| OUTRUN Un coast to coast simbolico
Grafiche velocissime, un suono esaltante (Hiroshi Yamauchi), gameplay sovraesposto: Outrun era libero, sconfinato. E pensare che fino agli inizi del Novanta lo si avvistava ancora, il cabinato, al fianco di arcade di "nuova concezione" che ancora non reggevano il paragone con la opera di Suzuki; dal 1986 in poi, fino alla fine del tempo, Outrun è icona madre del gioco di guida arcade, quel genere di corsista da ultimare a oltranza che ti vede lì, col sole in faccia e il vento tra i capelli, con la biondona di turno al tuo fianco e la spocchia tipica dello yuppie anni80 che vuole arrivare, ma arrivare non si sa dove, e limportante è che si arrivi. Così guidi a tutto gas col cervello vuoto a sterzare elettrico e frenetico cercando di evitare un tir, o un maggiolino che ti taglia la strada o che ti stringe contro i cartelloni del secondo bivio. Quando sopraggiungono i dossi la situazione diviene mentalmente insostenibile: verrà una curva a destra o a sinistra? Frenare è importante, ma non bisogna abusare. Il tamponamento sottrae giusto qualche secondo, e alcune curve possono essere effettuate al massimo della velocità senza correre eccessivi rischi fino al traguardo, nel momento in cui la Ferrari Testarossa cade in pezzi e folle esultanti ti innalzano a triofatore della gara più improbabile del mondo. Il motore bidimensionale di Outrun è, di fatto, la summa delle tecnologie a coin-op del periodo. La sensazione di fluidità e dinamismo oltrepassa i limiti del video, scheggia la vista in un brivido di derapage e orizzonti infiniti dai quali si scorge il paesaggio che vien dopo, al tramonto, infilando strettoie di rocce a duecento all'ora, col dettaglio di bordo pista mostrante tabelloni, case, strutture balneari e quant'altro in grado di trasfondere emozioni scapestrate da <<oggi prendo l'auto e parto, ma non so quando o se ritorno>>. Funzionante il metodo di sterzata analogica, puntuale in progressione che dà licenza di accelerare finché è dovuto, direzione bivi, la folgorante intuizione che seziona bilaterale la partita modificando in modo radicale il track design conseguente: ogni diramazione porta a livelli in tutto differenti che influenzano la dinamica stessa della gara, con questo fattore sorpresa che ne intensifica lo spessore. Da qui il forte stimolo al continuo e insistente inserimento del gettone, che ingrassa il cabinato gratificando il gestore della sala, ma anche il nostro istinto al gioco. Outrun, tra le più importanti produzioni Sega di sempre e quindi Magical Sound Shower, tra i più caratterizzanti sound di sempre, viaggiano assieme verso la storia in plasmatura di uno stuolo di ragazzini inabili, prima dell 'Ottantasei, a identificare il culto per la velocità in super scaler, quell'effetto in bitmap che è un po' zoom, un po' aggiornamento a doppio processore, un po' fantascienza agli occhi di codesti possessori medi di Commodore 64, che è già tanto se possono permettersi di giocare alla conversione di Buggy Boy, che era comunque riuscita piuttosto bene. Rivoluzione. Grazie a questa rivoluzionaria scheda che si divorava gli sprite hardware manco fossero pixel a quattro bit e grazie alla messa in opera di Yu Suzuki, fuoriuscito appena dalla facoltà di Scienze Elettroniche di Okayama, Outrun sovrascrive sul videogioco che (era) stato e passa allo stadio successivo dell'intrattenimento arcade.
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PRO |
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Guidiamo una Ferrari |
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Il super scaler |
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Magical Sound Shower |
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CONTRO |
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...... |
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