GUWANGE Persiste più di una singola via
percorribile in fase di realizzazione di uno sparatutto. Vi è tragitto che porta alla
distruzione arbitraria dello schermo, col fattore strategico ridotto all'osso. Vi è il
tracciato del prodotto dignitoso, che cerca innovazione nei metodi di annientamento del
boss. E poi vi è il sentiero della lungimiranza, sul quale è possibile stravolgere i
canoni classici del genere anche manovrando nel classicismo dello shoot'em up di
tradizione, ed è qui che Cave mette la sua cultura in funzione della storia del manic
shooter, nel Novantanove, qualche anno dopo le navi spaziali di Dodonpachi. Con
Guwange si ritorna al medioevo. Il periodo è quello Muromachi (1336-1573) del Giappone
misterioso e pieno di leggende, di battaglie tra feudi e racconti di mostri, fantasmi.
Cave opziona la strada della redenzione: dopo innumerevoli shoot'em up a sfondo
fantascientifico la si vede cimentarsi nella intessitura di un arazzo storiograficamente
esatto, diffusamente elegante, artisticamente immenso. Con Guwange si staziona sul punto
più alto dello shooter verticale per sale giochi pur in un periodo anomalo per
il settore, non ancora nel baratro della crisi ma di certo distante dalla festa di
proiettili di inizio Novanta.
Tre i personaggi selezionabili, tutti aventi
uno spirito guida da utilizzare come diversivo di attacco: ecco l'innovazione. Sulla base
di un gameplay apparentemente lineare Cave mette alla prova il fruitore attraverso
situazioni di gioco modificabili e in continua evoluzione strategica. L'utilizzo di una smart
bomb sarà ponderato dalla necessità di quantificare il potere
"spirituale" in virtù del quantitativo bellico prodotto dagli avversari. Ne
seguirà una frenesia di scontri clamorosa, scandita dal rigore sincronizzato dello sparo,
sostenuta da una gabbia di spostamenti schematizzata in due sistemi di counters inversamente
proporzionali. Il punteggio andrà così modificandosi sulla base di precisi dettami di
sparo, che sovente favoriranno la distruzione ramificata dei nemici. Colpire in
successione tre o quattro guardie appartenenti al medesimo esercito farà incrementare lo skull
conuter, e una volta riempita la corrispondente barra energetica verremo ricompensati
in monete d'oro (coin counter). Sarà importante assumere un portamento bellico
disciplinato sul timing e quindi sul tempismo con cui gli eserciti avversari
dovranno essere colpiti. Allora tempismo, colpo d'occhio e distruzione in sequenza: non
avremmo desiderato altro, e invece vi è pure un buon numero di segreti e oggetti
nascosti.
Guwange è una indiscutibile
prova di carattere. L'artwork prezioso, la ricerca storica scrupolosa, il character
design raffinato e il disegno degli sfondi sofisticato, ricolmo di dettagli,
producono una cosmesi d'eleganza regale. Si è sulla piena maturazione stilistica di Cave.
Il periodo Muromachi è rievocato con manifesta passione per gli accadimenti enarrati
nelle leggende del Giappone antico talché trovare un gioco che gli sia pari in tal senso
risulti impossibile. Una colorazione morbida e stratificata, l'ausilio di animazioni
fluidissime, sprites enormi e velocità serrata realizzeranno una visione assolutamente
romantica della battaglia. Cave traccia il level design di scorrimento e miete
sostanza traversando la spiritualità onirica dei personaggi, intingendo il pennello dello
scriba e infine ricercando l'alchimia tra suoni e immagini, a definire la pace dei sensi.
Quindi la scrittura sonora esprime ridondanza, narcisismo, lirismo e timbro arpato corale,
ricade in soluzioni in bilico tra uno strumentale a fiato e lo stridere involuto di un
oboe. Naufragare in contanto interagire sarà destino di chi, negli anni, ha potuto
sperimentare ogni forma di intrattenimento videoludico conosciuto rimanendo in piedi,
speranzoso di poter partecipare un giorno dello spara e fuggi di livello
superiore. Con Guwange solchiamo le zone più autenticamente adulte del videogioco
bidimensionale moderno, nel senso più generalizzato. Diamo atto a Cave di aver saputo
evolvere la struttura dei suoi sparatutto al punto di potervi istituire un genere
speculare al mero sparare verso l'alto.
|
 |