TURBO
CHARGE Non sia mai di
affidare a Chris Butler videogioco che non riguardi come minimo la
riscrittura degli standard di programmazione. Quindi arriva Turbo Charge.
Che è un titolo di guida arcade che al Commodore 64 chiede più delle fasi di
trasferimento di un Thunder Blade o un Power Drift.
Invero, con Turbo Charge si può creare. Istruire un tracciato di invenzione
che sia pronto per il chipset a otto bit e che sia altresì piegabile al
limite di aggiornamento, anche se poi questo viene puntualmente aggirato. In
effetti sì, anche se non si tratta di una conversione Butler riesce
nuovamente a sopravanzare i termini della compilazione a otto bit.
Si corre negli spazi della metropoli e sulle immensità dei deserti. In qualche modo Butler vuol rifare OutRun, ma vuole in ugual misura aggiungervi elementi da action game in stile Chase HQ 2; il titolo sa funzionare. Dall'inizio alla fine per la elevatissima frequenza che fa schizzare laggiornamento video oltre il processore. Si è più rapidi di Turbo OutRun, di Chase Hq 2, di Power Drift. La mole grafica di bordo pista esprime la variazione dei migliori corsisti da sala e mai uno sfondo uguale all'altro: si passa in mezzo a grattacieli, costruzioni abbandonate, stabilimenti industriali. I cartelli pubblicitari passano sul bordo veloci. Aumentano ancora la sensazione di consumare gli asfalti già erosi dal sole, anche se in Turbo Charge non è come in Sega, dove il sole è sempre alto. Piuttosto vi è una condizione di colore ruggine. Di futuro di soli senza buchi dell'ozono come in Ken il Guerriero. I sottopassaggi sono grassi. Fanno grafiche di pesantezza. L'orizzonte virtuale è esteso. Dopo un dosso si vedono strade fino in lontananza per non essere inferiori a Yu Suzuki addirittura. Turbo Charge è gameplay di azione. La sparatoria sta dietro ogni curva e vi è il mirino. Che è fisso. Quando la macchina avversaria vi passa davanti bisogna sparare, con questa che va in pezzi. Altra storia per i camion, che vanno centrati più volte. Ripetizione. Alla fine quel che bisogna fare è sparare e correre, come si faceva in sedi Taito, ma visto che nessuno ha mai lamentato la ritornanza di Special Criminal Investigation nessuno anche dirà adesso che Turbo Charge è videogioco a tema unico. Che poi non sarebbe nemmanco vero sullo spettro delle due mansioni da espletare simultaneamente (sparare e correre) in epoche in cui era già troppo se il videogioco di guida si faceva guidare. No. Turbo Charge, a inizio '90, è crema al cioccolato. E' suono che fa scaldare il motore. Gli accompagnamenti fanno accelerare e sono esaltanti di Sid che vuole produrre la scatenazione delle turbine e far persistere le utenze fino al cartello di stop di fine tracciato, la brutale e nondimeno arcade ultimazione quando, anziché frenare, si va a sbattere. Ma che importa. Tanto si tratta di una super macchina. Possibilmente una Lamborghini. Anche se non è specificato. Altrimenti System 3 avrebbe dovuto versare i diritti. Del resto neppure Sega aveva versato nulla a Ferrari per OutRun. Si parlò di una versione cartuccia. Ma poi si decise per i dischi. Peccato, su cartuccia avrebbe fatto la sua ottima figura, come nel caso di Myth, che non aveva caricamenti. Ma questi colori da dove arrivano, Chris. Come hai fatto. Te lo portavi a letto, il Commodore 64, dì la verità a Noi che ti si vuol bene, e che ti si vorrebbe anche fare. Sei pieno di stile, Chris, al volante delle tue auto sportive.
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PRO |
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Grafiche eccellenti |
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Veloce, orizzonti a perdita d'occhio |
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Suono eccellente |
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CONTRO |
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La Lamborghini non è inclusa nella |
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confezione |
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