ARKANOID

arkanoidcover2.JPG (19230 bytes)Nato come evoluzione fantascientifica del Breakout della Atari, Arkanoid conquista le immagini del videogioco futurista e segna la sua generazione. Il controller è un disco analogico che nell '86 può fare scuola, può realizzare il culto del roteame. Lì al camping estivo Arkanoid stava di fianco a Buggy Boy, che era ben più appariscente per tecniche di sofisticazione bidimensionale, eppure il Nostro primo impulso fu quello di manipolare il Vaus della Taito a tutto danno della spettacolarità del corsistico fuoristrada. Ecco, Taito mira a questo, negli anni Ottanta. Punta su di una visione di intrattenimento votata alla radicalizzazione del gameplay ma anche alla fascinazione della nitidezza cromatica, dei contrasti definitivi. In senso obiettivo Arkanoid non è nulla di particolarmente sofisticato, ma è anche un qualcosa che sfrutta in modo consistente la palette grafica del modesto Z80 su cui si appresta a girare, e sembra bellissimo, quando collide. Arkanoid è un passatempo che si universalizza grazie alla idea di base rudimentale, con la barra a coprire in orizzontale e a murare le linee della biglia.

Quando ancor prima di inserire il gettone sai cosa bisogna fare significa che sei davanti a un grande videigioco. Con Arkanoid vedevi la demo e già immaginavi di spaccare il mondo e arrivare all'ultimo livello senza perdere una vita. Pensavi: beh, basta seguire la traiettoria della pallina e il gioco è bello che fatto. Ma in realtà una volta inserito il gettone realizzi che il ritmo è dannatamente sostenuto, che la biglia viaggia a velocità allarmante e che, se non ottieni i dovuti upgrade, puoi sognarti di arrivare indenne anche al terzo livello. Il segreto è centrare le lettere che vengono occasionalmente rilasciate dai mattoncini distrutti e sfruttarne al meglio i benefici. Noi si continua ad amare senza condizioni la "E", che raddoppia la larghezza della stanghetta facilitando non di poco il raggiungimento della pallina. Il tocco sadico di Taito, al di là delle lettere con effetto momentaneo - la "S" rallenta la biglia, ma non per sempre - sta nell'aver studiato i tempi e le cadenze della accelerazione progressiva. Il giocatore deve sottomettersi all'insostenibile dinamismo di palline che impazziscono, e che quando urtano gli spigoli dei mattoni indistruttibili (quelli grigi luccicanti) cominciano a macinare pixel finendo in picchiata verso il nostro spazio di interazione. E quando si intromettono i nemici, quelli fastidiosi che si mettono a danzare davanti al Vaus, la situazione diventa drammatica giacché a contatto con la biglia ne realizzano il repentino cambio direzionale.

Arkanoid è la esemplificazione del level design. Ogni quadro appronta una disposizione dei mattoncini strategicamente esatta e favorisce una immersione al gioco non del tutto votata alla casualità. Uno spiraglio laterale coperto da un singolo tassello, al culmine di una barriera grigia insormontabile, costringe il fruitore a smorzare la pallina nel tentativo di indirizzare diagonalmente. E qui cominciano i veri problemi dacché se è vero che centrandola con lo spigolo della barra la stessa proietti la sua traccia trasversalmente, di contraltare vi consegue l'acceleramento tipo palla matta con annessa necessità di potenziare le nostre facoltà neuroniche per parare una stangata che calerà a piena velocità. Grande divertimento anche per questo, nonostante la difficoltà generale elevatissima e un schema che non concede la variabile della distrazione. Tuttavia Arkanoid si esprime su livelli di eccellenza anche quando scrive il suo minimalismo grafico. La semplicità è solo apparente. Quando si è fatta provare al cugino la versione Amiga (che è assai fedele all'arcade) le sue parole sono state: "figo sto gioco, sembra luccicare". In effetti la pulizia delle estetiche di Arkanoid è esemplare ancora adesso e non sfigura anche quando accostata ai più recenti puzzle game della Taito. Ogni tessera va al suo posto, in tutti i sensi, e non s'ingombra mai la finestra di gioco, che appare stilosa, ricca di colori e assolutamente squadrata. Sul fronte sonoro è ormai leggenda il motivo che precede la partita, benché si rilevi l'assenza di una vera colonna sonora portante. Per contro possiamo contare su degli effetti assai nitidi, ricchi di suoni metallici e di cristalli, che per quanto ripetitivi si accordano adeguatamente al ritmo di gioco. Consegneremo allora ad Arkanoid l'attestato di classico a larga consumazione, anche nel 2005, e con le nuove tecnologie alle porte.

 

 

Arka0.gif (10095 bytes)
Arka1.gif (42357 bytes)
Arka2.gif (43855 bytes)
Arka3.gif (54955 bytes)
arka5.GIF (60221 bytes)
voto_pregecult.gif (4985 bytes)

PRO

Il disco analogico

Frenetico, veloce e isterico

Eccelso level design

CONTRO

Nulla di rilevante da segnalare

                  
                    

Home

Note di produzione