SATAN

satancover2.png (126227 bytes)Satan è sostanzialmente un clone di Black Tiger. Prodotto dalla Dinamic nel 1990 parallelamente a un certo After The War, il gioco si rifà ai canoni arcade della Capcom primordiale presentandosi in veste grafica piuttosto riuscita. Dinamic decise per uno sdoppiamento sequenziale dei caratteri del citato coin op della Capcom, sì ereditandone le meccaniche platform e adventure, ma in un modo del tutto originale. Satan si suddivide infatti in due unici livelli estesi, abbastanza differenti per approccio e cadenze; se nel primo dovremo fare unicamente ricorso alla nostra abilità platformista, nel secondo dovremo giostrare con una meccanica di gioco quasi ruolistica. Non vi è, in questo modo, un filo conduttore da perseguire schematicamente dal primo schermo, bensì un tentativo sperimentale verso la avventura fantasy a tema. Seppure lacunoso dal punto di vista della originalità estetica, Satan ha quantomeno il merito di proporre una visione meno tradizionalista del videogioco a piattaforme di ispirazione arcade.

Come il titolo suggerisce, l'antagonista assoluto è Satana. Costui ha rapito e imprigionato i grandi maghi che realizzavano gli equilibri spirituali dell'universo conosciuto e tu, eroe muscoloso, dovrai liberarli prima che i demoni si nutrino delle loro carni. Trama scontata, si direbbe, ma abbastanza credibile se consideriamo che, nella prima fase, sarà opportuno ritrovare le tre pergamene sacre che consentiranno il risveglio del negromante che, nella seconda fase, salverà tutti. Ma torniamo al punto di partenza: Black Tiger è scopiazzato alla grande. Il guerriero si aggrappa alle pareti in modo analogo, scalandole a mani nude e, all'occorrenza, sferrando i suoi colpi restandovi aggrappato. I programmatori hanno puntato molto su questo tipo di meccanica, visto che la continuazione sistemica del salto sulle rocce rappresenta il fulcro della prima parte arcade. Poi tutto muta e compare questo menu di selezione delle magie, un protagonista pseudonano con l'ascia e degli scenari "esterni" velatamente inquietanti. Adesso il gioco ruota sulla amministrazione delle facoltà magiche a nostra disposizione, che potranno essere acquistate e potenziate all'interno di appositi negozi; l'abbattimento dei demoni guardiani dipenderà dalla alternanza tra fendenti d'ascia e colpi magici, anche durante le macchinose fasi di salto.

Il principale difetto di "Satan parte II" si manifesta nella gestione dei controlli. Se scimmiottando Black Tiger si era raggiunta una giocabilità generalmente buona adesso, in bilico tra Barbarian e Gauntlet, il titolo Dinamic comincia a perdere il credito accumulato. La insistenza dei demoni, che una volta colpiti si sdoppiano senza mai abbandonare la loro aggressività, porta a una catarsi dinamica che sfocia nell'inesorabile. Si muore sempre. E dovremo ricominciare d'accapo con le magie azzerate. Con qualche ora di pratica la difficoltà globale tende ad alleggerirsi, ma non è propriamente così che si cattura la attenzione del videogiocatore. Piuttosto, è la grafica a salvare in parte la baracca: moderatamente dettagliati e colorati, gli sfondi di entrambi i livelli mostrano un disegno abbastanza ispirato, malgrado la qualità incostante di alcune animazioni. Ad esempio il guerriero si muove con una certa indecisione, al contrario dei suoi nemici, che deambulano in modo davvero convincente (di solito è vero il contrario). Non mancano a dire il vero alcuni fondali scarsamente ispirati, ma complessivamente diciamo che il Commodore 64 ha visto cose peggiori. Sullo stesso livello della grafica risultano gli effetti, altalenanti per tutto il gioco e mai veramente convincenti. E con ciò pensiamo di avere grossomodo delineato le caratteristiche di questo strano titolo della Dinamic. Interessante e giocabile nella prima parte e fascinoso ma ostico nella seconda, Satan ostenta uno stile ludico complessivamente accettabile, che per quanto scopiazzato riesce a incuriosire per le tetre ambientazioni infernali. E parafrasando Zzap!, "se vi piace il genere" potreste anche riuscire a divertirvi per qualche ora.  

 

 

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PRO

Interessante dualismo strutturale

Buona realizzazione tecnica
                                      

CONTRO

Livello di difficoltà bilanciato male

Sovente troppo simile a Black Tiger

                          

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Note di produzione