SANXION Francamente immane. Nel 1986,
quando lo sparatutto nipponico cominciava a occupare le sale giochi di mezzo mondo,
Stevros Fasoulas decise di dispensare la sua arte blastatoria orizzontale sugli otto bit
del C64. Sanxion è un titolo che, per molti aspetti, non ha subito gli
acciacchi del tempo, e che anzi ha beneficiato di un processo di invecchiamento inverso
lì dove tecnica e giocabilità appaiono insolitamente "attuali"
all'accostamento con i più moderni sparatutto in 2D. La perfezione oggettiva di Sanxion
è tale adesso come lo era nel 1986 per la codifica stilistica universale introdotta da
Fasoulas, che rivela un soggetto futuribile poco incline alla obsolescenza visiva. Benchè
ancorato a una struttura a scorrimento ideologicamente arcaica, lo sparatutto rivela un
originale sistema di propulsione direzionale: joystick a destra e la navicella accelera
progressivamente, ma per ragioni di cui parleremo a breve è consigliabile non abusare di
tale facoltà. Per il momento vi basti carpire la eccezionalità costituzionale
dello spara e fuggi prodotto da Thalamus.
Il marchio di riconoscimento è lo split-screen. Sanxion
dispone questa schermata la cui zona superiore inquadra la azione dall'alto, creando un
diversivo prospettico squisitamente ornamentale. Ludicamente parlando, la barra
sovrastante non offre vantaggi nè diversivi: sta lì a determinazione tanto del
superomismo di Fasoulas quanto di una unicità iconografica prestabilita. E il diletto
giunge a compimento quasi per interpretare l'incubo cromatico degli ambienti. Il gioco è
ostile, molto ostile. Se nei primi livelli la sparatoria sarà leggera, e per leggera si
intende il livello "hard" di un titolo per console, dal terzo in poi vi sarà da
soffrire. La apnea velocizzata dei saliscendi, per evitare le barriere verticali messe
come stalattiti è sconcertante. Come Delta, Sanxion detta una rigidità di forma
indipendente dagli shooters di origine nipponica forzando sull'estremismo ludico,
ostentando una cattiveria beffarda e a tratti inquietante. Il limite strutturale di
Sanxion è giusto nel non concepire l'appagamento della distruzione di massa, laddove la
vera sfida per il giocatore starà nel non schiantarsi contro quei cattivissimi muri
verticali. E' nostra opinione che il vizio di forma sia figlio del periodo in cui il
titolo fu immesso sul mercato occidentale, quando lo shoot'em up nipponico non
aveva ancora il supporto delle console di importazione.
Il livello di programmazione a sostegno di Sanxion eccede
in una serie di virtuosismi grafici per i tempi impensabili. Lo scorrimento fluidissimo
regge il parallasse - una delle prime implementazioni dello scrolling differenziale - e
mostra degli sfondi particolarmente ispirati. Efficace la animazione delle astronavi
nemiche nonchè il design delle stesse; la sensazione diffusa tende verso la fantascienza
anni '60 in una visione meno cupa di quanto lo sparatutto del periodo concedesse
normalmente. Benchè nei livelli avanzati gli scenari restino gli stessi, con la sola
variante del colore, si tende ad apprezzare la psichedelia accelerata delle zone bonus.
Sanxion è un titolo controverso. Lo si odia per le inevitabili ingenuità nella struttura
dello sparo ma lo si ama, anche, per le innovazioni visive e la tecnica impressionante.
Nel 1986 solo in arcade si era visto di meglio in termini di ricchezza grafica pura e
velocità degli schermi, ma bisogna considerare il netto svantaggio tecnologico del C64
rispetto alle schede coin op dei pionieri Capcom e Konami. La realizzazione sonora di buon
livello negli effetti come nella intro music si adegua a quella che è ancora una
produzione di alto profilo tecnico, nonostante si stia parlando di un titolo appartenente
alla preistoria dei videogiochi. Sanxion è sparatutto orizzontale capace ancora di
intrattenere il malato di mente cultore del genere, ed è effettivamente difficile
immaginarsi il supergiovane dei nostri tempi che giochi al titolo di Fasoulas per più di
cinque minuti. Sanxion è uno sparatutto della vecchia scuola occidentale, forse il vero
iniziatore del filone europeo dello sparatutto alternativo, e per questo acerbo sotto
l'aspetto della pura giocabilità.
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