MYTH - HISTORY IN THE MAKING - Introdotto nell '89 da una System
3 non ancora sazia dei successi ottenuti dai Last Ninja, il Myth di Peter
Baron e Bob Stevenson prendeva lo slash'em up delle sale giochi per riadattarlo
alle estetiche e alle idee dell'intrattenimento domestico. Myth è una epopea
generazionale. Girovagando in questi meravigliosi mondi mitologici vengono fuori tutti i
pregi e tutti i difetti della interazione sessantaquattrista, limitata dai
supporti di stoccaggio dati ma ampliata da alcune delle più talentuose menti del settore
videoludico. Si veda il brano introduttivo di Jeroen Tel, un pilastro di annotazioni fantasy
e sintetizzatore polifonico. Si veda lo scenario creato da Stevenson, gigantesco e
immane per le intuizioni iconografiche di pseudomiti e diffusa leggenda. Una seppur minima
componente adventure tende a manifestarsi con la necessità di trovare, sovente,
una via di uscita percorribile, nella facoltà di risolvere piccoli enigmi, nella
possibilità di acquisizione di nuove armi. La sostanza, la quantità di azione profusa
dalla opera System 3 garantisce una percorrenza impegnativa, serrata.
Le prime fasi di gioco mettono in luce un sistema di
avanzamento a più livelli di altezza, fra piattaforme che sovrastano o discendono, e una
orda di nemici che attaccano in massa. Gli scheletri si rigenerano, le arpie svolazzano
minacciose pronte ad affondare gli artigli e un po' tutte le meccaniche, comprese quelle
del raccoglimento oggetti, portano il giocatore al continuo spostamento dinamico, a
saltare e correre per non farsi circondare. Il nostro eroe è comunque in grado di
sferrare pugni e calci, all'occorrenza, e quantomeno inizialmente il corpo a corpo sarà
l'unica via per l'ottenimento delle armi, visto che vegono rilasciate solo dopo avere
annientato un nemico. Ma non si pensi all'upgrade come a un mero veicolo di potenziamento
bellico: in Myth la spada, così come la palla di
fuoco, oltre a incidere negli scontri consentono lo sbloccaggio di alcuni
passaggi cruciali per il prosieguo. Si veda in proposito la necessità, nel primo livello,
di tranciare le catene di un cadavere appeso per il collo. Inevitabile, alla fine, lo
scontro con il mostruoso guardiano. La mistura action adventure realizzata da
System 3 esprime una efficace via di mezzo tra platfromismo classico arcade alla Ghosts'n
Ghoblins, avanzamento orizzontale alla Hysteria e perlustramento alla Stromlord.
Collocare Myth in uno o più segmenti videoludici è tuttavia limitante.
Myth è una esperienza. Il livello di difficoltà elevato e
la frustrazione di dovere ricominciare dall'inizio, esaurita la materia vitale, non fa
testo al cospetto di una struttura narrativa prevalentemente studiata per annichilire, per
sorprendere e nondimeno coinvolgere un videogiocatore ormai sopraffatto dalla iconografia.
La caratterizzazione impeccabile del protagonista, che sfodera una animazione monumentale,
fa da tramite fra l'utente e le scenario, per sancire una immedesimazione assolutamente
carnale. System 3 punta sul comparto emozionale, sulla atmosfera, sulla maestosità di uno
sfondo ultracolorato, ultradefinito, a tratti animato. Impressionanti i fiotti di lava del
primo livello e le intarsiature del quadro egiziano, ma potremmo indugiare per ore nella
disamina di una iconografia che è devota alle decorazioni, al puro barocco
bidimensionale. Sovente plausibile e storicamente esatto, a volte contaminato da elementi
di pura fantasia, il contesto scorre via mostrando ogni sorta di creatura mitologica,
realizzandosi definitivamente nella monumentale visione dei mostri. Myth è
la essenza stessa dell'intrattenimento elettronico, un sublime atto d'amore
verso le idee, la storia, l'immaginazione. Ci si conceda questa divagazione,
in modo che il lettore possa intuire la portata culturale della produzione di System 3,
che va ben oltre il semplice concetto di videogioco. Su di una macchina vecchia di quasi
deici anni si concretizzava, nell '89, una opera tranquillamente in grado di competere con
le realizzazioni di maggiore peso per le macchine a sedici bit. Anni dopo ne sarebbe
uscita una versione Amiga moderatamente apprezzabile.
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