ARKANOID Nato come evoluzione
fantascientifica del Breakout della Atari, Arkanoid conquista le
immagini del videogioco futurista e segna la sua generazione. Il controller è un
disco analogico che nell '86 può fare scuola, può realizzare il culto del roteame. Lì
al camping estivo Arkanoid stava di fianco a Buggy Boy, che era ben più
appariscente per tecniche di sofisticazione bidimensionale, eppure il Nostro primo impulso
fu quello di manipolare il Vaus della Taito a tutto danno della spettacolarità del
corsistico fuoristrada. Ecco, Taito mira a questo, negli anni Ottanta. Punta su di una
visione di intrattenimento votata alla radicalizzazione del gameplay ma anche alla
fascinazione della nitidezza cromatica, dei contrasti definitivi. In senso obiettivo
Arkanoid non è nulla di particolarmente sofisticato, ma è anche un qualcosa che sfrutta
in modo consistente la palette grafica del modesto Z80 su cui si appresta a girare, e
sembra bellissimo, quando collide. Arkanoid è un passatempo che si universalizza grazie
alla idea di base rudimentale, con la barra a coprire in orizzontale e a murare le linee
della biglia.
Quando ancor prima di inserire il gettone sai cosa bisogna
fare significa che sei davanti a un grande videigioco. Con Arkanoid vedevi la demo e già
immaginavi di spaccare il mondo e arrivare all'ultimo livello senza perdere una vita.
Pensavi: beh, basta seguire la traiettoria della pallina e il gioco è bello che fatto. Ma
in realtà una volta inserito il gettone realizzi che il ritmo è dannatamente sostenuto,
che la biglia viaggia a velocità allarmante e che, se non ottieni i dovuti upgrade, puoi
sognarti di arrivare indenne anche al terzo livello. Il segreto è centrare le lettere che
vengono occasionalmente rilasciate dai mattoncini distrutti e sfruttarne al meglio i
benefici. Noi si continua ad amare senza condizioni la "E", che raddoppia la
larghezza della stanghetta facilitando non di poco il raggiungimento della pallina. Il
tocco sadico di Taito, al di là delle lettere con effetto momentaneo - la "S"
rallenta la biglia, ma non per sempre - sta nell'aver studiato i tempi e le cadenze della
accelerazione progressiva. Il giocatore deve sottomettersi all'insostenibile dinamismo di
palline che impazziscono, e che quando urtano gli spigoli dei mattoni indistruttibili
(quelli grigi luccicanti) cominciano a macinare pixel finendo in picchiata verso il nostro
spazio di interazione. E quando si intromettono i nemici, quelli fastidiosi che si mettono
a danzare davanti al Vaus, la situazione diventa drammatica giacché a contatto con la
biglia ne realizzano il repentino cambio direzionale.
Arkanoid è la esemplificazione del level
design. Ogni quadro appronta una disposizione dei mattoncini strategicamente esatta e
favorisce una immersione al gioco non del tutto votata alla casualità. Uno spiraglio
laterale coperto da un singolo tassello, al culmine di una barriera grigia insormontabile,
costringe il fruitore a smorzare la pallina nel tentativo di indirizzare diagonalmente. E
qui cominciano i veri problemi dacché se è vero che centrandola con lo spigolo della
barra la stessa proietti la sua traccia trasversalmente, di contraltare vi consegue
l'acceleramento tipo palla matta con annessa necessità di potenziare le nostre facoltà
neuroniche per parare una stangata che calerà a piena velocità. Grande divertimento
anche per questo, nonostante la difficoltà generale elevatissima e un schema che non
concede la variabile della distrazione. Tuttavia Arkanoid si esprime su livelli di
eccellenza anche quando scrive il suo minimalismo grafico. La semplicità è solo
apparente. Quando si è fatta provare al cugino la versione Amiga (che è assai fedele
all'arcade) le sue parole sono state: "figo sto gioco, sembra luccicare". In
effetti la pulizia delle estetiche di Arkanoid è esemplare ancora adesso e non sfigura
anche quando accostata ai più recenti puzzle game della Taito. Ogni tessera va al suo
posto, in tutti i sensi, e non s'ingombra mai la finestra di gioco, che appare stilosa,
ricca di colori e assolutamente squadrata. Sul fronte sonoro è ormai leggenda il motivo
che precede la partita, benché si rilevi l'assenza di una vera colonna sonora portante.
Per contro possiamo contare su degli effetti assai nitidi, ricchi di suoni metallici e di
cristalli, che per quanto ripetitivi si accordano adeguatamente al ritmo di gioco.
Consegneremo allora ad Arkanoid l'attestato di classico a larga consumazione, anche nel
2005, e con le nuove tecnologie alle porte.
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