| BLACK
TIGER
Nel 1987, prima delle schede CPS, bisognava lavorare con quel che c'era. Ma poi a Capcom bastava largamente codesto derivato Z80 per disegnare, e fa nulla se si sacrifica il parallasse. Vi è la sostanza a rendere la visione, le visioni. Black Tiger è arcade che può condizionare il mercato a livello umanistico ancor prima di capisaldi quali Strider e Ghouls'n Ghosts grazie all'idea preliminare del negozio che possibilmente scava il solco fra la opera Capcom - l'intera opera: i chioschi ambulanti sarebbero poi ricomparsi in Forgotten Worlds e Mega Twins - e le produzioni da sala del rispondente periodo. Si può acquistare armi, magie o pozioni guaritrici. Poi il fatto delle collisioni un po' rigide è secondario sulla via della suzione icastica, sicché vien figurandosi indubbio l'oggetto dell'arte delle costruzioni in pixel delle caverne, dei nemici - tutti egregiamente animati - e dei mostri di fine livello. L'hardware non è potentissimo eppure le estetiche di Black Tiger conquistano strati d'elevato dettaglio anche in ossequio agli stili di Ghosts'n Goblins. Per questo si ritiene clamorosa l'esclusione del titolo dalle raccolte Capcom Generations dei trentadue bit, per quanto lo si sarebbe visto comparire, anche se solo molti anni dopo, nella mirabile Capcom Classics Collection Vol. 2. Fantasticherie e stereotipi (che a quei tempi non erano completamente tali, pensandoci) che funzionano, in Black Tiger, questo platformista che disegna accurato una struttura di linee e patterns gravando il fattore misticismo e aggravando la prosecuzione al salto per sobillare il camminamento. L'unico limite di manipolazione addossabile alla opera Capcom è deriva di un sistema arcade che non prevede errori, visto che deprivati del potenziamento dell'arma si resta alla mercè del nemico e si muore, pressoché sempre. Ma poi si guarda all'anno di realizzazione e si conclude che è già tanto se Capcom concede le tre vite. Urge incensare la composizione sonora, che si identifica nel solenne tema portante, centrato nelle cadenze rudimentali, barbariche. Un alone di mistero accompagna questa partitura ricca di echi, di tonalità distorte che si sarebbero impresse nella nostra memoria. Il classicismo, anche ludico, di Black Tiger, è funzionale agli elementi estetico-musicali del gioco a piattaforme in bidimensione da Capcom stessa istituiti, che si mischiano a questa intessitura avventurosa dall'andamento verticalizzato, a spuntoni sui quali ci si erge possenti in distruggimento. La ostilità di Black Tiger, nell 'Ottantasette, non è cosa che limita il divertimento. Al contrario è un qualcosa che segna il percorso di ogni singolo potenziale consumatore di fantasie in due dimensioni con l'istinto masochista del dover finire il gioco col credito. Essere o game over. Questo era il problema, negli anni Ottanta.
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PRO |
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Eccellente atmosfera fantasy |
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Musiche coinvolgenti |
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Caratterizzazioni convincenti |
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CONTRO |
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Livello di ostilità ottantesco |
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