MAGIC
SWORD Alla base di ogni singolo videogioco sviluppato
da Capcom vi è sempre la trasfigurazione del fantastico. Contaminando il genere i ragazzi
di Osaka hanno praticamente costruito la loro carriera, entrando di prepotenza
nell'immaginario collettivo e istituzionalizzando il videogioco come forma di divagazione
ideologicamente immaginifica. Ed è sul potere delle immagini che codesto Magic
Sword edifica la sua arte, addentrandosi nel picchiaduro a scorrimento e
guadagnando una originalità strutturale che deriva da consistenti intrusioni nel gioco di
ruolo. Questo senza considerare gli elementi da classico platform game, sempre e
comunque presenti nelle forumule ludiche della Capcom. L'intento di Magic Sword era quello
di realizzare delle ambientazioni fantasy sulla falsariga di Golden Axe ampliando
però il concetto di fondo per attingere in modo ancora più massiccio dalla letteratura
dei Dungeons & Dragons. Così ci troveremo a dover liberare dei personaggi
supplementari (o di supporto), che combatteranno al nostro fianco guidati dalla cpu. Sarà
comunque possibile cooperare con un amico vista la apposita modalità per due
giocatori....
Più che un picchiaduro, Magic Sword dovrebbe essere
classificato come action game a scorrimento. Così dovremo combattere contro orde
di nemici ma anche raccogliere oggetti, magie, chiavi. Queste ultime si riveleranno
essenziali per liberare i nostri partener (tra i più disparati: incontreremo una
Valkyria, un chierico, un guerriero barbaro, uno stregone e chi più ne ha più ne metta),
che prenderanno parte attiva alla battaglia coadiuvando ora con una magia, ora con un
attacco diretto, ora con una barriera difensiva. La formula funziona e non da tregua. In
più troveremo una serie di forzieri contenenti un po' di tutto, da nuove e potenti magie
a rinforzi energetici, che contribuiranno a facilitare le cose nei momenti di bisogno
estremo. Rileviamo un bilanciamento delle difficoltà generalmente ottimo, che tiene conto
sia del fattore di upgrade del protagonista principale, progressivo ed efficace, sia del
comportamento dei nemici, mossi da una A.I. sorprendentemente reattiva in fase di scontro
con i boss. Ciò che conta è che la azione non scade mai nella monotonia del blastaggio a
oltranza, offrendo la gradita possibilità di performare dei super attacchi regolati da
una apposita barra a caricamento. Tuttavia è consigliabile sfruttare questi ultimi nei
casi limite, visto che utilizzarli da subito significherà dover attendere che la barra si
riempi completamente. In ogni caso il personaggio di supporto è alternabile, nel senso
che una volta liberatone un altro quello precedente gli cede il posto.
Magic Sword esprime il carisma tipico di
un colossal. E francamente nel 1990 tale poteva considerarsi se guardiamo alla scarsa
spettacolarizzazione contestuale del gioco di azione, che solo grazie a Capcom diventava
il veicolo di una visione artistica evoluta. Al di là dei meccanismi, che tutto sommato
rispondevano alle consuetudini bidimensionali dello slash'em up, dove Magic Sword
giganteggia è nelle atmosfere. Che realizzano una magnificenza generalizzata, in una
continua ricerca del colore, in una elegante scalata verso il dettaglio in parallasse e la
glorificazione del character design. Oltre ai protagonisti, tutti splendidamente
realizzati, sono i nemici a lasciare letteralmente di stucco per deambulazione e spirito
di appartenenza a quel mondo sì fantasioso ma altresì reso credibile dalla minuzia
scientifica di tutti i dettagli. E le animazioni, fluide e potenti, non potevano di certo
deludere le aspettative per una CPS1 sfruttata fino ai suoi limiti. La monofonia del
sonoro deriva proprio da quest'ultimo fattore, ma non vi è da lamentarsi più di tanto se
guardiamo alla ispirazione diffusa delle basi musicali, che risuonano comunque amplificate
e ricche di atmosfera. Meno impressionanti sovvengono gli effetti, che a tratti perdono in
nitidenzza nelle campionature. Ma anche in questo caso il livello generale è ben
superiore alla media dei giochi del periodo. Sicchè trovare difetti oggettivi in Magic
Sword risulta quantomai difficoltoso, e quasi scomodo. Si potrebbe addurre una linearità
latente della azione, che inquadrata secondo gli standard dell'attuale mercato videoludico
appare forse standardizzata dai soli due tasti di base. In realtà la questione non
sussiste perchè a prevalere su tutto vi è un divertimento incontestabile, calibrato col
contagiri e indicato a tutt'ora quale cura universale alla sterilità ideologica dei nuovi
coin op.
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