CONTINENTAL CIRCUS

continentalcover.jpg (68902 bytes)Seguendo la scia di Pole Position (Namco, 1982, voto sette) Taito sviluppa un arcade capace di sfruttare adeguatamente il doppio processore MC68000 già utilizzato da Sega per Outrun. Ma Taito si guarda anche bene dall'eguagliare le tecniche del mostro sacro di Suzuki, ché non era il caso, pur mettendo in luce un discreto talento per i titoli corsistici. Continental Circus è racing game settoriale dedicato alla Formula 1 che quindi evita il diretto raffronto col prototipo dell'automobilistico per sale realizzando la necessità del pit stop, mirando ai guasti visibili della monoposto, restituendo la tortuosità del tracciato a rendere la corsa realmente accostabile al Gran Premio, per quanto l'ideale corsista e spericolato di un arcade sia ancora latente. Non evitabile, quindi, la sequenza dell'esplosione della autovettura in fase di scontro, con fuoco e fiamme ovunque per non lasciare scampo al malcapitato pilota virtuale. Una normale consuetudine dieci anni fa ma un fatto che susciterebbe orrore nella era delle carrozzerie di Gran Turismo.

La velocità di scorrimento elevatissima e derive dinamiche annesse assemblano un gameplay che si piega assoluto al sistema di controllo. La vettura tende a reagire alla minima rotazione del volante in funzione del sorpasso ad alta velocità, per quanto in curva sia opportuno considerare l'utilizzo del freno o anche operare una semplice decelerazione mollando di getto il gas. La struttura tortuosa delle piste richiede a ogni modo una sessione di pratica radicale, per prendere confidenza con la meccanica di sterzata, per coniugare lo scalo di marcia ai tempi della staccata. E trattandosi di un gioco fondamentalmente in 2D non possiamo che elogiarne l'effettivo spessore nello spettro della verosimiglianza, malgrado l'occorsa semplificazione della fisica comportamentale della monoposto. La difficoltà generale si mantiene tutto sommato su livelli di graduale assimilazione dei percorsi, che una volta affrontati diverranno sempre più accessibili con tutti gli apici di accelerazione raggiunti, per cui riteniamo che l'ultimazione non sia un tabù, e questo è un dato cruciale tenuto conto del periodo in cui il corsista viene introdotto in sala.

A livello estetico Continental Circus mostra un orizzonte bidimensionale piuttosto dettagliato, con strutture, paesaggi, tramonti che si sovrappongono in asincrono con lo scrolling della pista creando un effetto scaling di gran lustrabilità. L'aggiornamento si realizza assai fluido, schizzando via come una scheggia con la marcia più alta, sicché il vettore definisca il dettaglio degli chasis posteriori e un bordo pista ricco di sprites rifiniti quali sono i cartelloni, gli spettatori, i segnali stradali di percorso. La distruzione delle monoposto è resa con una certa classe, con la macchina che comincia a incendiarsi a seguito di un determinato numero di tamponamenti, e che quindi deflagra nelle collisioni a forte velocità. Notevole anche la figurazione metereologica grazie al memorabile effetto pioggia, che poi ha riscontro effettivo nel rendere la pista scivolosa e il gameplay ancor più estremo; tutto è reso per glorificare l'atto di conquista delle prime posizioni nonostante l'impostazione antisimulativa di fondo che non tiene conto delle strategie tipiche del settore. Ma il fatto cruciale è che il divertimento non scade assolutamente mai. Per quanto riguarda il sonoro si segnalano musiche di gradevole mistura e degli effetti che avrebbero potuto essere meglio resi, soprattutto in fase di sgommata, visto lo stridore. Continental Circus è un titolo di guida da provare. E' di sicuro tra i coin-op meglio riusciti di metà Ottanta nonché, ancora oggi, un mirabile esempio di riproduzione arcade della Formula 1.

 

 

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PRO

Ottima realizzazione grafica

Assai divertente

                  

CONTRO

Sonoro migliorabile

                       
                       

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Note di produzione