THUNDER BLADE

thunderbladecover.JPG (18641 bytes)Diretta conversione da arcade Sega di grande successo, Thunder Blade è da considerarsi IL capolavoro di Chris Butler. La opera magna che in una manciata di Kbytes riproduceva in modo spettacolare la mostruosità del coin op originale. Un arcade che girava su di una super scheda customizzata con due MC68000 e un intero chipset adibito allo scaling. Insomma, una conversione assolutamente improponibile per architettura, fuori parametro per qualsiasi hardware domestico. Perchè il titolo possedeva una doppio visus tridimensionale, con zoom massiccio nelle fasi a volo d'uccello e scrolling da brivido nelle sezioni inquadrate da dietro l'elicottero. Di fatto si trattava del più sofisticato videogioco da sala, e guarda caso proveniva dalla medesima software house che aveva sconvolto i videogiocatori di mezzo globo con le meraviglie estetiche di Outrun e Space Harrier.

Torniamo a Chris Butler: un pazzo. Perchè si trattava di riscrivere strutture di codice completamente incompatibili con l'hardware a 8 bit del 64. Ergo, si prende il gioco originale, lo si rivolta come un calzino e si pensa a un modo per far combaciare l'essenza del titolo senza stravolgere la spettacolarità delle inquadrature multiple. E vai di riprogrammazione da zero senza minimamente pensare al codice proprietario, cercando di scoprire delle eventuali risorse inedite del Commodore 64 per spingere oltre la frequenza a video e riprodurre quel dannato zooming. Risultato: Thunder Blade adattato in modo religioso alle risorse del 64. A specchio, con una scrematura essenzialmente minima dei colori e del dettaglio, per dimostrare al mondo che tutto, veramente tutto fosse possibile. Anche per chi non avesse mai visto l'arcade la grafica era qualcosa di allucinante, con incredibili cambi di prospettiva, con lo zooming fluido manco fosse una proprietà hardware del computer, con una velocità che si ancorava costante senza perdere un colpo. Era il coin op. La riproduzione dello scaling era stata ottenuta sovrapponendo strati in bitmap in modo altamente prospettico, sul principio con cui si muoveva la stessa versione arcade.

La situazione si complicava nelle inquadrature in prima persona, lì dove il coin op offrisse una autentica terza dimensione (per quanto si trattasse di un artificio parallattico). Ma anche da questo punto di vista Thunder Blade offre, con coerenza, un bitmap di tipo scalare, lo stesso usato per i giochi automobilistici così da rileggere in forma non prospettica una terza dimensione concettuale. Ciò che si parava alla vista del giocatore era uno sparatutto dalla spettacolarità inaudita, che aveva ben poco da invidiare al coin op perchè strutturalmente identico. Pertanto il divertimento si mantiene elevato e carico di interesse per la volontà di scoprire nuovi scenari, nuove prospettive ludiche cariche di distruzione. Una distruzione cagionata dal livello di difficoltà ben calibrato, da una architettura a sparatutto che coniugava due strade (quella classica in verticale e quella prospettica in soggettiva) storicamente contrapposte in un matrimonio stilistico tendenzioso. La azione blastatoria raggiunge livelli di inaudita tensione quando realizzeremo di aver oltrepassato la soglia dello shoot'em up tradizionale per una formula di gioco rinnovata meccanicamente. Il sonoro scandisce l'adrenalinica conquista attraverso musiche incalzanti, ottimamente riprodotte dal sid con una venatura leggendaria che regge il ritmo e accresce l'esaltazione. Tutto il resto appartiene alla storia. Raccontarvi della sfida di Chris Butler era nostro dovere di storici del videogioco. Non vi resta che provare di persona quanto enunciato, proiettando la potenza della conversione nel periodo in cui il gioco fu prodotto al fine di scoprire una traslazione videoludica che è leggenda.

 

 

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PRO

Conversione stupefacente

Estrema distruzione

Musiche esaltanti

CONTRO

Nulla da segnalare

             
                

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Note di produzione