BUBBLE BOBBLE

bubblecover.png (38885 bytes)L'archetipo è decisamente alla base dell'intrattenimento Taito. Se quindi estraessimo l’arcaica struttura di Bubble Bobble e reinserissimo la stessa in un contesto tridimensionale non otterremmo risultato: Taito idealizza lo spettro dell'infantilismo, il bidimensionale, moltiplicando per la quantità di sfida ottenibile con una bolla di sapone virtuale. Quando Bubble Bobble fu ripubblicato su PC, Playstation e Saturn la critica si spaccò in due. C’era chi lo definiva un grande gioco al di là dalla grafica spartana e tutto il resto. V'era chi non si fece scrupoli a stroncare, accomunando il revival alla serie di tentativi di rispolverare giochi datati e privi di interesse. A ogni modo nessuno potrà togliere a Bubble Bobble ciò che è di Bobble Bubble, ovvero la spontaneità del gameplay di costruzione, sovrapposizione. Allora si prendano dei livelli a svariati piani interagibili, popolati da nemici un po' scemi, e si proceda a impersonar draghetti con inedite capacità belliche, bolliche. La apparente monotonia dei percorsi sarà nullificata da un componente cruciale: la vivacità.

Si spara bolle in quantità con l’obiettivo di imprigionarvi dentro i nemici e creare la detonazione, per mietere dolci e frutti di bosco. L'ambiente di Bubble Bobble è illusorio, surreale quanto la fila che va formandosi davanti al rispondente cabinato, al punto che a quei tempi per farsi una partita bisognava staccare il biglietto di prenotazione; Taito mette su palcoscenico una commedia priva di un reale allestimento, nera di sfondo, elementare come è elementare un pezzo di compensato che sostiene la collezione di pupazzi ultimata l'altro giorno. Il meccanismo spacca il secondo, ne vuole ancora. La partita comincia che si è già persuasi di poter completare gran stringhe di livelli col salto e l'inglobo, ma poi Taito comincia a reclamare dazio, a presentare il conto della manovrabilità del pixel, della distanza drago-nemico che deve essere considerata e prefigurata, ché bisogna anticipare le mosse e giostrar bene quando l'ultimo cicisbeo incazzato va alla carica - un classico delle meccaniche Taito - in direzione draghi.

Ve ne sarà un milione, di quadri. E per quanto il viavai di bolla che scoppia a contatto, frutti e caramelle che ne fuoriescono, nemico che si libera, nemico che si arrabbia, velocità che raddoppia, lettera extra da raccogliere, perforazione di profondità e misurazione finale da mostrare al giocatore pivello sia pura reiterazione e ripetizione e ritornazione di pattern, Bubble Bobble vince e stravince sul fattore dell'assuefazione portata al limite, sul bisogno di esser servitori di un ingranaggio tanto rudimentale per icastica quanto assoluto in seno all'elaborazione del level design grandemente anni Ottanta, ma pure matematico, universale. La grafica è un insieme di blocchi di piattaforme messe le une sulle altre per fare in modo che il draghetto salti e vada sù, ché può solo andar sù o al massimo lasciarsi cadere, quando è necessario esplorare le zone inferiori. Quando i cattivi cominciano a divenire più intelligenti del normale. I suoni sono l'epifania che all'improvviso si manifesta. Ti sembrava di aver già ascoltate le musiche di Bubble Bobble già nell 'Ottantasei, figurarsi ora che si è ripreso il gioco per riprovar serie quelle mirabolanti emozioni da gettone e fuga all'irrealtà. Il tema portante è scanzonatissimo e quindi istituzionale, costituzionale come a fare giuramento mentre la fanfara rulla e canta la dichiarazione di dipendenza da videogioco a sfondo nero e sprite rotondo, che metti e metti moneta e mai si ferma il dito deputato all'inserimento. Il capolavoro Taito si materializza a cagione delle ere che passano, non subito. Adesso sì che si può dire che Bubble Bobble è dio, un dio del platform.

 

 

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PRO

Intramontabile struttura di gioco

            

               

CONTRO

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Note di produzione