TURBO
OUTRUN Se avessi una Ferrari non farei
che scorazzare per le strade a tutta velocità con una bella ragazza al mio fianco. Non vi
sarebbe limite di velocità degno della mia macchina, e non subirei mai un sorpasso. Però
dovrei anche far benzina, e questa sinceramente non è una prospettiva allettante, perchè
già immagino i consumi di un cavallino rampante. Da qui la mia scelta di lasciar perdere
il mondo "reale" dei motori, a vantaggio della emulazione corsistica
computerizzata. Sto parlando di un classico nella storia dell'intrattenimento per
Commodore 64, una "conversione monumento" di un arcade dell' 89 firmato Yu
Suzuki. Trattasi di Turbo Outrun, che sul C64 diveniva di Steve Crow,
Mark Kelly e Jeroen Tel (Maniacs of Noise), un trittico d'eccezione per un porting
che in molti ancora rammentano. Ma Turbo Outrun è un gioco avvincente prima ancora di una
notevole traslazione: sia chiaro che tutto il feeling del coin op è riproposto in maniera
fotografica, e che tutta la grafica subisce un restyling atto ad adeguare
l'irraggiungibile tecnica dell'arcade ai miseri otto bit della macchina Commodore. Il
risultato finale è negli screenshots.
Immagini che non possono comunque esplicare la velocità
estrema con cui ogni elemento a video si muove, producendo una sensazione di frenetica
scorrevolezza del display. Turbo Outrun è arcade puro, divertimento immediato, velocità
a prescindere: tutte cose passate di moda ma che a noi fanno impazzire. Ecco spiegata una
giocabilità che appaga anche nel 2003, ed è divertente constatare come la conversione
C64 di Turbo Outrun non sia così distante dall'adattamento postumo per Megadrive, operato
direttamente da Sega. Praticamente Turbo Outrun per C64 è ciò che avrebbe dovuto essere
il primo Outrun (convertito dalla US Gold in maniera pessima) ma che per evidenti ragioni
di marketing e licenze non è mai stato. Non a caso, rigiocandolo in questi giorni, ho
vissuto le medesime sensazioni provate con l'arcade del primo Outrun, e principalmente nei
percorsi strutturati ed evocativi: nonostante non vi siano troppe macchine in simultanea a
video e le strutture perimetrali denuncino una inevitabile scrematura, la massiccia
velocità con cui si affrontano alcune curve preme in maniera decisiva sul divertimento
finale. In tal senso la mancanza di un volante analogico apposito si fa sentire, ma è una
lacuna trascurabile tenendo conto che il C64, come le restanti piattaforme del periodo,
non ne supportasse alcuno.
Il disegno grafico attuato da Steve Crow rasenta il
maniacale. I sedici colori a disposizione del C64 sono ottimizzati in modo da restituire
gran parte della estetica originaria. La grandissima cura nei dettagli di bordo pista, e
in particolar modo gli accostamenti, non sembrano pervenirci dalla cpu del 64. Rammento di
essermi quasi commosso nel vedere la turbina esplodere, mentre produceva la spinta in
velocità della Ferrari; autentica sensazione da tamarri dell'autostrada che rendeva noi
pionieri del gioco domestico felici come bambini piccoli. E se graficamente non avremmo
potuto pretendere di più, sul fronte giocabilità si era su paragonabili livelli di
eccellenza: per quanto a tratti molto difficile, il gioco risultava dannatamente
gratificante da "esplorare", grazia alla struttura a percorsi che aveva reso
celebre il precursore. E come per il primo Outrun tagliare il traguardo all'ultimo secondo
procurava autentico delirio o cupa disperazione nel caso in cui, a un secondo dalla fine,
si restasse impalati davanti allo striscione di arrivo. Menzione ultima per il sonoro,
decisamente ispirato lungo tutto i tracciati: le musiche realizzate dai Maniacs of Noise,
malgrado le limitazioni del chip sonoro del Commodore 64, sono tutt'ora da esempio per
chiunque abbia un minimo di cultura sulle sintesi audio elettroniche utilizzate nel campo
dei videogiochi.
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