THE NEW
ZEALAND STORY Lanimaletto di
The New Zealand Story è un Kiwi, particolare specie di pulcino neozelandese. Così giallo
e rotondo salta ed è simpatia, allegria di scarpette fatte a posta per saltare e
rallegrare lo schermo che va su. Quante ne sa, Taito. Non deve neppure aver sfruttato
particolarmente la scheda coin-op, ma però vuoi mettere i colori, i blu e i gialli e
questa atmosfera che ti fa stare bene, mentre salti, mentre muori. The New Zealand Story
è la storia della Taito. Sembra sia tutto semplice e di elementare soluzione e
cionondimeno, quando cominci a giocare, scopri che vi è un nonsocosa di matematico nella
definizione dei tempi di gioco e nel come si riesca a perder vite con determinazione,
sempre sorridenti e non è successo niente. Che sarà mai un gettone sacrificato
sull'altare della felicità, dell'allegrezza di fine anni Ottanta, con le sale giochi
piene di questi giochi scemi e divertenti, che non devi fare altro che assecondare la
gioia e vivere alla giornata a raccattare monete da duecentolire per risolversi il
pomeriggio.
La sturttura del kiwi di Taito prevede una ampia
visualizzazione. Gli scenari, rigorosamente a scrolling multidirezionale, principiano
nella classica successione platformista in cui sparare ai nemici e saltare tra i vari
dislivelli, ma non è precisamente tutto. Difatti ogni livello prevede una
"scalata" verso l'alto più o meno radicale, che potrà essere prodotta privando
i "cattivi" delle basi semoventi; una volta montati su di una di esse, ci si
protrà librare in aria premendo il pulsante di fuoco e, naturalmente, direzionando il
joystick. Le meccaniche del gioco ruotano decisamente su tali situazioni aeree, ma va
anche detto che, nel mezzo, si dovrà venire a capo delle tipiche insidie à la Super
Mario Bros., con spuntoni da evitare, tratti subacquei da affrontare in apenea, balzi
da effettuare "uno sopra l'altro" guardandosi dagli animaletti che alloggiano in
superficie. La originalità di New Zealand Story verte, oltre che sulla spaziosità, anche
nella variazione piuttosto importante delle armi; il kiwi comincia con arco e frecce ma,
ben presto, potrà raccogliere cose belle come bombe e pistola laser. Quest'ultima è
decisamente l'arma più potente, essendo molto veloce ed eseguibile a ripetizione (come se
si trattasse di uno sparatutto). Taito non tradisce come era prevedibile il suo mestiere,
realizzando ogni livello decisamente "unico e irripetibile", sulla via della
determinazione del level design perfetto, già intrapresa in Bubble Bobble e
Rainbow Islands....
Per consentire una acquisizione indolore di ogni scenario,
i realizzatori hanno introdotto una mappa estremamente semplificata, ma anche estremamente
utile, disposta alla base dello schermo sulla sinistra. Questo al fine di indicare
costantemente al giocatore l'uscita (visualizzata dalla parola Exit), mentre lo
stesso si dedica alla eventuale ricerca di bonus nascosti. Raccogliete tutte le lettere
del mosaico e andrete incontro a una piacevolissima sorpresa....Comunque, anche senza
parallasse, la grafica di New Zealand Story è straordinaria. La colorazione, per Dio, la
colorazione è il centro dell'universo, per Taito. Vedi questi scenari squadrati e ti
rendi conto di quanto manchi, nel grigio presente, il carattere infantile della
semplicità. Quella che disegna personaggi piccoli ma carismatici. Quella che con una
manciata di sprites riesce a farsi amare già dal primo gettone. La caratterizzazione dei
nemici, sempre diversa in base allo scenario acquisito, lascia intuire quanto la software
house nipponica puntasse sulla eterogeneità delle emozioni visive, che nella loro
spartana autenticità trainavano il titolo fino alla fine senza mai stancare. E non
abbiamo ancora dimenticato la splendida colonna sonora, talmente azzeccata per un titolo
del genere da stamparsi nella testa e tornare a canticchiarsi da sola nei momenti vuoti
della giornata trascorsa. Gli effetti, inoltre, completano con maestria il comparto
tecnico dispensando simpatia e tenerezza. Grande gioco? Beh, sicuramente grande platform.
Tra i più grandi sviluppati sul finire degli anni Ottanta.
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