KINGDOM
GRANDPRIX Seguito del poco conosciuto Mahou
Daisakusen (Sorcerer Striker), Kingdom Grandprix è shooter
anticonvenzionale. Interessante come non si tratti solo di sparare e passare di livello,
ma bensì di partecipare a una gara di velocità fra otto schiere di contendenti assai
fantasy, i quali poi vengono inseriti da Raizing dentro a un mondo altrettando fantasioso
e quindi pieno di castelli, navi da guerra, foreste magiche. Bella storia. E quantomeno è
una via originale di concepire lo sparatutto, che pur senza disperdere i valori universali
del genere riesce con Raizing a innescare qualcosa di radicalmente nuovo. Bisogna correre,
andare veloci, gara a chi arriva prima mentre tutto scorre via velocemente senza che ci si
dimentichi di sparare agli avversari. Perché racing a parte non mancano i power
up, le smart bomb, i boss giganti di fine livello, gli slalom serrati. Kingdom Grandprix
è attestazione bidirezionale dello sparatutto nipponico per la duplice essenza del
gameplay, ma anche per il diramarsi del fascio di sparo, che si sdoppia in accordo alla
acquisizione del magic book.
Così il sistema di upgrade delle
armi tiene conto del colore di ogni "libro magico", in modo da determinarsi
strategico agli occhi del manovrante e agire come deterrente della azione. Ma l'aspetto
essenziale del gameplay verte nel modo in cui utilizzeremo il sistema di accelerazione, il
quale, evidentemente, tiene conto del nostro posizionamento a schermo. Restare alla base
del display ci farà viaggare a ritmo di crociera, mentre accampare sulle zone superiori
cagionerà repentino l'aumento di velocità. Ma attenzione: stazionare nella seconda metà
alta dello schermo impedirà, congenitamente, una visuale periferica estesa complicando
notevolmente il compito demolitivo. Il divertissement è proprio questo, poiché
mentre dovremo tenere a bada i nostri concorrenti - il cui posizionamento è visualizzato
da un radar laterale - vedendo bene di non farci superare, dovremo altresì prestare
riferimento agli attacchi nemici e ai proiettili incessanti. Al che sarà un continuo
accelerare e decelerare, scansare e riportarsi al di sopra dello schermo per cercare di
conquistare un piazzamento di prestigio. Più che uno sparatutto sembra un gioco d'azione,
ma di quelli notevoli che ti tengono incollato alla sedia per un periodo di tempo
abbastanza prolungato da realizzare l'ultimazione, possibilmente al primo gradino del
podio.
Kingdom Grandprix è tra i
più ambiti shooting della Raizing. Allo stato attuale è quasi impossibile
procurarsi la pcb originale, tanto che ripiegare nella emulazione resta la soluzione più
comoda. A meno che non si possieda un Saturn, visto che il titolo fu convertito (e molto
bene anche) sul trentadue bit della Sega nel 1996. Ma torniamo a noi: grande, grandissima
estetica. I grafici danno vita a un mondo tangibile ed etereo, estremamente dettagliato ma
anche visionario, costellato da mostri dallo stile peculiare. Le costruzioni rimandano a
un medioevo minuzioso di architetture e bastioni e castelli, creando atmosfere di
avventura e cavalleria. La velocità dello scrolling è assoluta in costante fluidità,
mentre le caratterizzazioni appaiono riuscite e vagamente ammiccanti (osservare
l'abbigliamento di Nirvana, prego). Raizing ha dato sfogo alle sue fantasie più sfrenate
trasferendo a video una struttura che è poi trasmutata, negli anni, a suo marchio di
fabbrica: donnine manga, aerei avveniristici, grandissima cura per il dettaglio. Anche le
musiche possiedono un loro tema portante in sostegno della manovrazione, con questi suoni
avvincenti e trasfusi in stereofonia. L'appagamento, a questo punto, è il logico divenire
di un lavoro di programmazione sontuoso, che dall'alto (o dal basso) di una idea ancora
bidimensionale dello sparatutto, porta su schermo un concentrato di grande giocabilità ed
eccellente rappresentazione iconografica. Si dice che Kingdom Grandprix sia il punto più
alto raggiunto da Raizing in ambito shooters, e se tempo dopo non fosse uscito Great
Mahou Daisakusen avremmo anche concordato appieno.
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