiplayer, magari tre set su cinque, per una ben studiata architettura dei palleggi. Accade che gli scambi possano durare parecchio, con alternanza a rete e fondocampo e scambi serrati sul passante lungolinea. I movimenti del joystick erano piuttosto semplici (pressione direzionale in avanti per i colpi profondi, all'indietro per una palla corta) ma allo stesso tempo consentivano una rapida assimilazione del sistema di gioco. Sorprendentemente la precisione dei colpi si mantiene su discreti livelli, tanto che con una buona mezz'ora di pratica elimineremo quasi del tutto la casualità.

Nel gioco singolo Match Point consente di partecipare a tre momenti di un ipotetico torneo (quarti di finale, semifinale e finale), le cui differenze si avvertiranno nella velocità degli scambi. Così se nei quarti il gioco sarà praticamente in slow motion, a nelle successive due scelte la velocità diverrà sostenuta con conseguente impennata del livello di difficoltà. Naturalmente tale scelta potrà essere effettuata anche nel gioco a due, in modo che si possa performare a piacimento la consistenza degli scambi. In quanto a tecnica di realizzazione, il titolo della Psion sovviene in data odierna veramente arcaico. Gli omini fanno quasi tenerezza tanto sono stilizzati e la pallina è formata si e no da un paio di pixel. Ma non è questo il punto. Perchè il dimensionamento del campo appare davvero plausbile malgrado la seghettatura delle linee oblique, e vi sarà anche spazio per gli spalti, i raccattapalle (a dire il vero animati come delle scimmie) e il giudice di gara. Il tabellone del punteggio usufruisce dei caratteri standard della Commodore, presentandosi in un triste marrone chiaro abbastanza terrificante anche ai tempi. La funzionalità del tutto riesce comunque a trainare il gioco verso un giudizio più che positivo, che tiene conto della buona giocabilità generale e della diffusa immediatezza dei controlli. Match Point resta un tennis di una certa importanza per la ludoteca sportiva del Commodore 64, ancora oggi rimembrato con rispetto dai cultori dell'otto bit per quella caratteristica strutturale che antepone la giocabilità a grafica, a opzioni e a sonoro (quest'ultimo praticamente assente).

 

 

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PRO

Immediato e giocabile

Funzionale al massimo

                         

CONTRO

Grafica stilizzata

Sonoro quasi inesistente

                        

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