| TARGET
RENEGADE Ma attenzione: Target Renegade non è brutto. E' un gioco riflettente i suoi tempi, in cui ci si accontentava di sparacchiare senza pretendere troppo dal contesto. Un contesto che comunque sfoderava situazioni alla Double Dragon, che era il coin op di punta nell'88, tipo mazze da raccogliere e utilizzare a supporto, o oggetti da scaraventare contro i malviventi. Era questo a realizzare per il titolo della Imagine il minimo indispensabile per accontentare una utenza ancora acerba. A soccorrere la palese cadenza monoforme interveniva la varietà dei personaggi e il buon numero di livelli, che garantivano l'interesse alla prosecuzione. Presenti tutti gli stereotipi del beat'em up a scrolling orizzontale quali la donna sadomaso, il bosso capomafia e il bullo motociclista. Che affronteremo sorretti da un comparto mosse fatto di calci e pugni, da performare in simbiosi con la levetta del joystick a un solo pulsante. Tutto sommato la latitanza del doppio sparo è mascherata dalla frenesia con cui i nemici ci attaccheranno (solitamente ai fianchi), su cui infierire effettuando calci volanti in grado di abbattere entrambi. Le vite a disposizione saranno inizialmente cinque, ma questo non sta a sifnificare ultimazione certa in virtù di una accentuata difficoltà. Il punto cruciale del picchiaduro della Imagine è insito nella grafica. Complessa nelle colorazioni e dettagliata negli sfondi si lascia osservare piacevolemente in tutti i livelli. Tra uno stage e l'altro lo stile varia notevolmente, dispiegando scenari urbani e suburbani tipicamente newyorkesi (immancabile la metropolitana), rugginosi e volutamente inquietanti. Molto buone tutte le animazioni, e dei nemici e del personaggio principale, con nota di merito per il design generale che, per quanto tamarro, raffigura con classe il tipico vestiario dei teppisti di quartiere. Non parliamo poi dell'osceno abbigliamento del nostro renegade, fiero della sua canotta nera, fascia alla testa tipo Rambo e pantaloni stretti stretti con pacco in evidenza e raccapriccianti stivali neri. La caratterizzazione iperrealistica dei tratti somatici è palesemente ispirata ai classici picchiaduro technos da sala, ostentando faccioni con la mascella sporgente e la fronte da troglodita. Una scelta vincente se consideriamo l'istinto esterofilo, inteso come necessità di raffrontarsi al panorama arcade piuttosto che a quello domestico, di cui eravamo tutti artefici e principali fautori. Per il sonoro siamo nella norma che il genere produceva. Musiche tutto sommato orecchiabili e effetti non troppo "gracchianti" evidenziavano un impegno sufficiente nel proporre, oltre che un ottimo impasto scenografico, anche una composizione acustica dignitosa. Target Renegade resta in definitiva un titolo da promuovere, se non altro per aver rivoluzionato il senso estetico dei picchiaduro per l'otto bit della Commodore avvicinandoli a un concept da sala.
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PRO |
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Ottima realizzazione grafica |
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Buona frenesia |
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CONTRO |
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Sistema di gioco datato |
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Ripetitivo |
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