GOLDEN AXE Strana razza gli eroi. Sin dai
tempi di Barbarian (Palace Software) il prototipo di guerriero brandiva uno spadone che
decapitava senza pietà degli ignari combattenti. Si giunge quindi alla conclusione che
leroe senza spada non avrebbe modo di esistere, videoludicamente parlando, se si
esclude il prode "buono" alla Super Mario Bros, che in quanto a spade non se ne
parla. Ne prendiamo atto, presentandovi un videogioco popolato da eroi daltri
tempi e dominato dalla magia. Un videogioco che vive degli stereotipi fantasy generati
dalla letteratura dei Dungeons & Dragons senza disdegnare contaminazioni
mitologiche e iconografie medievaleggianti: Golden Axe è
fondamentalmente un piacchiaduro a scorrimento di ambientazione fantastica. Ma una
impostazione basata sugli attacchi e le magie rende il picchiaduro della Sega
discretamente originale sulla base di archetipi quali mostri alati, cavalieri e scheletri
viventi in puro stile Armata delle Tenebre (Sam Raimi).
Golden Axe ci fa impersonare tre leggende viventi come un
nano, un barbaro e una dolce fanciulla armata di spada (come il barbaro del resto). Il
punto focale sta nella possibilità di utilizzare delle potenti magie, distribuite tra i
protagonisti a seconda della loro predisposizione alla guerra; il nano è molto forte
negli scontri corpo a corpo, ed ha discrete potenzialità alchemiche laddove si abbisogni
di un sortilegio, il barbaro possiede ottime predisposizioni alla distruzione, ma non
risulta eccessivamente incisivo nelle magie, mentre la ragazza ha ottime propensioni agli
incantesimi, ma accade che sia non troppo forte negli scontri. La struttura di gioco è
piuttosto varia: i protagonisti ci danno dentro con le armi ma potranno anche montare in
sella a draghi o altri bipedi dal becco appuntito, usufruendo delle capacità peculiari
degli stessi. Ad esempio il drago sputa fuoco mettendo al tappeto tutti gli avversari
colpiti, e l'altro essere col becco sferra un micidiale colpo di coda tipo falce. Golden
Axe trasuda solidità. Attraverso una necessaria fase di tirocinio si sarà in grado di
affrontare il plotone mostresco anche in singolo, benchè sia consigliabile interagire con
la compagnia di un ulteriore essere umano. Ottima la varietà delle condizioni ludiche.
Grazie alla possibilità di dashing dei protagonisti, che si risolve nelle
spallate a rincorsa, è fattibile stendere al suolo più opponenti con il timing
e il colpo d'occhio. Pur mancando il passo evolutivo delle prese istantanee, compiuto da
Capcom di lì a breve, la opera di Sega può dirsi assolutamente completa.
Il sistema di performazione delle magie è subordinato a un
contatore. Maggiori saranno gli items raccolti, maggiore sarà la potenza dei sortilegi
eseguibili. Va detto che per entrare in possesso degli items bisognerà scalciare i
folletti che, negli intermezzi di gioco, attraverseranno lo schermo. Maestosa risulta
essere la rappresentazione visiva di tutte le magie, che restituisce sullo schermo
l'intero processo di avvicinamento alla soluzione magica finale. Mettiamo il caso di
utilizzare il guerriero femmina: il primo stadio magico visualizzerà delle polveri
esplosive, il secondo uno spettro infuocato, e via così fino al drago gigante della
carica più potente. Ma l'intero compartimento estetico risulta estremamente raffinato. Si
osservino pure gli sfondi parallattici, le animazioni ambientali (il fiume in piena del
secondo livello è da antologia), le caratterizzazioni dei guerrieri amici e nemici, le
sequenze che introducono ogni nuova fase di gioco (vedi gli abitanti del villaggio in
fuga) e la possanza dei mostri finali. Ogni elemento grafico è curato con precisione
chirurgica e rende la fruizione interessante fino all'ultimo. Il comparto sonoro si nutre
di musiche veramente ispirate. Indimenticate restano quelle del primo e del secondo
livello, pervase da un senso mistico e mitologico di grande atmosfera mentre, per gli
effetti, ci troviamo davanti ai classici tonfi da picchiaduro con la variante delle
esplosioni causate dalle magie. Golden Axe è un picchiaduro a scorrimento basilare,
iniziatore di quella cultura iconografica fantasy che avrebbe creato un sottogenere di
successo tra i cultori del beat'em up (e Capcom ne sa qualcosa). Rammentiamo
inoltre la caterva di conversioni che vi susseguirono, partendo da quella Megadrive - la
più riuscita senza dubbio - fino al miracoloso adattamento per il Commodore 64. E se un
gioco viene convertito, significa che il mondo ha apprezzato.
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