QUO VADIS

quovadiscover2.JPG (11883 bytes)Doveva essere l'85 o l'86. Non ricordo con esattezza. Un mio compagno di classe mi invitò a casa sua per fare una partitina al suo Commodore 64, che non possedevo ancora. Ero un bimbo piccolo e alla vista di quel gioco, appartenente a una di quelle megacompilation da edicola, tutte le mie sfrenate fantasie cavalleresche presero vita. Forse si chiamava "Cavalieri" o qualcosa di simile. Fatto sta che, in realtà, si trattava di Quo Vadis della Edge, un titolo datato 1984 la cui trama mi è ancora oscura. Venni in possesso della versione originale del titolo solo due anni più tardi, grazie alla opera del gruppo Jackson Libri, che sì vendeva i suoi giochi in edicola, ma che anche ne rispettava i copyright mantendo la titolazione originaria. Quella che vedete sovraesposta è la cover di quella cassetta da edicola, che ho rispolverato in virtù di questa commemorazione storica.

Problematico valutare Quo Vadis in data odierna. E' passato così tanto tempo che ormai sono in pochi a ricordarlo, e forse anche allora erano in pochi quelli che lo giocavano. Perchè il gioco era difficile, molto. Non teneva minimamente conto del bilanciamento ludico e si lasciava andare in una feroce messa al bando del giocatore di turno. Si era in balia di decine di pipistrelli, o strani volatili, che anche una volta uccisi si riformavano attaccando costantemente. Mai una pausa. Soprattutto nelle caverne. Il sistema di sparo favoriva comunque la eliminazione verso tutte e otto le direzioni consentite dal joystick, con autofire attivato e possibilità di bloccare l'omino tenendo premuto il pulsante. In tale occasione si restava fermi, ma con il vantaggio di sparare comodamente anche dietro le spalle. La avventura è fondamentalmente arcade, procedendo sulla esplorazione di nuovi meandri e il ritrovamento di alcuni forzieri d'oro che ci doneranno nuova energia. Purtroppo la stessa tende a esaurirsi presto, senza che vi sia alcuna barra giacchè sarà il colore stesso del protagonista, che varierà da marrone (valore normale) a viola (valore critico), a indicarne lo stato di salute. A ogni modo frustrazione alle stelle, con picchi di autoflagellazione a più strati.

Ciò che salva Quo Vadis dalla mediocrità è il suo indubbio fascino. Rispetto a Hunchback, realizzato nello stesso anno, il titolo Edge propone una estensione di gioco pressochè quadrupla, situazioni sempre nuove e una mappa labirintica concepita in modo intelligente. Attraverso delle funi potremo calarci verso più direzioni, e a seconda delle nostre scelte il gameplay muterà da "difficile" a "praticamente impossibile". Questione di fortuna. Ma non solo, perchè Steven T. Chapman, programmatore unico di Quo Vadis, inserì all'interno del gioco alcuni enigmi dalla astuzia letale, che una volta risolti avrebbero portato a una cospicua vincita in sterline (spedendo le risposte direttamente alla software house). Adesso non sappiamo se mai vi sia stato uomo che abbia risolto sittali arcani, ma è un fatto che Quo Vadis sia passato alla storia proprio per i misteri che celava all'interno del suo oscuro mondo medievale. Un mondo inaccessibile per lunghi tratti. Visionario in altri. Ma non alla portata del videogiocatore medio proprio per la sua natura intransigente. Riguardo il sonoro non vi è molto da dire, visto che il tema musicale è lo stesso sia nella schermata dei titoli che durante il gioco, e che gli effetti sono praticamente assenti. Bisogna però ammettere che nel suo minimalismo monofonico la musichetta si lascia ascoltare senza infastidire più di tanto. Quo Vadis è in definitiva un gioco di altri tempi, di altri luoghi e per altri videogiocatori. Oggi non avrebbe senso decretare sulla sua validità, ma non è il caso di essere eccessivamente severi....                    

 

 

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PRO

Ambientazioni affascinanti

Mappa molto estesa

                         

CONTRO

Sonoro minimalista

Frustrante fino alla flagellazione

                          

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