FINAL FIGHT

Copia di finalbig.jpg (363265 bytes)Se si tratta di buttare le mazzate bisogna tornare su Final Fight. Sempre. Perché a fine anni Ottanta il coin-op Capcom era il manuale del picchiare a scorrimento e perché è grazie a Final Fight, con Street Fighter II di là da venire, che il genere comincia concretamente a evolversi. Già si scorge in questi tre personaggi quella personalità dilagante che vuoi o non vuoi determina e direziona il gameplay. E' quindi marginale l'imperfezione strutturale di Final Fight - che si avrà modo di decantare - alla luce del suo essere portatore di carisma e violenze come non si erano mai viste. Ci si fa una partita, si soccombe, eppure non ti basta e cerchi di guadagnare pixel a ogni gettone consumato. Final Fight è nell 'Ottantanove il videogioco da provare in coppia con l'amico per affrontare i ciccioni del primo livello con superiori margini di vittoria. Ma dopotutto se codesto Final Fight viene a tutt'oggi rieditato su Live Arcade e PSN vuol dire che Capcom ci aveva visto giusto a disegnare le New York delle metropolitane, dei punk, delle prostitute dai capelli rossi che attaccano a calcioni. I nemici: altra caratteristica portante che realizza lo stile del picchiatore Capcom. 

Quel che si deve fare è premere il pulsante di fuoco a oltranza, agire con tempismo e utilizzare a dovere le movenze più efficaci, in quanto con un semplice K.O. è possibile scaraventare a terra a catena anche altri nemici. In Final Fight tutto è concesso: gomitate, spintoni, calci in faccia, sangue, donnine che ti azzannano come lottatori professionisti, insomma le azioni che non piacciono agli enti di controllo qualità - generalmente politically correct - e che quindi fanno esaltare noi utenze devote alle spranghe e alla violenza. Ma ironia a parte, Final Fight è una istituzione. Un pilastro che finché il genere restò in piedi era fonte di ispirazione per i mercati arcade e domestici. Graficamente parlando abbiamo un 2D ricco di particolari, con un fondale esteso e generoso per dettaglio e parallasse persistente: grattacieli, sotterranei e metropolitane fanno da sfondo a una azione fisica magistralmente messa in scena. E’ importante ravvisare una solida animazione degli sprites, per altro possenti ed estremamente caratterizzati (taluni guardiani di fine livello superano la metà dello schermo), e benchè le musiche restino nella media delle produzioni Capcom, gli effetti restituiscono con mestiere le variazioni ambientali circostanti. Esplicativo, in proposito, l'indimenticato ultimo livello, quando si sale sul grattacielo del boss. Final Fight è un Double Dragon elevato al cubo: ne viene fuori un aspetto ludico quindi ancora acerbo, nonostante la netta evoluzione grafica.

La giocabilità è su buoni livelli quando si interagisce con un amico (il multiplayer ha sempre il suo effetto). Beninteso, è propriamente in questo genere di giochi che la sfida a due raggiunge i suoi vertici, e Final Fight sembra esaltare questo tipo di interazione, estraendo da essa un riuscito fattore cooperativa. Tuttavia vi è da sottolineare che il beat’em up Capcom è piuttosto difficile nel gioco in singolo. La longevità ne gioverà pure, ma un migliore bilanciamento della intelligenza artificiale nemica avrebbe contribuito a rendere più interessante l'esperienza. Ma tant'è, il sistema di controllo preciso e funzionale assicura la performazione di svariate combinazioni, ivi compresa la classica "mossa evasiva", che colpisce gli avversari prossimi e quelli che ci attaccano alle spalle. Ogni livello possiede, generalmente, un suo "bestiario" di feccia, introducendo un malfamato sempre nuovo e dalle particolari caratteristiche. Proprio nello scontro con i guardiani si ravvisano i picchi di difficoltà più atroci, tanto che per riuscire ad annientarli (si parla dei boss dei livelli più avanzati) sarà necessario soccombere svariate volte per apprenderne, nei limiti del possibile, le tecniche di attacco. Si può fare, sia chiaro, ma non pensiamo che siano tutti disposti al sacrificio. Detto ciò, risulta naturale considerare Final Fight un titolo guida per la evoluzione meccanica del picchiaduro a scorrimento laterale, malgrado i limiti oggettivi del gameplay e la necessità di produrre i classici "trucchi" che eludano gli esagerati attacchi dei nemici. Capcom spazia nella plasticità dei combattimenti esaltando i bicipiti e la mascolinità di figure statuarie, trattando le donne come mignotte, come creature di serie b. Con Chun Li e Street Fighter II, la stessa Capcom avrebbe annullato lo stereotipo, e per questo siamo portati a definire Final Fight quale ultimo prodotto di genere degli anni Ottanta.

 

 

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PRO

Ottima realizzazione tecnica

Arbitraria violenza

                     

CONTRO

A tratti molto difficile

                      
                       

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Note di produzione