MARBLE MADNESS

marblecover2.JPG (16548 bytes)Eh si, geniale. Ed è bastato relativamente poco: strutture labirintiche geometriche, una biglia e sistema di controllo con trackball analogica. Marble Madness fu rilasciato da Atari nel 1984 a fronte di una idea di gioco innovativa, che abbandonava di netto l'arcade dei platorm e dei racing ponendo l'accento sulla essenza del divertimento. Mossa coraggiosa da parte dei programmatori, in virtù del fatto che prima di allora mai nessuno aveva tentato, in sala giochi, la via del puzzle game senza lo stick. Il sistema di controllo ottico rivoluzionava infatti la logistica tradizionale per andare quasi a sperimentare su di un campo inesplorato. Il risultato è nella storia. E sebbene un tale sistema di gioco non sarebbe più stato ripreso, possiamo dire che allora fosse la scelta più sensata per controllare adeguatamente lo scorrere della sfera. Il successo fu istantaneo: quasi immediate furono le conversioni per i sistemi domestici (grandiosa la versione Amiga) e i riconoscimenti della allora inconsistente critica del settore. Marble Madness segnava anche il ritorno in grande stile di Atari sugli arcade dopo i tentativi occorsi negli anni '70....

Da dove cominciare. Allora, i livelli appaiono allungati in verticale con scrolling che scrolla verso il basso in base alle performance della sfera. Dovremo vedercela con una serie di intricati livelli costellati da ostacoli di ogni genere, come trampolini, tunnel, precipizi e vertiginosi scivoli. Le vite sono infinite, ma vi è il problema del tempo. Il limite è infatti serrato, e a ogni nostro errore vedremo il cronometro mangiarsi secondi preziosi e costringerci a velocizzare la nostra azione. E quando velocizziamo aumenta il rischio di sbagliare perchè il controller, sensibilissimo, risponde con inerzia alle nostre sollecitazioni, con il rischio latente di perdere il controllo della biglia. Il ritmo è sostenuto: delle frecce ci indicano la via da seguire, e sorge subito il dilemma su come affrontare gli ostacoli. Smanettare affidandosi alla fortuna o ponderare ogni movimento rischiando di fare esaurire il tempo? Sta a noi decidere, ed è su questo dilemma che la giocabilità e il sistema di gioco si basano stressando l'utente in modo da regolarizzarne i principi cerebrali. Marble Madness è un gioco che richiede la stessa dose di abilità e ragionamento, avente quale scopo finale quello di fare entrare il giocatore in completa simbiosi con il trackball. Carpite le insidie e i pregi del rotatore, la ascesa verso il geometrico esercizio della sfera sarà costante e godurioso. Un videogioco, quello Atari, al completo e assoluto servizio del videogiocatore.

E non abbiamo parlato di atmosfera. Perchè anche con la sua apparente semplicità Marble Madness riesce a trasmettere una intensità di luci e ombre che, oniricamente, trascendono il reale catapultandoci in una sorta di universo extraterrestre. Non vi è nulla di umano in ciò che faremo e in ciò che osserveremo, nei castelli improbabili e scanalati, nei cunicoli, nei ponti, nelle cime di una architettura che sembra essere concepita da una intelligenza suprema. Il gioco ti prende. Ti fai trasportare dalla necessità di superare quel dannato livello che sembra alla tua portata, ma che puntualmente nasconde le insidie che ti fanno cadere, e sempre nello stesso punto. La squadratura ti attira, e crea dipendenza. E continui a insistere fin quando il cervello non sarà del tutto assuefatto e le forze cominceranno a mancare. La grafica, in tutto questo, restituisce semplicità ma anche quella pulizia cromatica che rende paradossalmente credibili gli ambienti, avvolgendoli anche di un mistero poligonale e silente. Il formicolio alle membra, di quando ti senti prigioniero di qualcosa, aumenta anche con l'ausilio di musiche appositamente intangibili, visionarie, misteriose. Tutto scorre come se la mente aliena che ha realizzato il gioco si diverta a stringere il giocatore nella sua morsa fatta di trabocchetti, trappole e cunicoli assurdi. Il livello di difficoltà è tosto, pertanto scordatevi di fare progressi con una singola partita. Dovrete soffrire prima di arrivare al culmine, e alla fine non vi prenderete nemmeno un "grazie". Ringraziamento che, anche se a distanza di molti anni, riserviamo alla Atari e alla sua sfera extraterrestre.       

   

 

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PRO

Sistema di controllo insuperato

Grafica semplice ma accattivante

Musiche di grande atmosfera

CONTRO

Nulla di rilevante da segnalare

                    
                     

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Note di produzione